Eleonora Di Marino - OPERA IO ALTRE NARRAZIONI (a cura di A. Fogli), MLAC, Roma 2011

Altre narrazioni - Museo Laboratorio di Arte Contemporanea Roma
«Partecipa anche tu: il 4 luglio alle ore 16 vieni al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea (Piazzale Aldo Moro 5, Roma) e diventa un OPERA IO per aiutare il territorio più povero d’Italia a vincere la sfida per un futuro migliore. (Lavoratori in lotta nel territorio più povero d’Italia, per la candidatura del Sulcis-Iglesiente e del Guspinese a Capitale Europea della Cultura 2019)».
Questo è lo slogan che ha accompagnato la comunicazione della mostra Altre narrazioni presso il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea di Roma. Più che un semplice invito al pubblico, il testo si configura come un vero e proprio dispositivo discorsivo e performativo, capace di trasformare l’atto della partecipazione in un gesto simbolico e politico. L’imperativo “diventa un OPERA IO” non interpella lo spettatore come fruitore passivo, ma lo chiama a una presa di posizione, a un coinvolgimento diretto che mette in discussione i confini tradizionali tra osservazione, adesione e azione.
In questo contesto, la comunicazione non svolge una funzione meramente promozionale, ma diventa parte integrante dell’opera e del progetto curatoriale, contribuendo a costruire uno spazio di senso in cui la candidatura del Sulcis-Iglesiente e del Guspinese a Capitale Europea della Cultura 2019 viene presentata non come operazione di marketing territoriale, ma come processo collettivo di rivendicazione, di immaginazione politica e di riconfigurazione simbolica di un’area segnata da una profonda crisi economica e sociale.
Il riferimento esplicito ai “lavoratori in lotta nel territorio più povero d’Italia” introduce nel discorso museale una dimensione di conflitto e di urgenza che rompe con l’autoreferenzialità spesso attribuita alle istituzioni culturali. Lo slogan funziona così come una soglia retorica e performativa: un punto di passaggio in cui il pubblico viene invitato a oltrepassare la posizione protetta dello spettatore per assumere, almeno simbolicamente, il ruolo di soggetto attivo all’interno di una narrazione che intreccia arte, lavoro, territorio e politica.
In questo senso, Altre narrazioni utilizza la comunicazione come strumento di attivazione, trasformando l’invito alla mostra in un atto di chiamata pubblica e in un gesto di costruzione di comunità temporanea, in cui la cultura viene proposta non come semplice consumo simbolico, ma come pratica capace di incidere sui processi di immaginazione collettiva e sulle possibilità di trasformazione del reale.












