Festival Rock(Wool)
Il progetto Rock(wool) si configura come un dispositivo di arte pubblica e di attivismo culturale nato dall’alleanza tra gli ex lavoratori della Rockwool in cassa integrazione — in presidio permanente dal mese di aprile su un ponte della Strada Statale 130 nei pressi di Iglesias — il collettivo Giuseppefraugallery e Baccanale Sulcis Concerti. L’iniziativa prende forma in un contesto segnato da una profonda crisi industriale e occupazionale e si propone di sottrarre la vertenza operaia alla marginalità mediatica e politica, reinscrivendola nello spazio pubblico attraverso pratiche artistiche, performative e discorsive.
In questo senso, Rock(wool) non va letto come un semplice festival musicale a tema sociale, ma come una piattaforma di produzione simbolica e di intervento critico sul territorio, capace di trasformare un luogo di transito — il ponte — in uno spazio pubblico temporaneo, carico di densità politica, estetica e relazionale. Il presidio dei lavoratori viene così rifunzionalizzato come scena, come agorà e come dispositivo di visibilità, in cui la dimensione della protesta si intreccia con quella della produzione culturale, dando luogo a una forma ibrida di azione collettiva che mette in discussione le tradizionali separazioni tra arte, militanza e comunicazione politica.
La direzione artistica di Giacomo Tronci (Rootkit Golpe) struttura la rassegna come un palinsesto in cui musica, arti visive, performance e momenti di discussione pubblica concorrono alla costruzione di un contro-racconto del territorio. L’evento inaugurale del 15 agosto, ospitato all’interno del Baccanale Live con i concerti di Lilies on Mars, Rootkit Golpe, Mudskills, Outsiders Uh-Yeah, Lowkilla, Shao-Zin e Meka Gonetea (dj set), assume un valore strategico proprio per la sua collocazione nello spazio e nel tempo del consumo turistico: portare la vertenza nel cuore della stagione balneare significa produrre uno scarto percettivo, interrompere la narrazione edonistica del territorio e rendere visibile la coesistenza conflittuale tra economia del tempo libero e precarizzazione del lavoro.
A partire dal 26 agosto, il progetto si radica stabilmente nell’area del ponte, che viene trasformata in un vero e proprio spazio pubblico performativo, attraversato settimanalmente fino al 30 settembre 2010 da concerti, proiezioni video e incontri tematici. In questo processo, il ponte cessa di essere soltanto un’infrastruttura funzionale e diventa un luogo simbolico e discorsivo, un “monumento temporaneo” alla crisi del lavoro e, al tempo stesso, un laboratorio di pratiche culturali situate.
Ogni appuntamento articola una relazione stretta tra produzione artistica e discussione politica: dai temi del turismo e della speculazione edilizia al lavoro nero, dalle bonifiche ambientali al futuro dell’industria in Sardegna, fino alla questione del lavoro precario e del destino degli ex lavoratori Rockwool. Il programma musicale e performativo — che coinvolge un ampio spettro di artisti e musicisti, da Piero Marras ai Tenores “Su Redentore” di Nuoro, da Rootkit Golpe a numerosi gruppi della scena indipendente — non funziona come semplice intrattenimento, ma come dispositivo di aggregazione, di visibilità e di costruzione di una sfera pubblica alternativa.
In questa prospettiva, Rock(wool) può essere interpretato come una pratica di arte pubblica critica, in cui l’opera non coincide con un oggetto, ma con un processo, con una situazione e con una temporanea riconfigurazione dello spazio pubblico. Il progetto mette in atto una forma di attivismo culturale che non si limita a rappresentare il conflitto, ma lo abita, lo rende esperibile e lo trasforma in un campo di produzione di senso condiviso. La musica, le immagini e la parola pubblica diventano così strumenti di una politica dell’immaginario, capace di contrastare l’isolamento delle vertenze e di riattivare una dimensione collettiva del discorso sul lavoro, sul territorio e sui possibili futuri del Sulcis-Iglesiente.








