PUBBLICA 2023 - Pacifismo e Arte contemporanea. Breve storia centenaria dell’arte che si è opposta alla guerra /Chiamata alle Arti - WarFree Iglesias
PUBBLICA 2023
Pacifismo e Arte contemporanea
Breve storia centenaria dell’arte che si è opposta alla guerra
Iglesias
– Parco della Speranza
All’interno di Chiamata
alle Arti – rete WarFree
A cura del Collettivo Giuseppefraugallery / Scuola Civica Arte Contemporanea
PUBBLICA 2023 propone un percorso dedicato al rapporto tra pacifismo e arte contemporanea, ripercorrendo oltre un secolo di pratiche artistiche che si sono opposte alla guerra, ai conflitti armati e alle ideologie violente che li sostengono.
L’incontro non si limita a una ricostruzione storica dei momenti più significativi dell’arte contro la guerra – dalle avanguardie del primo Novecento fino alle forme più radicali di attivismo contemporaneo – ma intende fornire strumenti critici e riferimenti culturali utili a comprendere le azioni delle artiste e degli artisti coinvolti nel laboratorio Chiamata alle Arti della rete WarFree.
Qui l’opera non si presenta come oggetto, ma come:
azione,
performance,
percorso,
esperienza,
riflessione,
dibattito,
incontro.
L’ambizione è che l’intero laboratorio diventi esso stesso un’unica opera collettiva di pace.
Dematerializzazione e azione politica
Uno dei nodi centrali del percorso riguarda il processo di dematerializzazione dell’opera, che a partire dagli anni Sessanta ha progressivamente spostato l’attenzione dall’oggetto artistico all’azione, dal mercato al gesto, dalla permanenza alla relazione.
Un’arte
che rinuncia all’oggetto come merce può essere più efficace nel
veicolare un messaggio politico?
Senza una critica istituzionale
è possibile immaginare un cambiamento radicale?
Senza mettere
in discussione il concetto stesso di opera – e con esso quello di
valore e denaro – è possibile scardinare un sistema che nel
capitalismo, nelle diseguaglianze sociali, nei conflitti e nella
produzione di armi ha costruito le proprie fondamenta?
PUBBLICA 2023 prova ad affrontare queste domande, mettendo in relazione storia dell’arte e attualità.
Iniziamo dalla fine
L’11 marzo 2022, a Firenze, Vaclav Pisvejc incendiò il drappo nero che copriva la copia del David di Michelangelo in Piazza della Signoria: un gesto provocatorio, ambiguo, che riaccese il dibattito sul ruolo dell’azione simbolica nello spazio pubblico in tempo di guerra.
Nello stesso periodo, gli artisti russi Alexandra Sukhareva e Kirill Savchenkov, invitati alla 59ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, ritirarono la propria partecipazione in segno di protesta contro l’aggressione della Federazione Russa all’Ucraina.
Anche il curatore lituano Raimundas Malasauskas si dimise dal Padiglione Russo ai Giardini della Biennale, esprimendo solidarietà verso le vittime del conflitto.
Alexandra Sukhareva scrisse:
“Non c’è posto per l’arte, quando i civili muoiono sotto i missili. Quando i cittadini dell’Ucraina si nascondono nei rifugi e quando chi dissente nel mio Paese viene ridotto al silenzio.”
Il 22 febbraio 2022, pochi giorni prima dell’invasione, il performer russo-ucraino Aljoscha si recò a Kiev per compiere un’azione di protesta: nudo e indifeso davanti al Monumento alla Patria, simbolo della vittoria sul nazismo.
La sua poetica – il bioismo – condanna ogni forma di violenza contro uomini, animali e piante.
Le sue parole:
La sofferenza e la guerra devono essere fermate.
Non ci sono conflitti giustificati: sono tutti criminali.
Qualsiasi ideologia che richiede sacrifici umani è violenta.
Ferma la follia, coltiva la gentilezza.
Arte come costruzione di pace
PUBBLICA 2023 intende mostrare come l’arte, quando si libera dalla sola dimensione oggettuale e commerciale, possa diventare spazio critico, pratica di resistenza, gesto simbolico capace di incidere nell’immaginario collettivo.
Non semplice rappresentazione della pace, ma costruzione concreta di relazioni, consapevolezza e responsabilità condivisa.
Nel Parco della Speranza, la riflessione teorica si intreccia con le pratiche artistiche del laboratorio WarFree, nella convinzione che la pace non sia un’astrazione, ma un processo culturale da costruire insieme.
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Domenica 16 luglio, dalle ore 18 alle ore 24, presso il Parco della Speranza di Iglesias, lo spazio verde dietro la Chiesa del Cuore Immacolato, recuperato alla fruizione pubblica dopo anni di abbandono, si terrà l'evento / laboratorio "Chiamata alle Arti", promosso da: Rete "WarFree - Lìberu dae sa gherra", Associazione "Carovana SMI – Suono Movimento Immagine", APS "Link - Legami di Fraternità".
Lo spazio del laboratorio sarà allestito in modo tale da favorire lo scambio di esperienze tra i diversi partecipanti e un primo processo di condivisione sul come far emergere i contenuti fondanti di WarFree– Rete Imprenditori, Commercianti e Professionisti per la Pace e la Transizione Ecologica” e delle identità creatrici chiamate a raccolta. Si svolgeranno anche dei laboratori partecipati aperti a tutti.
Dalle 18 quindi inizieranno le attività artistiche (azioni partecipate, performance, installazioni, incursioni, incontri) e le esposizioni dei prodotti e attività economiche, che si susseguiranno fino alla notte.
"Chiamata alle Arti" vuole essere l'inizio di un laboratorio permanente che si svolgerà nel tempo, nel quale artisti, cittadini, imprenditori e professionisti intendono interrogarsi e interrogare le comunità civili, in modo operativo e riflessivo, su quale possa essere il ruolo dell'arte rispetto alla costruzione di un mondo più umano, pacifico e solidale. L'incontro è aperto a tutti.
WarFree
Si è costituita il 22 maggio 2021 l’associazione “Warfree – Rete Imprenditori, Commercianti e Professionisti per la Pace e la Transizione Ecologica”.
L’associazione mira a una riconversione etica dell’isola attraverso un’economia di pace e con lo sguardo sul mondo. Aderiscono imprese, promotori e partner del progetto.
L’associazione promuove la solidarietà e la collaborazione all’interno del Sulcis-Iglesiente e di tutta la Sardegna. Si andrà infatti a configurare come una rete di mutuo sostegno tra imprese, enti e privati. In questo modo, si intende potenziare la qualità e la varietà dell’offerta del territorio, stimolare la creazione di nuovi posti di lavoro all’interno delle imprese e favorire la nascita di nuove realtà sostenibili.
Uno strumento di cui disporranno gli associati è uno sportello di professionisti pronti a supportare le aziende in tutte le fasi della loro vita, offrendo consulenza in materia di marketing, pubblicità, finanziamenti, comunicazione, motivazione e ogni altro aspetto rilevante.
La costituzione dell’associazione è un primo importante passo verso una Sardegna che viva di pace, attraverso un’economia sostenibile ed etica, libera dalla guerra. È nata e si sta sviluppando sempre più un’alternativa – a lungo assente nell’isola – all’industria di produzione di armamenti e all’estrazione di valore. Non è un caso che il luogo scelto per l’inizio di questa rinascita siano proprio i Giardini della Biodiversità, una rete legata alla cultura della sostenibilità e alla rigenerazione urbana e sociale del territorio.
Le imprese, i professionisti e tutti gli associati desiderano essere fautori di un importante processo di cambiamento, che porti alla valorizzazione della propria terra come luogo da cui nasca una proposta etica e pacifica. Una nuova cultura economica, con al centro il benessere dell’umanità e dell’ambiente, e non unicamente il profitto.










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