IL LAVORO PRIMA DI TUTTO! Prima dell'Ambiente, prima dell'Uomo.
































Festival del Paesaggio,Uta (CA) 1-4-Ottobre 2015
Mostra del collettivo Giuseppefraugallery​. 
A cura di Efisio Carbone​ e Simona Campus​. 






evento su facebook
















 


















Marganai, addio a 33 ettari di bosco. Per una questione di pellet

23 giugno 2015 

marganai_pellet
E alla fine l’arcano venne svelato: dietro il progetto di radere al suolo centinaia di ettari di lecceta nel compendio naturalistico protetto (SiC!) del Marganai, oltre alla mera produzione di legna da ardere c’era una semplice, banalissima questione di pellet. E qualcosa lo si poteva intuire già nel novembre scorso, quando il sindaco di Domusnovas Angelo Deidda decise di marciare su Cagliari e far la voce grossa sotto le finestre dell’assessorato regionale all’Ambiente e dell’Ente foreste. “Ostacolano i nostri progetti e non ci fanno sfruttare il nostro territorio”, si lamentò il primo cittadino. Dove per sfruttare il territorio intendeva tagliare alberi. Al suo fianco, qualche decina di manifestanti e Giuseppe Vargiu, presidente della cooperativa Agricola mediterranea che dal 2011 ha tagliato a raso 33 ettari di lecceta in tre anni. Il via libera è arrivato dall’Ente foreste, che in cambio del legnatico ha ottenuto circa 180mila euro. Sembran tanti? Proprio no, visto che vanno spalmati su 35 anni, ovvero il tempo stimato per la rigenerazione degli alberi abbattuti. Per l’Ente foreste non pare proprio un buon affare. Per la cooperativa invece, che nella zona industriale di Domusnovas ha realizzato un impianto per la produzione di pellet…
Quando si dice innovazione: produrre pellet
Nel 2008 Agricola mediterranea annuncia la realizzazione di un impianto per la produzione di pellet che, a regime, avrebbe assicurato decine di posti di lavoro. Nella bontà del progetto credette pure la Sfirs, che assicurò una parte del finanziamento, dicono le cronache dell’epoca. “L’impianto sarà alimentato con gli scarti di lavorazione delle falegnamerie e i residui della pulizia del sottobosco“, disse Vargiu oltre sette anni fa. Tagliare tronchi d’albero non era ipotesi contemplata. Poi qualcosa dev’essere radicalmente cambiato. Forse perché ci si rese conto che per produrre pellet, pare sia indispensabile macinare qualcosina in più rispetto a trucioli, segatura e scarti del sottobosco: serve legna. E tanta. La coop insomma, si rende conto di aver costruito il tetto senza pensare alla solidità delle fondamenta, ovvero una quantità apprezzabile e costante di materia prima. Che fare, visto che importare legnatico è antieconomico? Occorre assicurarsi lo sfruttamento del Marganai anche dopo la scadenza della concessione triennale 2011/2013 (quella da 180mila euro) firmata dall’Ente foreste. Per ‘accelerare’ le cose, nel marzo 2014 un centinaio di lavoratori occupa il municipio di Domusnovas. “L’Ente foreste deve firmare un accordo con la cooperativa Agricola mediterranea per la gestione forestale di cento ettari – tuonò il sindaco Deidda – e la coop assumerà il personale. Ne ricaveremo legnatico, sughero, materia prima per il pellet”. Ma perché l’Ente avrebbe dovuto siglare un accordo proprio con l’Agricola mediterranea? Non si sa. E infatti il progetto si arena.
La “sinergia tra uomo e natura”. Dove l’uomo abbatte la natura
Un anno dopo l’occupazione del municipio, il 14 aprile scorso Vargiu presenta il progetto Ceppoc, ovvero “il primo pellet 100% prodotto in Sardegna”. Ma se ne avrà notizia solo un mese dopo grazie ad una nota stampa: fino ad allora, l’iniziativa era passata sotto silenzio. A foraggiare la cooperativa ci ha pensato anche la Regione, con un finanziamento di 168mila euro nell’ambito del Piano di sviluppo rurale. Rimane l’interrogativo: la legna per produrre il pellet da dove arriverà? I canali di approvigionamento cambiano ancora: spariscono gli scarti delle falegnamerie, rimangono i prodotti della pulizia del sottobosco, compaiono gli eucaliptus e soprattutto le “biomasse a conduzione cedua”. Il territorio di riferimento? “Il Marganai”, dice Vargiu alla presentazione del 14 aprile. Domande: nessuna. Ammesso che qualche giornalista fosse in loco. Eppure gli interrogativi non mancherebbero. Per questo abbiamo contattato Vargiu, ma dopo un primo abboccamento i contatti si sono interrotti.
Se la Regione paga per disboscare
Al presidente della coop, ad esempio, avremmo voluto chiedere a che titolo l’Agricola mediterranea rivendica il diritto di tagliare gli ettari di foresta del Marganai, visto che le coop interessate alla ceduazione (e non solo quella presieduta da Vargiu) dovranno partecipare ai bandi che l’Ente foreste dovrebbe pubblicare per la concessione di altri 33 ettari da buttare giù (nei prossimi anni si arriverà a un totale di circa 550 ettari). Quindi non è detto che a spuntarla sarà la Agricola mediterranea, come qualcuno dà per assodato. E se così fosse, la situazione sarebbe quantomeno curiosa, con la Regione che da una parte incassa (i 180mila euro appannaggio dell’Ente foreste come oneri di concessione) e dall’altra elargisce (i 168mila euro di finanziamento del progetto Ceppoc).
Tagli “nefasti”, cervi e cinghiali
L’unica certezza, finora, è che la campagna dei tagli condotta fino al 2013 ha prodotto effetti non proprio incoraggianti. Di più: “Nefasti”, li ha definiti il team di professionisti incaricato di aggiornare il Piano di gestione del Monte Linas – Marganai, che per mesi ha effettuato rilievi su rilievi. “Prendiamo l’erosione: aumenta di settimana in settimana”, sostengono le varie relazioni firmate dal team. Ma Ente foreste e Corpo forestale hanno minimizzato (“Ma quale erosione, la terra è smossa dal passaggio di cervi e cinghiali”), senza però presentare alcuno studio scientifico: solo un paio di pagine vergate dopo qualche sopralluogo, a vista. E i tagli vanno avanti.
Pablo Sole Sardiniapost



 

L’incredibile missione dell’Ente foreste: radere al suolo 500 ettari di bosco

5 febbraio 2015

1
in
cartello alberi denaro
Chissà chi è stato a sistemare, nel bel mezzo della foresta di Marganai, gioiello naturalistico tra Domusnovas, Iglesias e Fluminimaggiore,  un cartello che riporta una delle più famose massime di Toro Seduto: “Quando taglierete l’ultimo albero […], vi accorgerete che il denaro non si può mangiare”. Un buontempone, probabilmente. Perché proprio là l’Ente foreste ha in programma non di tagliare “un albero”, ma  oltre 540 ettari di bosco. Ovvero poco meno del 25 per cento della foresta millenaria propriamente detta, che si estende per circa 2.300 ettari. Area, paradossalmente, che proprio l’Ente foreste (già Azienda foreste demaniali) ha contribuito a salvaguardare negli ultimi cinquant’anni. E tutto per ricavare legna da ardere (o biomassa), col ripristino di quel che tecnicamente si chiama “governo a ceduo”. Tradotto: tagliare alberi. Il ‘partner’ dell’iniziativa è il comune di Domusnovas, guidato da Angelo Deidda, che di ettari ne ha già fatti disboscare 35 negli ultimi tre anni. “Crea lavoro e porta ricchezza”, dice il sindaco, evidentemente poco interessato alle massime Sioux così come alle “gravi conseguenze ambientali” provocate dai tagli già effettuati, come emerge dai rilievi effettuati dal team di professionisti impegnato – in parallelo – nell’aggiornamento del Piano di gestione del sito di importanza comunitaria Marganai-Monte Linas.
Procedure snelle + nessuna valutazione di incidenza ambientale = 35 ettari già rasi al suolo
Tutto parte nel 2010, quando l’assessore regionale all’Ambiente è Giorgio Oppi e l’Ente foreste lancia un progetto pilota per il “ripristino del governo a ceduo e la pianificazione dei futuri tagli” in territorio di Domusnovas. Prevede che le motoseghe rimangano accese fino al 2021 e ‘ripuliscano’ dagli alberi oltre 300 ettari. La Provincia di Carbonia-Iglesias accorda il via libera e stessa cosa fa il Savi, il Servizio valutazione impatti della Regione, che non prescrive nemmeno la procedura di incidenza ambientale. Quando si dice ‘burocrazia zero’, malgrado una parte dell’area interessata dai tagli ricada in ambito Sic, i siti di interesse comunitario che devono essere gestiti secondo precise e per niente lasche prescrizioni. Tant’è: ad effettuare i tagli in località Caraviu e su Isteri è la cooperativa Agricola mediterranea, che si aggiudica il bando per la prima tranche dei lavori da effettuare nel triennio 2010/2012. Per rendere l’idea di ciò che ha comportato questo primo intervento – tagli al livello del suolo per 35 ettari senza soluzione di continuità – viene in soccorso nientemeno che Google Earth.
tagli google earth red
Ente foreste e Comune di Domusnovas non lasciano: raddoppiano
A conclusione dei primi tagli, il sindaco di Domusnovas  chiede all’Ente foreste di premere sull’acceleratore per dare il via alla seconda stagione di tagli. Si arriva così a luglio 2014, quando Comune ed Ente foreste firmano un apposito protocollo d’intesa: si va avanti, ma prima di agire bisogna inserire il progetto nel Piano forestale particolareggiato (Pfp) che sta stilando la società aretina Dream. Detto, fatto e quasi raddoppiato, visto che gli ettari interessati dalla ceduazione passano da 305 a oltre 540 (circa 400 di superficie netta, escludendo le aree ‘improduttive’). Sembra finita, ma a sparigliare le carte arrivano prima gli ambientalisti del Gruppo di intervento giuridico – che già in aprile ingaggiano una battaglia pressoché in solitaria – poi il Savi, che a ottobre chiarisce come ogni intervento debba essere sottoposto a valutazione di incidenza ambientale. Tagli boschivi compresi.
Ma l’iter autorizzativo non viene avviato subito: si programmano incontri e sopralluoghi. E pare non si consideri l’esistenza del  documento circostanziato che l’agronomo Angelo Aru, l’ingegnere ambientale Francesco Aru e il geologo Daniele Tomasi – ovvero il gruppo che si sta occupando di aggiornare il Piano di gestione del Sic Marganai–Monte Linas – ha inviato a novembre al commissario dell’Ente foreste Giuseppe Pulina. Che chiaramente, essendo stato nominato a fine ottobre 2014, ha ereditato il progetto dalle precedenti gestioni. In ogni caso, la direzione generale dell’Ente foreste pare non avere dubbi sulla bontà degli interventi, tanto che solo pochi giorni fa s’è premurata di tranquillizzare tutti: “Dai sopralluoghi (effettuati a gennaio, ndr) non risultano danni all’ambiente”. Sulla base di quali documenti non si sa, visto che non risultano studi o relazioni commissionate dall’ente e l’unico report firmato da esperti riconosciuti, dice esattamente il contrario. Ed è arrivato ai piani alti di viale Merello a metà novembre, giusto da due mesi e mezzo. Da qui la scelta incomprensibile  di proseguire nel progetto.
Le parole sono importanti. ‘Progetto pilota’, ad esempio
Quando si opta per un ‘progetto pilota’, ci si attenderebbe una verifica al termine dei primi interventi, in modo tale da valutare pro e contro. In questo caso, come detto, niente di niente. Se non in via puramente incidentale. Capita infatti che il gruppo di lavoro del Sic, durante i sopralluoghi per l’aggiornamento del Piano di gestione, si imbatta in “problematiche di notevole impatto sulla salubrità dell’ambiente e sulla sopravvivenza degli habitat e delle specie di interesse comunitario, dovute alla cattiva gestione del territorio”. Il 15 novembre quindi, il team invia una nutrita relazione al commissario Pulina, chiedendo la convocazione di un incontro tecnico e specificando fin dalle prime righe che la “cattiva gestione del territorio” si risolve pacificamente nelle “ceduazioni estese a superfici di svariati ettari”. Gli effetti principali? Si va dalla “grave alterazione della componente umica del suolo” alla “alterazione e/o scomparsa di micromammiferi”, ma anche “dell’Accipiter gentilis arrigonii“, ovvero l’astore sardo. Un piccolo effetto collaterale predetto pure dalla Dream, che tra i lati negativi della ceduazione annovera la possibilità che l’area diventi stranamente “poco ospitale per alcune specie faunistiche”. E manco a farlo a posta, si cita proprio l’astore sardo.
Ancora, è stata riscontrata tra le altre cose l’eliminazione “della protezione da azione disgregante della pioggia”, così come l’incremento “dell’erosione del suolo”. Ovvero una delle prime cause di frane e alluvioni. E, spesso, morti. A scanso di equivoci, la relazione presenta anche diverse fotografie, compresa un’elaborazione grafica che dà perfettamente l’idea del grado di erosione del suolo a seguito dei tagli boschivi. Oltretutto, si nota che alcuni alberi non interessati da ceduazione sono miseramente crollati (tecnicamente si parla di schianto).  È il segno di un terreno che, a causa dei tagli, non è più compatto, quindi è spesso sufficiente anche una sola folata di vento per abbattere i lecci rimasti. Da qui, una semplice considerazione: visti gli effetti, l’area interessata dagli interventi è indirettamente più estesa di quanto indicato nel progetto.

 

Il vicesindaco di Domusnovas: “Dramma disoccupazione. I tagli? Boccata d’ossigeno”

23 giugno 2015

Municipio-Domusnovas1
“Il nostro territorio l’abbiamo sempre difeso, tant’è vero che l’Ente foreste e il Corpo forestale, anche dopo i tagli, non hanno mai sollevato alcuna obiezione”. Sulla ripresa della ceduazione nella foresta del Marganai, il vicesindaco di Domusnovas Gianpaolo Garau difende i progetti dell’amministrazione e ricorda che in paese la situazione è drammatica: “Ogni santo giorno, in Comune, c’è la processione. Non c’è lavoro, le persone non sanno come andare avanti. Noi dobbiamo dare una risposta”.
Di quanti posti di lavoro stiamo parlando?
Su un taglio di 35 ettari di lecceta, 50/60 persone. Una boccata d’ossigeno per sette/otto mesi, poi per altri sei mesi potranno contare sul sussidio di disoccupazione.
Nel Marganai, un’area di importanza comunitaria e sulla carta sottoposta a vincoli rigidi, ad oggi sono stati buttati giù 33 ettari. I rilevamenti effettuati dal team che sta curando l’aggiornamento del Piano di gestione, composto tra gli altri dal padre dell’agronomia in Sardegna, Angelo Aru, ha parlato senza mezzi termini di “effetti nefasti”.
Ma noi contestiamo quella relazione, così come la contestano Ente foreste e Corpo forestale.
All’Ente foreste invece il dirigente competente, come ha rivelato il Dg Antonio Casula, ha espresso parecchie perplessità… 
Incomprensioni tra sindaco e dirigente. Ma questo non può compromettere questo importante progetto.
Però qui si parla di dati, non di opinioni. Invece il sindaco Deidda, dopo aver letto la relazione sugli “effetti nefasti” dei tagli, ha attaccato duramente il team di esperti. Come dire: se i risultati ci vanno bene, son veramente esperti. Altrimenti li declassiamo al rango di incompetenti. 
Chiunque abbia letto quella relazione ha avuto molti dubbi. Vivo il territorio, sono zone che conosco benissimo e contesto quel documento.
Secondo quali evidenze scientifiche? Perché nessuno, oltre agli esperti del team, ha condotto rilievi costanti nelle aree sottoposte a ceduazione. Anche gli enti di controllo hanno fatto una ‘verifica’ a vista, con due sopralluoghi, senza alcun monitoraggio, come ha fatto il team. Perché, se proprio contestate quei risultati, non commissionate uno studio scientifico?
Gli esperti bisogna pagarli e il Comune di Domusnovas non ha soldi, siamo alla disperazione, con i disoccupati che vengono in municipio tutti i giorni. Non possiamo buttare i soldi per gli studi. Guardi che i tagli sono sempre stati fatti, programmati ogni vent’anni. Si fanno per rinnovare la foresta. Se non entra la luce, le piante muoiono.
Anche dopo il passaggio delle motoseghe però, non è che stiano tanto bene. Perché non presentare un progetto per beneficiare dei milioni che l’Unione europea assegna per la conservazione dei boschi? Oltretutto parliamo di un’area di importanza comunitaria. Avreste potuto dare un lavoro stabile, non stagionale o per pochi mesi l’anno, ai disoccupati di Domusnovas, anche coinvolgendo le stesse cooperative…
Ripeto: soldi in cassa non ce ne sono per pagare chi fa i progetti. E in ogni caso, facendo parte del SiC, dovrebbe essere il comune capofila a presentare i progetti e chiedere i finanziamenti, quindi Villacidro (tesi seccamente smentita dal sindaco Teresa Pani, ndr).
Insomma: per voi l’unica via è quella dei tagli?
Sì. Si sono sempre fatti. Anche per il bene della foresta.
P. S. 



Domusnovas, adesso c’è anche il Corriere della sera nella lista nera del sindaco


7 settembre 2015 Sardiniapost



corriere_stella_marganai
Non siamo soli. Dopo Sardinia Post, nella lista nera dei giornali dai comportamenti “reprensibili” compilata dal sindaco di Domusnovas Angelo Deidda, finirà quasi certamente anche il Corriere della Sera. Reo anch’esso di lesa maestà, visto che oggi, con un ampio servizio firmato da Gian Antonio Stella, il quotidiano dedica un’intera pagina al progetto di radere al suolo 550 ettari di lecceta nel compendio naturalistico del Marganai: in paese c’è una fabbrica di pellet e il legname da qualche parte bisognerà pure prenderlo. Un progetto, va ricordato, che vede strenuamente impegnati non solo il comune sulcitano, ma pure la Regione e perfino l’Ente foreste. Poco importa se gli esperti hanno definito i tagli a raso semplicemente “nefasti”. 
Nei giorni scorsi Deidda aveva proposto (e la giunta unanimemente approvato) di dare mandato ad un avvocato per agire contro Sardinia Post, che assumendo comportamenti “reprensibili”, si legge in delibera, aveva messo “in cattiva luce l’operato dell’amministrazione”. Costo dell’operazione: quasi 3.700 euro. È quindi ipotizzabile – e di certo in via Solferino 28 la tensione si taglia a fette – che ora il legale dovrà pure occuparsi di Stella e del Corriere, altra banda di cattivoni che osa mettere in dubbio la bontà delle scelte di Deidda e soci.
Rimane solo da capire se nel profondo dell’animo del primo cittadino, prevarrà l’orgogolio per la foto sul Corriere o, al contrario, un leggero disappunto per i toni incredibilmente poco entusiastici usati da Stella per descrivere “la selva preistorica del Sulcis che diventa legna da ardere”.
Bene ha fatto la Regione Sardegna a non correre alcun rischio ed evitare che gli strali di Deidda potessero arrivare pure in viale Trento: nella rassegna stampa giornaliera, dell’ampio servizio del Corriere non v’è traccia. Meglio prevenire.
Pablo Sole
sole@sardiniapost.it



Foreste demaniali in Sardegna: non vogliamo polemiche, vogliamo trasparenza

2014

foreste-sardegna


Nel momento in cui anche uno degli argomenti più impopolari quale quello dei vitalizi assegnati agli ex consiglieri regionali sta diventando di pubblico dominio, risulta ancora difficile avere la massima trasparenza e chiarezza sul futuro delle foreste demaniali della Sardegna.

Non c’è alcun intento polemico, né denigrazione o altro, ma l’esigenza fondamentale di conoscere elementi importanti e basilari per la conservazione e l’incremento del patrimonio ambientale isolano, in particolare il patrimonio ambientale pubblico rappresentato dalle foreste demaniali.
Dopo la denuncia pubblica (inizio aprile 2014) dell’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus riguardo i rischi di tagli boschivi e di riconversione del bosco ad alto fusto in ceduo, l’Ente foreste della Sardegna (E.F.S.) ha ritenuto opportuno iniziare a fornire qualche particolare sui propri programmi in merito, con uno specifico comunicato stampa, preannunciando un’opportuna (un po’ tardiva, ma fondamentale) sezione specifica (“pianificazione forestale”) nel proprio sito web istituzionale dedicato ai programmi di utilizzo delle foreste demaniali.
A distanza di un mese è giunta, finora, soltanto una sintetica fotografia dell’area interessata dal primo taglio nella Foresta demaniale del Marganai (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas): si tratta di un primo intervento di taglio di 34 ettari di Leccio, Corbezzolo, Fillirea, Macchia alta ed nell’ambito di un progetto pilota che prevede il “ripristino del governo a ceduo e la pianificazione dei futuri tagli” per complessivi 305 ettari (anni 2009-2021), in base al piano di gestione dei tagli boschivi del complesso Marganai approvato dalla Provincia di Carbonia – Iglesias.
Così lo motiva l’E.F.S.:i boschi oggetto di intervento sono stati sempre – a memoria d’uomo e documentale – governati a ceduo: pertanto il ripristino di tale forma di governo deve essere inteso come ripristino colturale e delle pratiche selvicolturali da parte dell’Ente Foreste (tale attività non era stata praticata nel recente passato ma era una realtà consolidata nei decenni precedenti). Il piano dei tagli ha quindi, sia per la modesta estensione e sia per la ripresa della consueta forma di governo, il carattere sperimentale e di ripristino di tale pratica prima che potesse essere perduta del tutto, in quel territori a ciò vocato”.
Da ciò si potrebbe supporre che tutti i boschi rientranti nella gestione dell’E.F.S. a memoria d’uomo governati a ceduo dovranno/potranno essere ricondotti a tale ripristino colturale e delle pratiche selvicolturali: dalla Foresta demaniale di S’Acqua Callenti (Castiadas), già governata a ceduo dai forzati dell’allora Colonia penale fino al 1956, alla Foresta demaniale di Rosas-Monte Orrì, (Narcao, Siliqua), già massacrata a ceduo per decenni a fini minerari, alle Foreste demaniali di Gutturu Mannu, di Is Cannoneris, di Monte Nieddu e di Pixina Manna, tutte già ampiamente interessate dalla ceduazione fino a 50-60 anni fa, nel cuore della più esteso compendio forestale del Mediterraneo, proprio mentre il nuovo Assessore regionale della difesa dell’ambiente Donatella Spano e i rappresentanti dei Comuni interessati (Pula, Sarroch, Assemini, Capoterra, Siliqua, Santadi, Uta, Villa San Pietro) stanno cercando di realizzarvi il parco naturale del Sulcis, come ben noto allo stesso E.F.S., che si è proposto per la gestione.
Come si vede, è necessaria la massima trasparenza e chiarezza su obiettivi e intenti della nuova politica forestale, in particolare dopo la redazione dei piani forestali particolareggiati di tredici complessi forestali, predisposti dall’ATI DREAM Italia – RDM Progetti, ha avviato un nuovo utilizzo dei boschi sardi.
L’obiettivo dichiarato è quello della gestione forestale sostenibile, ma non si comprende come mai si voglia cambiare rotta dopo decenni di ampiamente pubblicizzata attività di ricostituzione del bosco ad alto fusto dal precedente ceduo.

Non si può giocare con le parole affermando i boschi oggetto di intervento sono stati sempre – a memoria d’uomo e documentale – governati a ceduo”: come noto, fra il 1820 e il 1883 le foreste della Sardegna vennero abbattute per i quattro quinti, con un picco nel 1847.


Quelle aree, poi, vennero governate a ceduo.

E, spiace dirlo, non chiariscono nulla le prese di posizione risentite, quasi porre domande su temi ambientali rilevanti sia lesa maestà, o le difese d’ufficio svolte da stimati docenti universitari quali il prof. Roberto Scotti che, per sua ammissione, è stato “coinvolto dal raggruppamento di imprese che li ha realizzati (i piani forestali particolareggiati, n.d.r.) per offrire supporto”.
Facciamo un piccolo passo indietro.
Sia in epoca romana che durante la dominazione catalano-aragonese e spagnola le foreste, i boschi e le macchie della Sardegna subirono l’attenzione della scure per ragioni sostanzialmente economico-speculative.
Sicuramente, però, è stato l’800 il secolo nel quale la copertura forestale isolana ha subito le peggiori e più pesanti devastazioni: dall’Editto delle chiudende (1820) all’abolizione del feudalesimo (1835-1843), alla creazione della rete ferroviaria (1865), questi sono i momenti storici nei quali il disboscamento della Sardegna creò le condizioni per l’attuale situazione diffusa di rischio idrogeologico.
Come sopra detto, tra il 1820 e il 1883 le foreste della Sardegna vennero abbattute per i quattro quinti, con un picco nel 1847.
Con i primi decenni del ‘900, fra mille difficoltà, prima lo Stato, poi la Regione autonoma della Sardegna, attraverso la gestione del Corpo forestale e dell’Azienda Foreste Demaniali (oggi Corpo forestale e di vigilanza ambientale e Ente foreste della Sardegna), hanno portato avanti una strenua attività per la ricostituzione del patrimonio forestale isolano, in particolar modo nell’ambito delle Foreste demaniali.
Oggi la Sardegna è la prima regione italiana per superficie forestale (1.213.250 ettari, il 50,36% dell’Isola), secondo l’Inventario nazionale foreste e carbonio, anche se in buona parte si tratta di macchia mediterranea evoluta e bosco misto a macchia. Uno straordinario patrimonio ambientale, validissimo a fini ambientali, paesaggistici, turistici. Per non parlare della difesa del suolo in un’Isola che sa solo il Cielo quanto ne abbia bisogno.

La retrocessione a ceduo – o chiamatela come volete – di ampie superfici di bosco e la conseguente ripresa dei tagli boschivi anche di boschi di fatto ormai ad alto fusto è destinata alla produzione di banale legna da ardere e biomassa, come sembra?


Oltre alla pulizia di bosco e sottobosco, sempre necessari e un po’ caduta in disuso, perché per non incentivare a questi fini la forestazione produttiva sulle estese aree di proprietà pubblica o privata oggi inutilizzate anche con il sostegno di fondi comunitari?

In attesa di saperne di più, c’è da chiedersi comunque come mai l’E.F.S., i cui organici (ben 7.000 dipendenti) sono forniti di ogni professionalità per la gestione forestale, sia dovuto ricorrere all’esterno per la redazione delle proposte di piano (importo pari a euro 1.121.250,00 + I.V.A.) e perché debba essere un Consiglio di amministrazione in scadenza di mandato e in assenza di Direttore generale a prendere decisioni così rilevanti per il futuro delle foreste demaniali sarde.
E’ necessaria la massima trasparenza e le più ampie informazioni, perché un ritorno al passato, anche parziale, sarebbe una follìa della quale la Sardegna non ha minimamente bisogno: auspichiamo ancora una volta una rapida presa di posizione da parte della nuova Giunta Pigliaru per la salvaguardia e l’incremento delle foreste demaniali e di tutto il patrimonio forestale isolano.
GRIG – Gruppo di Intervento Giuridico
http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com



L’Accademia di Firenze: “Radere al suolo il Marganai? Rischio desertificazione”


11 luglio 2015 Sardiniapost





tagli raso marganai_bic1
“Spesso i tagli a raso rappresentano l’inizio della desertificazione”. Se l’Ente foreste difende a testa bassa il progetto di radere al suolo 550 ettari di lecceta del Marganai (su un totale di circa 2.300 ettari), l’Accademia di Scienze forestali di Firenze ha qualche serio dubbio. L’iniziativa è nota: aprire le porte alle motoseghe che il poco più di un decennio dovrebbero tagliare a raso una superficie vasta quanto 450 campi da calcio. Per due motivi principali: ricavarne legna da ardere e materia prima per la produzione di pellet.
I cugini del taglio a raso: erosione, desertificazione, dissesto
Sul tema, a differenze dell’Ente foreste, il vicepresidente dell’Accademia di Scienze forestali Raffaello Giannini qualche domanda in più se la pone. “Il tema è noto, anche grazie a una bibliografia corposa. Gli effetti del taglio a raso risultano decisamente negativi soprattutto se attuati su suoli in pendenza, in clima caldo-aridi e su vaste superfici”, dice Giannini, quasi a fotografare la situazione del Marganai. Ma quali sono questi effetti negativi? In particolare, essi riguardano “l’humus, l’erosione del territorio, il degrado e il dissesto delle aree”. Di più: “Spesso, è l’inizio della desertificazione”. È il caso del Marganai? Il team di esperti che sta aggiornando il Piano di gestione dell’area SiC Marganai-Monte Linas, tra i quali figura Angelo Aru, uno dei padri della geopedologia in Sardegna, è giunto a una conclusione molto semplice: “I tagli? Nefasti”. Qui il fotoreportage realizzato da Sardinia Post pochi mesi fa.
Prescrizioni rispettate?
Per limitare i danni pur consentendo la ceduazione, “non a caso – aggiunge il vicepresidente dell’Accademia – le amministrazioni pubbliche responsabili della gestione del territorio hanno emanato normative che, pur accettando un compromesso sull’utilizzazione boschiva, permettono i tagli a raso ma con limiti operativi tra cui l’età del soprassuolo e l’estensione della tagliata. Tale normativa, credo, sia in vigore anche in Sardegna”. E infatti così dovrebbe essere almeno nei SiC, i Siti di importanza Comunitaria. Ad esempio, le prescrizioni prevedono che non si possano superare i 10 ettari. Lo ha ricordato anche il professor Pulina. Peccato che nel caso del Marganai, in alcuni casi si sia arrivati anche a 16 ettari senza soluzione di continuità.
Miliardi pubblici spesi per preservare un patrimonio che ora si vuole impoverire

RaffaelloGiannini-150x150
Il vicepresidente dell’Accademia di Scienze forestali Raffaello Giannini
C’è poi un altro aspetto della vicenda finora poco approfondito. “Ci si è posti un altro interrogativo? E cioè: il Progetto pilota getta o potrebbe gettare le basi per dare il colpo di grazia alla politica (che spero prosegua) perseguita fino ad ora con immani sforzi di lavoro e di denaro per quasi un secolo, e finalizzata al miglioramento degli ecosistemi forestali di proprietà pubblica, ovvero quelli gestiti dall’Ente foreste e che sono patrimonio di tutti i Sardi?”. Certo, fa un po’ specie pensare che l’area del Marganai fu acquistata dall’Azienda foreste demaniali (poi diventata Ente foreste) nel 1979, dietro il pagamento di oltre un miliardo di lire con l’obiettivo di preservare il territorio,  e che oggi ci si arrischi in un’operazione che comporta parecchie incognite. “Penso che si dovrebbero spiegare bene le motivazioni e le valutazioni di ordine economico-finanziario che sono state  essere poste alle base del Progetto – dice Giannini – perché gli aspetti economico-finanziari e quindi le scelte gestionali correlate, non appaiono sempre  convincenti anche perché spesso si dimentica o si sottovaluta il fatto che per realizzare un nuovo soprassuolo occorrono gli stessi anni dell’età di quello che viene utilizzato, ma, forse, qualcuno di più”.
Correzioni in corsa. Che l’Ente non prende nemmeno in considerazione
Conclude Giannini: “I ‘Progetti pilota’ spesso vengono redatti per definire progetti di più vasta portata (in effetti, il progetto pilota comportava l’abbbattimento di 330 ettari, poi saliti a oltre 550 con il Piano di gestione, ndr). La cosa solleva qualche perplessità, però è peccato fare il processo all’intenzione anche se qualche volta ci si azzecca. Speriamo che se si evidenziassero errori, vi sia la possibilità di apportare correzioni e di non  farli divenire definitivi. Ho letto con attenzione su Sardinia Post l’intervento del Prof. Pulina, Prof.ordinario del settore Zootecnico dell’Università di Sassari, e non mi sembra prenda in considerazione questa possibilità”.
Il ruolo dell’assessore regionale all’Ambiente
“In Sardegna – conclude Giannini – avete la fortuna di avere un assessore all’Ambiente (Donatella Spano, ndr) con un curriculum di esperienza nel settore dell’ecologia applicata quindi interprete sicuro delle politche di salvaguardia ambientale e penso, ad esempio, conoscitore del significato conservativo, ma non solo, dei siti SiC. La domanda che potreste rivolgere è: a chi giova ciò?”. Sarà il prossimo passo di questa lunga inchiesta.
Pablo Sole


Tagli nella lecceta del Marganai, esposto di Italia Nostra alla magistratura


14 settembre 2015 Sardiniapost

“È autorizzato il taglio degli alberi nella foresta del Marganai? Che accade in questi ultimi anni nella foresta demaniale di Monte Linas – Marganai? È in atto una deforestazione selvaggia che potrebbe causare dilavamento e perdita del suolo con conseguente dissesto idrogeologico e futura desertificazione, o si tratta più semplicemente di una normale attività di governo a ceduo del bosco che oltre a rinnovarlo permette a una coop agricola di produrre pellet a km zero e di dare lavoro a un gruppo di disoccupati di Domusnovas?”. Se lo chiedono in una nota i rappresentanti regionali di Italia Nostra, a partire dal presidente Graziano Bullegas.
“Il taglio degli alberi in una superficie di oltre 500 ettari di foresta – prosegue la nota – potrebbe avere conseguenze negative dal punto visto ambientale, con la possibile scomparsa di alcune specie animali oggi presenti all’interno dell’area naturalistica, compromettere l’esistenza stessa del bosco in quell’area o si tratta invece di un normale intervento di attività forestale per consentire l’evoluzione del bosco allontanando nel contempo il pericolo degli incendi? Su questi temi si è aperto in Sardegna un acceso dibattito pubblico tra tecnici ed esperti in materia forestale coinvolgendo opinionisti e organi di stampa nazionale e locale”. Se l’Ente foreste, titolare del progetto, difende strenuamente il piano dei tagli, i tecnici del team incaricato di aggiornare il Piano di gestione dell’area Monte Linas – Marganai, hanno definito gli effetti della prima stagione di ceduazione (circa 35 ettari) “nefasti”. Timori sono stati espressi anche dall’Accademia nazionale di scienze forestali di Firenze (che ha messo in guardia sul rischio desertificazione). Pochi giorni fa il consigliere regionale socialista Mondo Perra ha presentato un’interrogazione al Presidente Francesco Pigliaru e all’assessore all’Ambiente Donatella Spano.
“L’area di cui si parla e nella quale è in atto l’attività di taglio degli alberi a fini produttivi – scrivono i rappresentanti di Italia Nostra – rappresenta un tesoro ambientale e paesaggistico unico, uno degli ultimi esempi di foresta mediterranea ancora integra e sopravvissuta ai tanti interventi errati che si sono succeduti negli ultimi secoli. È un Sito di Interesse Comunitario (“Monte Linas -Marganai” SIC ITB041111) in quanto area di grande interesse botanico. La foresta è classificate area di interesse paesaggistico, per la sua elevata valenza ambientale e paesistica. Anche il Piano Paesaggistico Regionale ha incluso il Marganai tra le Aree paesaggisticamente rilevanti. Si tratta di un sito fortemente vulnerabile, la stessa scheda del SIC ITB041111 elenca tra le criticità dell’area, oltre ai ripetuti incendi, la gestione irrazionale del bosco, gli impianti di rimboschimento non idonei, l’eliminazione della copertura arbustiva ed arborea per finalità non sostenibili, mentre il vigente Piano di Gestione del Sito di Interesse Comunitario prevede tra le altre cose la “Tutela e incremento del patrimonio a Quercus ilex e a Quercus suber e altre specie”. Italia Nostra Sardegna ha seguito con interesse e preoccupazione la querelle sorta tra i tecnici legittimamente incaricati di elaborare l’aggiornamento del piano di gestione del SIC ITB041111 e alcuni amministratori locali che contestano la loro attività di studio. Probabilmente perché le conclusioni di tale studio (attualmente in fase di recepimento dalle competenti autorità) sono in palese contrasto con gli interventi di deforestazione attualmente in atto nel compendio naturalistico”.
“Per tutti questi motivi – conclude la nota – l’Associazione ha presentato un esposto alla magistratura e una richiesta di informazioni agli enti interessati (Ministero dell’Ambiente, Comunità Europea, Ass.to reg.le dell’Ambiente e Direzione reg.le Beni Culturali) per chiedere che si faccia luce su quanto sta avvenendo nel bosco del Sulcis – Iglesiente e per capire se l’intervento è stato autorizzato in base alle vigenti norme in materia di aree boschive e di aree naturali protette e quelle sulla Valutazione di Impatto Ambientale, e se è stata attivata la Valutazione di Incidenza del progetto sull’ecosistema, anche in considerazione della vastità e della criticità dell’area interessata e della natura fortemente impattante dell’intervento. Si è chiesto di sapere se l’intervento è compatibile con le tutele paesaggistiche previste dal vigente PPR ed se è stato rilasciato regolare Nulla Osta Paesaggistico ai sensi del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.. si è chiesto inoltre se l’intervento in atto rispetta le indicazioni del Piano di gestione del SIC ITB041111 approvato con Decreto Regionale N° 61 del 30/07/2008″.

Foresta del Marganai: ecco come vuole ridurla il partito della motosega


24 febbraio 2015 Sardiniapost




Alle 10 del mattino di un assolato venerdì di febbraio, nella foresta del Marganai la luce filtra appena. Lasciata Domusnovas alle spalle, nel giro di qualche chilometro si viene inghiottiti da una vasta lecceta, la temperatura inizia a diminuire e ci si rende subito conto di essere nel bel mezzo di un santuario naturalistico unico al mondo.

Almeno finquando il sentiero sbuca laddove la foresta ha lasciato il passo alle motoseghe. Lì i lecci scompaiono, il sole si riprende la terra e delle decine di metri d’alto fusto rimangono solo pochi centimetri. È il punto in cui, nel 2013, sono passate le squadre della cooperativa di Domusnovas che si è aggiudicata l’appalto per tagliare circa 35 ettari di bosco e farne legna da ardere, così come previsto da un progetto firmato dall’Ente foreste. Che ha deciso di giocare al rialzo, prevedendo tagli fino al 2021 per oltre 540 ettari. Ovvero il 25 per cento dell’intera foresta di leccio, che si estende per circa 2.300 ettari.

Tant’é: nel giro di qualche settimana, è venuto via quel che tornerà rigoglioso non prima di una quarantina d’anni. Ad esser fortunati. Perché i cosiddetti polloni – i rami che si sviluppano alla base dell’albero appena tagliato per poi dare vita alla futura pianta di leccio – non se la passano tanto bene: ci pasteggiano i cervi e non riescono a crescere. Quando ci sono. Perché in alcuni casi, a distanza di due anni i polloni non sono nemmeno spuntati.

Nel mezzo dell’ultima tagliata rimane in piedi solo qualche decina di lecci, come prescritto dalle norme forestali in materia di ceduazione. La maggior parte è esile, anche se sulla carta dovrebbero essere lasciati gli esemplari più grossi e forti (art. 44). Che però, guarda caso, sono anche quelli che rendono di più perché hanno più legna. E spesso vengono abbattuti. È il caso di un leccio che viste le dimensioni della base del tronco, doveva avere oltre cento anni. Un caso curioso: le prescrizioni – quelle che dovrebbe far rispettare il Corpo forestale – vietano infatti l’abbattimento degli alberi che hanno superato i 75 anni.
IMG_4065
Lasciati per un momento da parte i lecci, nella tagliata non se la sono cavata bene nemmeno gli agrifogli, sulla carta intoccabili. Non avendo più la protezione della lecceta, nel migliore dei casi sono alla mercè del vento e della neve. E a migliorare la situazione non concorrono certo i cervi, che ne hanno rosicchiato la corteccia sentenziandone quasi sempre la morte. Sta di fatto che laddove non arrivano gli ungulati, ci pensa il maestrale. E infatti, alla prima folata parecchi agrifogli son cascati a terra. In termini tecnici si chiamano schianti, e i 35 ettari di taglio sono cosparsi di alberi con le radici all’aria. Gli esili lecci lasciati in piedi, non fanno eccezione.

E non se la passano bene neppure le ginestre, altra specie considerata intoccabile. Quando i camion e i mezzi pesanti si sono trovati la strada sbarrata da un campo di ginestre, hanno optato per una soluzione molto semplice: inserire la prima e schiantare al suolo le piantine. Due anni dopo, i segni sono ancora ben visibili.
IMG_4169
Un intervento che, di primo acchito, pare suscitare più di qualche dubbio, confermato dall’unica – finora – relazione scientifica prodotta sugli effetti dei tagli nel complesso del Marganai. L’hanno firmata il professore Angelo Aru, uno dei padri dell’agronomia e geopedologia in Sardegna, l’ingegnere ambientale Francesco Aru e il geologo Daniele  Tomasi, ovvero i professionisti del team che si sta occupando di aggiornare il piano di gestione del complesso del Marganai. La relazione è stata inviata anche al commissario dell’Ente foreste Giuseppe Pulina. Tra gli effetti segnalati c’è soprattutto l’erosione del suolo, ma dalle immagini si nota – tra gli effetti più evidenti – pure la sostanziale scomparsa della ‘lettiera’ del sottobosco – formata da foglie, terra morbida e umida, e humus – che ha fatto posto ad uno strato di terreno duro. Sul quale difficilmente germoglieranno le ghiande dei lecci rimasti.

Pablo Sole




Revocare i tagli nella Foresta demaniale del Marganai!gennaio 22, 2015 Gruppo d'Intervento Giuridico




bosco mediterraneo
bosco mediterraneo
L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha chiesto (21 gennaio 2015) alla Regione autonoma della Sardegna (Presidenza, Assessorato della Difesa dell’ambiente, Servizio sostenibilità ambientale e valutazione impatti), all’Ente Foreste della Sardegna e al Corpo forestale e di vigilanza ambientale la revoca delle autorizzazioni ai tagli boschivi e alla ripresa (dopo svariati decenni) del governo a ceduo di oltre 305 ettari nella Foresta demaniale del Marganai (Iglesias, Domusnovas, Fluminimaggiore).
Interessati anche la Commissione europea e il Ministero dell’Ambiente.
E’ in corso il primo taglio (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas): si tratta di un primo intervento di taglio di 34 ettari di Leccio, Corbezzolo, Fillirea, Macchia alta nell’ambito di un progetto pilota che prevede il ripristino del governo a ceduo e la pianificazione dei futuri tagliper complessivi 305 ettari (anni 2009-2021), in base al piano di gestione dei tagli boschivi del complesso Marganai approvato dalla Provincia di Carbonia – Iglesias con determinazione n. 95 del 3 dicembre 2010.

Foresta demaniale Marganai, tagli boschivi
Foresta demaniale Marganai, tagli boschivi
In proposito, con lettera dell’11 novembre 2014, il Prof. Angelo Aru (agronomo, docente ordinario Geopedologia, Dipartimento di Scienze della Terra Università degli Studi di Cagliari), il biologo Francesco Aru (ingegneria ambientale e metodologie legate all’ambiente ed al territorio, Università degli Studi di Cagliari) e il geologo Daniele Tomasi (ricercatore, Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Cagliari), elaboratori del piano di gestione del S.I.C. e profondi conoscitori delle aree interessate, hanno evidenziato e documentato agli Organi interessati dell’Ente Foreste della Sardegna e al Servizio S.A.V.I. dell’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente dichiarate gravi conseguenze ambientali dei già effettuati tagli boschivi[1].

Foresta demaniale Marganai, ceduo matricinato
Foresta demaniale Marganai, ceduo matricinato
Eppure sembra che la ripresa dei tagli sia prossima.
L’area, oltre a esser tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), interessa il sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Monte Linas – Marganai” (codice ITB041111)[2], ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali (esecutiva con D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i.). Il relativo piano di gestione, lo strumento di pianificazione del S.I.C. (art. 6 della direttiva n. 92/43/CEE) è stato approvato con decreto assessoriale n. 61 del 30 luglio 2008, attualmente in fase di revisione.
L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, raccogliendo ampie preoccupazioni diffuse nella collettività, ha da tempo chiesto chiarezza, trasparenza e ponderatezza riguardo quella che appare una nuova politica gestionale delle Foreste demaniali della Sardegna.
Prudenza raccomandata anche dal Servizio valutazione impatti (S.A.V.I.) della Regione autonoma della Sardegna.

bosco mediterraneo
bosco mediterraneo
La retrocessione a ceduo – o si chiami come si vuole – di ampie superfici di bosco rientrante nelle Foreste demaniali – la cassaforte boschiva sarda – e la conseguente ripresa dei tagli boschivi anche di boschi di fatto ormai sulla via della piena rinaturalizzazione a che serve?      Alla produzione di banale legna da ardere e biomassa, come sembra?     Oltre alla pulizia di bosco e sottobosco, sempre necessari e un po’ caduta in disuso, perché per non incentivare a questi fini la forestazione produttiva sulle estese aree di proprietà pubblica o privata oggi inutilizzate anche con il sostegno di fondi comunitari?
Buon senso e intelligenza servono per salvaguardare le Foreste demaniali. Sono un bene ambientale, un patrimonio straordinario della Collettività.
E noi continueremo a fare la nostra parte.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus
Aru, A. Aru, D. Tomasi, Aggiornamento del piano di gestione del S.I.C. “Monte Linas – Marganai”, presentazione (2014)
________________________________________________
[1]  Testualmente: “grave alterazione della componente umica del suolo con rapida mineralizzazione della medesima, alterazione della componente edafica del suolo, alterazione e/o scomparsa della fauna di micro mammiferi, alterazione degli habitat della fauna chiroterica forestale, grave alterazione della componente macro e micro fungina, alterazione della componente microclimatica locale; avvio di evidenti e diffusi, fenomeni erosivi del suolo, schianti di soggetti arborei, banalizzazione del corteggio floristico con ingresso di specie nitrofile e ruderali scomparsa delle specie nemorali, sconvolgimento e frammentazione delle unità di paesaggio”.
Ancora: “semplificazione della componente strutturale della formazione, banalizzazione e semplificazione della componente floristica, trasformazione di formazioni con struttura pluriplana in monoplana; alterazione dei cicli biogeochimici, riduzione dell’efficienza foto sintetica e della produzione di sostanza organica, alterazione della componente macro e micro fungina; denudamento delle superfici, eliminazione della protezione da azione disgregante della pioggia, incremento del ruscellamento e dell’erosione del suolo, riduzione della capacità di campo, riduzione e/o assenza di germinazione del seme per alterazione dell’habitat, totale assenza di seme per la facile intercettazione e utilizzo come nutrimento da parte di artiodactyli, riduzione della capacità ricostituiva della copertura vegetale (cioè perdita della resilienza). Ridotta capacità di offrire validi rifuggii per tutta la fauna locale, con particolare riferimento ai micro mammiferi, come da studi scientifici svolti in situ e pubblicati”.
Inoltre: “denudamento superfici fortemente acclivi, incremento della disgregazione del terreno per calpestio ed eccessiva frequentazione, avvio di processi erosivi diffusi e incanalati, perdita irreversibile degli strati superficiali del suolo”.
Infine: “scomparsa nelle aree ceduate di alcune delle specie dell’allegato II° e IV° presenti negli anni precedenti (tra cui Accipiter gentilis arrigonii, sito di nidificazione) e attualmente non rinvenute, delle quali non sono stati neppure individuati i nuovi siti di colonizzazione. Abbandono delle aree sottoposte a ceduazione da siti di foraggiamento dei chirotteri”.
[2] qui la scheda, qui la cartografia.

Sardegna, bosco
Sardegna, bosco
L'Unione Sarda, 23 gennaio 2015


L’erosione nella Foresta demaniale del Marganai.







Foresta demaniale del Marganai, erosione del terreno nel bosco
Foresta demaniale del Marganai, erosione del terreno nel bosco
Si avvicinano le conferenze di servizi presso l’Ente foreste della Sardegna (E.F.S.) durante le quali saranno esaminati i piani forestali particolareggiati che riguardano 13 Foreste demaniali sarde per ottenere le necessarie autorizzazioni amministrative.
Nei giorni scorsi si è svolto un incontro molto proficuo e cordiale fra il Commissario straordinario dell’E.F.S. prof. Giuseppe Pulina e alcuni funzionari tecnici dell’Ente e una delegazione del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus in relazione alle politiche forestali e, in particolare, alla Foresta demaniale del Marganai (Iglesias, Domusnovas, Fluminimaggiore), oggetto di un’istanza (21 gennaio 2015) dell’Associazione ecologista riguardo i pericoli della ripresa del governo a ceduo di parte del bosco.
Alle forti preoccupazioni ecologiste, il Commissario straordinario Pulina ha assicurato considerazione e un’approfondita valutazione, anche sulle decisioni in precedenza prese.
In proposito, inoltre, sono stati svolti incontri e sopralluoghi con gli elaboratori del piano di gestione del S.I.C. e profondi conoscitori delle aree interessate, il prof. Angelo Aru (agronomo, docente ordinario Geopedologia, Dipartimento di Scienze della Terra Università degli Studi di Cagliari), il biologo Francesco Aru (ingegneria ambientale e metodologie legate all’ambiente ed al territorio, già presso l’Università degli Studi di Cagliari) e il geologo Daniele Tomasi (già ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Cagliari), che – con ben altra competenza scientifica – hanno evidenziato sensibili criticità degli interventi.
Qui pubblichiamo alcune fotografie effettuate dal dott. Francesco Aru che documentano il fenomeno erosivo nel bosco del Marganai.
Crediamo che ci sia bisogno della massima prudenza e precauzione.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Foresta demaniale del Marganai, erosione del terreno nel bosco
Foresta demaniale del Marganai, erosione del terreno nel bosco
dal sito web istituzionale Sardegna Foreste, 3 febbraio 2015
Prosegue l’iter degli elaborati dei P.F.P. e partono le prime Conferenze di Servizi.
Mentre sono al vaglio dei tecnici dell’Ente Foreste gli ultimi 6 P.F.P. di recente consegna, i primi 7 Piani ormai collaudati vanno all’esame dei soggetti deputati ad autorizzarne l’applicazione (Ass. Difesa Ambiente, Corpo Forestale etc.). Nei prossimi giorni on-line gli ultimi P.F.P. in versione definitiva.
Stato di avanzamento, al 2 febbraio 2015.

bosco mediterraneo
bosco mediterraneo
Con questo prospetto aggiornato si vuole rappresentare, nel solco della massima trasparenza possibile, lo stato di avanzamento del processo di redazione ed approvazione dei Piani nei tredici complessi forestali interessati.
Processo di redazione dei P.F.P. – Quadro di sintesi avanzamento progetti al 02.02.15 [.pdf]
Indizione e convocazione Conferenze di Servizi: così procede il percorso dei Piani
Semplificando un po’, la Conferenza di Servizi segna l’avvio del processo autorizzativo “esterno” con le Amministrazioni preposte alle autorizzazioni, secondo le varie competenze (CFVA, SAVI, Provincia) e prevede l’ulteriore coinvolgimento dei comuni interessati.
Per i primi PFP che hanno raggiunto e superato la fase di validazione “interna” da parte dell’Ente Foreste (nel ruolo di committente e titolare della gestione dei territori) e per quei PFP che sono stati collaudati dai responsabili del procedimento, si passa pertanto alla fase di Conferenza dei Servizi.
In base all’esito che emergerà dal confronto con tutti gli attori del processo autorizzativo (tali sono appunto, semplificando ancora, le Conferenze di Servizi) si procederà recependo le eventuali osservazioni in una stesura finale dei Piani, sulla quale, infine, si avrà l’approvazione ed il completamento delle autorizzazioni esterne.
Seguirà la chiusura del procedimento amministrativo da parte dell’Ente Foreste, quindi la piena esecutività.
Tempo necessario stimato: in base alle eventuali correzioni richieste, se non sostanziali, si potrà concludere il lungo iter nel successivi due mesi.
I 13 Piani Forestali Particolareggiati.
Per 5 PFP si è avviata la fase di Conferenza di Servizi: Oasi Tepilora, Castagno, Supramonte, Linas e Marganai.
Per ulteriori due PFP collaudati (Goceano e Gutturu Mannu/Is Cannoneris) seguirà a breve la convocazione di Conferenza Servizi.
Nel contempo, gli altri 6 Piani (Limbara, Montarbu, Monte Arci, Padru, Settefratelli ed Altopiano Buddusò) sono ancora al vaglio dei tecnici (pre-collaudo).
Le Date delle Conferenze di Servizi convocate.
(1) Piani Forestali Particolareggiati dei Complessi Oasi di TepiloraCastagno e Supramonte: il 04.02.2015 alle ore 10:30 presso la sede del Servizio territoriale di Nuoro dell’Ente Foreste (via Deffenu, 7 – 08100 Nuoro)
(2) Piani Forestali Particolareggiati dei Complessi Linas e Marganai: il 05.02.2015 alle ore 10:30 presso la sede della Direzione Generale dell’Ente Foreste (viale Luigi Merello, 86 – 09123 Cagliari).

Consulta le pagine correlate (le comunicazioni precedentemente pubblicate)
(per la lista completa ed aggiornata fare sempre riferimento alla sezione Pianificazione Forestale in home page su questo sito )
– 01.07.2014: Stato di avanzamento delle consegne degli elaborati dei P.F.P. ed estratti cartografici e documentali dei PFP in avanzato stato di redazione.


Foresta demaniale del Marganai, erosione del terreno nel bosco
Foresta demaniale del Marganai, erosione del terreno nel bosco
domanda banalissima: se la Direzione generale dell’E.F.S. è così certa della bontà dell’intervento di ripresa della ceduazione perchè non se ne assume pienamente la responsabilità e vi dà corso?
L'Unione Sarda, 28 febbraio 2015
L’Unione Sarda, 28 febbraio 2015




“La Regione comprò il Marganai per preservarlo, non per raderlo al suolo”


17 settembre 2015 Sardiniapost



apertura_marganai_tagli
Dall’ex Presidente dell’Ente foreste Giorgio Murino, riceviamo e pubblichiamo un intervento sul progetto di tagli che interessa la foresta del Marganai. La nota riprende uno scritto di Giuseppe Mariano Delogu, direttore del Servizio territoriale di Cagliari del Corpo forestale, pubblicato su sardegnasoprattutto.it 
A Lei Delogu che dice di conoscere la selvicoltura e la pedologia, scienze sulle quali riferisce di avere le sue personali opinioni in merito, ma di cui non vuole parlare, peraltro firmandosi come Dirigente del Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione Sardegna, intendo rispondere viceversa a titolo personale.
Il dibattito sviluppatosi intorno ai “tagli nella foresta di Marganai” non è solo attinente alla scienza e, senza abusare di concetti scientifici che evidentemente gli addetti ai lavori sembrano riservare solo a se stessi, ha certo il merito di gettare una luce anzi un faro su una delle tante questioni ambientali attualmente dolorosamente aperte in Sardegna e che nel caso specifico interessa la conservazione del suolo ed il futuro stesso di una foresta pubblica demaniale, ovvero non alienabile, la Foresta Demaniale del Marganai, tanto che proprio gli addetti ai lavori faticano ad ascriverle tra le problematiche “comprensibili” pure a se stessi. D’altra parte purtroppo, visto che tanti sono i “professori” che sono scesi in campo, forse c’è bisogno di citare anche Prof. Cappelli o Prof. Piussi per ricordare ad esempio che anche in Sardegna quel che Lei Delogu chiama “normali pratiche” riguardano proprio il governo a ceduo che “non è idoneo alle esigenze di una moderna e razionale selvicoltura” (Cappelli) e che “potrà convenire solo in regioni ad alta densità demografica con mano d’opera a basso costo” (e’ questa la Sua Sardegna dott.Delogu?) e che “la ceduazione abbia [ha] determinato o per lo meno favorito la degradazione di numerosi boschi…” (Piussi).
Domanda n.1: Cappelli e Piussi (senza scomodarne altri) sono selvicoltori o scienziati? Se non è politica l’opzione “zero”, ovvero lasciare fare alla natura ed escludere l’uomo dalla montagna, non lo è neppure l’opzione opposta (utilizzazione intensiva) ed allora se la tecnica non riesce a contrastare tutto questo purtroppo dovrà essere proprio la politica ad evitare che qualunque libera interpretazione della tecnica porti a utilizzare il capitale legnoso in un arco temporale ben più ristretto rispetto a quello che è stato necessario per ricrearlo dopo le devastazioni lasciate in eredità dagli speculatori d’oltre Tirreno, ben oltre dunque il suo incremento naturale annuo portando così a potenziale scomparsa suolo, bioma, e paesaggio forestale unico in Sardegna, nel Mediterraneo e dunque nel Mondo. Oggi anche solo in termini di rischio, evidentemente gli estensori dell’aggiornando Piano del SIC lo sanno bene e per questo ritengo si siano giustamente tutelati (e non solo loro), sono emerse tutte le dovute preoccupazioni che sono di tipo “tecnico” e non “culturale”!
Fotografie e interviste, a volte pure impedite, testimoniano invece l’importanza di parlarne non solo tra gli addetti ai lavori o nelle segrete stanze di un assessorato, per comprendere e far comprendere bene ad un più vasto pubblico tutta la problematica nel rispetto del naturale principio della più democratica partecipazione possibile di tutta la collettività, perché qui il bene in gioco non è di un solo comune o di un singolo funzionario pubblico ma di tutti i Sardi e non solo!
Sul fatto che non risultino violate le norme di tutela né che siano stati alterati in modo significativo e permanente gli ecosistemi forestali tutelati dalla normativa europea, ci penserà l’Unione Europea ed anche (come si è avuta di recente notizia) l’Autorità Giudiziaria alle quali sono pervenute le coraggiose segnalazioni del caso.
Sulla “virtuosa filiera bosco-territorio” in materia di produzioni energetiche è quantomeno ampia una più attenta valutazione proprio alla luce dell’attuale amplissimo dibattito fortunatamente riapertosi (e a ragionare come sia stato possibile riaprirlo nella Sardegna che vede Lei Delogu potrebbe essere davvero un mistero) sulla scandalosa speculazione in atto in presenza di un enorme surplus produttivo (oltre il 40%) in assenza di qualsiasi reale esigenza industriale. Quest’ultima di certo non può essere rivendicata da un qualsiasi comune di montagna-collina che non è neppure il legittimo proprietario del bene (demaniale lo ripetiamo) nel caso del Marganai acquistato (non dimentichiamolo) dalla Regione nel 1980 per oltre 1 miliardo di vecchie lire per essere immediatamente affidato all’Azienda Foreste Demaniali (oggi Ente Foreste) perché venisse portata avanti il più possibile una linea operativa, quella della conversione dei cedui in fustaie, finalizzata a conseguire l’obiettivo di ottenere “un soprassuolo boschivo a più elevata funzionalità biologica, più facilmente difendibile dagli incendi e più valido, infine, sotto il profilo turistico-ricreativo e paesaggistico” (Beccu). Non è certo questione di “bello” o “brutto” Delogu come Lei vorrebbe far intendere.
Domanda n.2: Oggi, anni 2000 (2015), è da “foresta preistorica” invertire la tendenza predatoria esercitata nei secoli precedenti nelle stesse porzioni tagliate almeno 15 volte senza che la popolazione chiusa nelle proprie drammatiche esigenze di allora potesse proferire verbo?
Tranquillo Delogu per Gian Antonio Stella parlerà Gian Antonio Stella dall’alto della sua audience italiana, non mi voglio certo sostituire anche perché non sono un tecnico…
Comunque Le faccio presente che sempre per un certo Piussi “le conseguenze del taglio raso nel ceduo sono analoghe per vari aspetti a quelle che si hanno nella fustaia sottoposta ad analogo trattamento….” e questo vale a maggior ragione in presenza di pascolo di selvatici quali cervi che ormai numerosissimi e affamati sono già alle porte dei vari paesi dell’area del Linas-Marganai e non solo (legga Unione sarda).
Quanto alle perturbazioni non mi risulta, pur non essendo come Lei uomo di scienza, che nei corsi di laurea in Scienze Forestali e Ambientali di tutta Italia non sia presente lo studio attento dei vari rischi ambientali la maggior parte dei quali però è proprio di origine antropica. Per questo appare strano che tali rischi non possano essere attentamente valutati per esempio con la prescritta Valutazione di Incidenza Ambientale il cui studio era stato predisposto addirittura dalla ditta vincitrice dell’appalto milionario per la redazione dei Piani Particolareggiati delle foreste demaniali della Sardegna (ati DREAM RDM) ma che l’Assessorato Regionale della Difesa dell’Ambiente non ha ritenuto fosse necessaria (incredibile ma vero!), neppure alla luce dei cambiamenti climatici in atto e dei quali in Sardegna stiamo pagando sistematicamente tragiche conseguenze a causa probabilmente di decenni di sottovalutazione non da ultimo proprio delle correlazioni con le “normali pratiche” forestali.
Ha ragione anche Lei quando parla di circa 100.000 ettari di bosco ceduo in Sardegna ma proprio come da Lei affermato questi dati si riferiscono in gran parte alla proprietà privata e non ai soli 1200 ettari circa di fustaie e cedui di leccio del Marganai (dati DREAM pubblicati) di proprietà pubblica demaniale che anziché essere drasticamente dimezzati con il taglio raso nell’arco di 20 anni dovrebbero essere sottratti a qualsiasi speculazione anche perché in larga parte rientranti nell’area intesa e promossa dalla Unione Europea come Sito di Importanza Comunitaria, del cui futuro stiamo parlando, e nella quale i moduli gestionali dovrebbero modernamente evolversi su ben altri modelli di sicuro quelli che consentono il pieno svolgimento di tutti i principali servizi ambientali destinati alla collettività (difesa idrogeologica, assorbimento di CO2, produzione di ossigeno, mitigazione climatica, ricreazione, turismo e paesaggio). Non certo i modelli propri degli interessi dell’impresa privata che in merito alla redditività della legna può parlare meglio di tutti noi messi insieme tanto è vero che anche immettendo le ingenti quantità nel mercato di cui parla Lei continuerà ad importarne da Toscana e Lazio.
E quante occasioni perdute di posti di lavoro proprio perché gli Enti competenti non fanno bene i calcoli facilmente rinvenibili viceversa anche on line (vedi Gruppo di Intervento Giuridico) sugli investimenti che proprio in area SIC possono essere sviluppati rispettando e proteggendo il bosco, non tagliandolo a raso!
Spiace concludere che purtroppo non c’è proprio da stare allegri: tecnici ed istituzioni proteggano e valorizzino davvero le nostre risorse ambientali comprese quelle forestali. Di certo non potranno essere confusi con gli speculatori.
** Giorgio Murino, ex Presidente dell’Ente Foreste della Sardegna.
 

Cagliari, taglio del bosco di Marganai: indaga la procura

Il taglio di una lecceta che ricade nel sic, sito di interesse comunitario, avviato senza alcuna richiesta di autorizzazione ha attirato l'attenzione della magistratura dopo la denuncia del soprintendente alle Belle arti e paesaggio Fausto Martino


La Nuova Sardegna 28 settembre 2015

La foresta di Marganai
CAGLIARI. La procura di Cagliari si prepara a entrare nel bosco del Marganai, in Sardegna, per verificare la legittimità delle autorizzazioni che hanno dato il via libera al taglio degli alberi. Sono molti gli ettari verdi che rischiano di finire in cenere passando per il caminetto.
Nonostante la tutela del Sic, sito d’interesse comunitario, l’incantevole foresta di lecci e macchia mediterranea è in parte già caduta sotto la scure maneggiata dal Comune di Domusnovas (Carbonia-Iglesias), che attraverso le motoseghe punta allo sviluppo del territorio grazie ai posti di lavoro garantiti per una ventina di persone.

Marganai, Oppi a Stella: “Coi tagli io non c’entro”. Il giornalista: “Certo, come no”


21 settembre 2015 Sardiniapost



giorgio_oppi-800x450
Botta e risposta tra il consigliere regionale Giorgio Oppi e il giornalista del Corriere Gian Antonio Stella, autore di un nutrito reportage sul progetto di tagliare 550 ettari di lecceta nel compendio del Monte Linas – Marganai. All’esponente dell’Udc non è andata giù una frase riportata nell’articolo di Stella, che ha ricordato come  “a un certo punto, cinque anni fa, l’allora assessore regionale all’Ambiente (all’Ambiente!) Giorgio Oppi, l’Ente Foreste (un carrozzone regionale con 7.000 dipendenti, pari a 250 mila a livello italiano!) e il sindaco di Domusnovas Angelo Deidda detto Angioletto, hanno deciso di inventarsi lo sfruttamento della foresta demaniale del monte Marganai. E di radere al suolo un primo pezzo di 35 ettari di selva”.
Oppi sfida dunque Stella a trovare qualsiasi atto che abbia “deliberato, consentito, agevolato, sottaciuto” i tagli nella foresta del Marganai. “Ma è chiaro che gli atti li firmano i dirigenti e non gli assessori”, fa notare la penna del Corsera. Che quando tira in ballo l’attuale consigliere regionale, non sbaglia: il progetto in questione è arrivato in Regione il 15 dicembre 2009. L’assessore all’Ambiente era Giorgio Oppi.
E anche quando la Provincia di Carbonia-Iglesias dà il via libera ai tagli, il 3 dicembre 2010, l’assessore regionale all’Ambiente è Giorgio Oppi. Che però, così come specifica nella piccata lettera inviata a Stella, sostiene di aver saputo del ‘Caso Marganai’ proprio grazie all’articolo del Corsera.
il-corriere-della-sera-15-settembre-2015
La querelle prosegue poi sul numero dei dipendenti dell’Ente foreste (circa 7.000 e non 5.900, come sostiene il consigliere regionale), fino all’esistenza di “molte – scrive Oppi – e dettagliate relazioni” che difendono il progetto di radere al suolo circa 550 ettari di lecceta. Fosse vero, sarebbe uno scoop: perché non le si pubblica?
P. S.
(immagine da http://gruppodinterventogiuridicoweb.com)

Vuoi abbattere un bosco? Benvenuto. Ma paga o ti denuncio


11 giugno 2015 Sardiniapost



apertura_marganai_tagli
A Orgosolo son proprio dei mattacchioni. Metti che una mattina tre giovini in fuoristrada non sappiano che fare e puntino prima sull’area protetta di Montes e subito dopo su un leccio. Accendono la motosega e lo buttano giù. Dietro quelle foglie ci sono gli agenti della Forestale che li denunciano perché han fatto “legnatico in area super protetta”, dice in prosa il verbale. Multa e segnalazione. Dunque sa giustissia ha fatto il suo dovere. Ci mancherebbe: dura lex, sed lex.
Poi capita che a 150 chilometri a sud ovest di Montes, nell’area protetta (SiC!*) del Monte Linas – Marganai, di lecci ne abbiano buttato giù qualcuno in più. Metti trentatrè ettari. Che equivalgono più o meno a 45 campi da calcio. E diciamo pure che in quel santuario naturalistico, la dura, durissima lex pare essersi un po’ ammosciata, visto che con un paio di sponsor d’eccezione come l’Ente foreste (SiC!) e il Corpo forestale (SiC!), di lecceta han deciso di raderne al suolo 550 ettari da qui a dieci anni. “Tutto legittimo”, dicono in coro politica, burocrazia, grandi investitori e disoccupati. Fanno eccezione gli esperti: “I tagli nel Marganai? Nefasti”, han scritto nero su bianco.
In fondo: son sempre boschi, son sempre lecci. Tanto che i tre orgolesi denunciati avranno tutto il diritto di domandarsi perché loro non possono abbattere un leccio in un’area protetta, mentre a poche centinaia di chilometri se ne possono radere al suolo centinaia. Per legge. E tutto questo col placet – qui sta il paradosso – degli stessi che li hanno denunciati.
Spieghino questo i vertici dell’Ente foreste e del Corpo forestale a chi ha sempre preservato il proprio territorio (gli orgolesi) e mai baratterebbe i propri boschi per quattro soldi. Nemmeno per una questione di pellet. E nemmeno (giusto un esempio) per i 180mila euro Iva inclusa che l’Ente foreste ha incassato per far abbattere non un leccio, ma tutti quelli cresciuti rigogliosi nei 33 ettari del compendio naturalistico del Monte Linas – Marganai e già rasi al suolo tra il 2011 e il 2013. E quanti lecci sono stati buttati giù in 33 ettari? A occhio e croce tanti. Tantissimi. Sicuramente più di uno.
Pablo Sole



I tagli nella Foresta demaniale del Marganai.



Gruppo d'Intervento Giuridico


I tagli nella Foresta demaniale del Marganai.
Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)
I tagli boschivi nella Foresta demaniale del Marganai (Iglesias, Domusnovas, Fluminimaggiore) alimenteranno una fabbrica di pellet, in progetto a Domusnovas (CI).
Sono questi i veri motivi della ripresa del governo a ceduo di parte del bosco, con non trascurabili rischi di erosione?
Ne parla, da par suo, Gian Antonio Stella, su Il Corriere della Sera.
Buona lettura.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

I tagli nella Foresta demaniale del Marganai.
Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio, erosione (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)
 
da Il Corriere della Sera, 7 settembre 2015
IL CASO. La selva preistorica del Sulcis che diventa legna da ardere.
Il sindaco: creiamo lavoro. Ma il 63% dei fondi Ue non è stato speso. Gli ambientalisti «Bruxelles finanzia la tutela di aree come questa, ma qui c’è un ritorno in voti». (Gian Antonio Stella)
È meglio spendere i fondi europei o abbattere una foresta «preistorica» per fare pellet? La risposta è ovvia. La giunta d’un paese sardo invece, d’accordo incredibilmente con l’Ente Foreste, ha deciso di dare un po’ di lavoro ai compaesani radendo a zero la selva. Avranno pesato i danni collaterali? «Non abbiamo soldi per questi studi». E i rischi idrogeologici? Uffa…
Siamo a Domusnovas, un centro di seimila anime a una cinquantina di chilometri da Cagliari. Terra di miniere. Dalle quali il paese ebbe qualche decennio d’una certa agiatezza. Finiti nella seconda metà del ‘900. Crisi. Emigrazione. Disoccupazione. Il destino di tutto il Sulcis. Via via più povero nonostante lo Stato abbia cercato di arginare la deriva investendo dal 1996 al 2011, spesso con interventi di puro assistenzialismo, oltre seicento milioni.

I tagli nella Foresta demaniale del Marganai.
Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)
Fatto sta che a un certo punto, cinque anni fa, l’allora assessore regionale all’Ambiente (all’Ambiente!) Giorgio Oppi, l’Ente Foreste (un carrozzone regionale con 7.000 dipendenti, pari a 250 mila a livello italiano!) e il sindaco di Domusnovas Angelo Deidda detto Angioletto, hanno deciso di inventarsi lo sfruttamento della foresta demaniale del monte Marganai. E di radere al suolo un primo pezzo di 35 ettari di selva.
Un trauma. Subito denunciato dagli ambientalisti. Ma presto rilanciato con un progetto ancora più radicale: il «ripristino del governo a ceduo e la pianificazione dei futuri tagli» per altri 540 ettari. Pari a dodici volte la superficie della Città del Vaticano. Così da dare lavoro alla cooperativa Mediterranea e a qualche decina di disoccupati.
«È solo legnaccia!», spiegherà Angioletto a una riunione dei sindaci del Sulcis finita su YouTube grazie all’oratoria torrenziale (e volgarotta…) del nostro. Insomma, buona solo per fare pellet da ardere.
stendardo GrIG A quel punto sono saltati su quelli del Grig, l’agguerrito Gruppo d’Intervento Giuridico di Stefano Deliperi: «Fermate tutto, quelle foreste di leccio, corbezzolo, fillirea e macchia alta sono inestimabili». In parallelo, il giornale online Sardiniapost.it , diretto da Giovanni Maria Bellu, iniziava a martellare sull’assurdità di quella scelta irreversibile. Dice tutto il titolo: «L’incredibile missione dell’Ente Foreste: radere al suolo 500 ettari di bosco».

Una lettera dei tre docenti universitari autori del piano di gestione del S.I.C. (Sito Importanza Comunitaria), profondi conoscitori delle aree interessate, e cioè l’agronomo Angelo Aru, il biologo Francesco Aru e il geologo Daniele Tomasi, infatti, lanciava già l’allarme quasi un anno fa. Denunciando il pericolo che il taglio della foresta possa causare «nefaste conseguenze» ambientali. Con «gravi alterazioni» al terreno, un «incremento del ruscellamento e dell’erosione», la «riduzione della capacità ricostituiva della copertura vegetale», la «scomparsa di alcune delle specie»…
In pratica, traduce in parole semplici Francesco Aru, «vogliono distruggere uno degli ultimi esempi di foresta mediterranea spontanea cresciuta su rocce vecchie di 680 milioni di anni e sopravvissuto nei millenni agli errori dell’uomo… Una rarità assoluta». Per capirci: su quel tipo di terreno, una roccia di tipo dolomitico, «per fare un centimetro di suolo ci vogliono mediamente 350 mila anni. Un processo lunghissimo. Se tu hai un tappeto di soli venti o trenta centimetri di terreno il taglio di un albero rappresenta uno stress… Figurarsi un disboscamento come quello progettato!». Il rischio? «Per gli errati utilizzi da parte dell’uomo gli altri boschi simili sono scomparsi. Una volta che butti giù hai il deserto. Con tutto il rispetto per il lieve sollievo dato alla disoccupazione nella zona: vale la pena di distruggere un tesoro ambientale unico?»

I tagli nella Foresta demaniale del Marganai.
Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)
Dicono i difensori del disboscamento: lo facevano pure i nostri nonni. Vero, ma non così massicciamente. Un intervento tanto brutale lo fece solo, un secolo e mezzo fa, nel 1856, il conte emiliano Pietro Beltrami. Non a caso ricordato come «l’Attila della Sardegna». Certo, la foresta del Marganai sopravvisse. Ma proprio quegli abbattimenti, dicono gli esperti, hanno reso fragilissimo l’equilibrio. E aumentato i rischi.
Tanto più che, spiegano Stefano Deliperi e Francesco Aru, «l’Europa è disponibile in questi casi a intervenire finanziando la conservazione di aree di particolare interesse. In pratica, con la direttiva Habitat dice: se tu non la tocchi, quella foresta antica miracolosamente sopravvissuta, ti do io i soldi. Facciamo un contratto: quanto vale quel legno all’ettaro? Ti pago il valore di mercato. Se da questa una lecceta puoi ricavare 7.000 euro a ettaro te li do io». E allora perché Comune ed Ente Foreste non scelgono questa alternativa? «Perché qui c’è il ritorno in voti, favori, servizi collaterali…»
Tesi della giunta: relazione sbagliata. «Il nostro territorio l’abbiamo sempre difeso», ha spiegato il vicesindaco Gianpaolo Garau a Sardiniapost.it : «Ogni santo giorno in Comune c’è la processione. Non c’è lavoro, le persone non sanno come andare avanti. Noi dobbiamo dare una risposta». Di quanti occupati parliamo? «Su un taglio di 35 ettari di lecceta, 50/60 persone. Una boccata d’ossigeno per sette/otto mesi, poi per altri sei mesi potranno contare sul sussidio di disoccupazione». «Perché se contestate quei risultati non commissionate uno studio scientifico?». «Gli esperti bisogna pagarli e il Comune non ha soldi, siamo alla disperazione, con i disoccupati che vengono in municipio tutti i giorni. Non possiamo buttare i soldi per gli studi». Testuale. Come se un errore catastrofico non avesse poi conseguenze catastrofiche: desertificazione, frane, disastri ad ogni «bomba d’acqua»…
Nel frattempo, L’Unione Sarda titolava scandalizzata sui fondi europei: «Por e Pac, Sulcis maglia nera: non sa spendere 58 milioni». Sintesi: «Nella provincia più povera d’Italia il 63% dei fondi assegnati non è stato ancora speso…». In compenso, il sindaco Angioletto Deidda e la sua giunta, quelli senza soldi per gli studi, hanno deciso di dare 3.647 euro a un avvocato perché quereli il giornalista Pablo Sole, che da mesi denuncia i rischi del disboscamento. Ha scritto qualcosa di falso? No, dice la delibera: ha «messo in cattiva luce l’operato dell’Amministrazione…». Boh…

 
 

foresta mediterranea
foresta mediterranea
(foto F.A., S.D., archivio GrIG)






ciclamini

Che succede nel Marganai?

mar 3, 2015 Fiorenzo Caterini Sardegnablog
In un precedente articolo,  http://www.sardegnablogger.it/del-come-rendere-produttivi-boschi-sardi-senza-distruggerli/   scrivevo dei rischi che correva il patrimonio forestale pubblico a causa del business delle biomasse. Parlavo di un rischio, dunque, di utilizzo non condivisibile del patrimonio forestale sardo.
Quel rischio non me lo sono inventato.
Esiste infatti, giacente in Regione, una “Analisi di Massima sull’utilizzo delle Biomasse Forestali a Scopi Energetici”, allegato al Piano Forestale Regionale. http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_73_20080129175721.pdf .
Tuttavia mi sono giunte sollecitazioni, da parte di diversi amici e di autorevoli e competenti esperti, a rivedere le mie posizioni, giudicate, il taluni casi, un po’ avventate, sulla questione del taglio di utilizzazione boschiva del Marganai.
Solo che c’è un piccolo dettaglio.
Io non ho mai parlato del Marganai.
Non ho parlato del Marganai proprio perché non mi avvento a parlare di cose che non conosco bene.
Io mi riferivo, in generale, al rischio di utilizzo del patrimonio forestale pubblico sulla questione delle biomasse. In termini ancora più generali, ho parlato, in quest’altro articolo, http://www.sardegnablogger.it/biomasse-lenergia-cannibale/  del meccanismo che può ingenerare una incentivazione delle centrali a biomasse, con il rischio che da tecnologia utile a trasformare in energia la biomassa in eccesso si riveli invece come consumatore indiscriminato di risorse naturali.
Tuttavia, il fatto che mi sia stato attribuito, automaticamente, una allusione al Marganai, dimostra che la vicenda che riguarda quei boschi stia creando notevole scalpore e persino allarme sociale.
Oltre all’allarme, lanciato dal Gruppo di Intervento Giuridico, sono apparsi altri articoli nei vari siti internet di informazione dove si sollevava il problema, anche con l’apporto di testimonianze titolate sotto il profilo scientifico.
Per comprendere l’allarme sociale che sta suscitando il trattamento delle foreste del Marganai, è sufficiente pensare che è in atto una raccolta di firme per fermare quello che, secondo molti, è un vero e proprio scempio.
Ad uno di questi articoli è apparsa la risposta dell’Amministratore dell’Ente Foreste il Prof. Pulina.
http://www.sardiniapost.it/angolo-dei-lettori/pulina-lente-foreste-gestisce-240mila-ettari-di-bosco-e-possibile-che-sbagli-solo-nel-marganai/ .
In questo articolo, il direttore dell’Ente Foreste precisa che “In particolare si prevedono interventi selvicolturali su una superficie di 1.233 ha, quindi sul 26% dell’intera Foresta Demaniale. Su questa superficie i tagli di ceduazione interesseranno un area di 400 ettari, sempre nell’arco di un decennio, dunque una percentuale effettiva di circa l’8% dell’intera area forestale. Ulteriori 730 ettari (circa il 15% dell’area forestale complessiva) riguardano interventi di avviamento a fustaia, diradamenti, tagli fitosanitari, cure colturali e rimboschimenti.”
Ah ecco, quindi la ceduazione non me la sono inventata io.
È solo una parte della foresta, ma c’è.
Sostiene, altresì, il direttore dell’Ente, che “Il ritorno all’utilizzo del legno come combustibile è promossa ed incentivata, anche e soprattutto tra i paesi firmatari del protocollo di Kyoto, sia per sostenere la corretta gestione del patrimonio forestale sia per i convenienti costi di approvvigionamento e ancora per l’azione di contrasto ai cambiamenti climatici derivanti dall’uso di fonti energetiche non rinnovabili.”
Quindi un utilizzo a scopo energetico del legname nel compendio c’è, non me lo sono inventato io.
Nell’articolo si parla genericamente di legna da ardere, non di biomasse.
Ma è lecito, data la delicatezza dell’argomento, attendere una smentita o una conferma netta, chiara, che non lasci adito a equivoci? E’ lecito conoscere con chiarezza qual è l’intendimento della Regione su questo argomento?
Chiunque del settore sa bene che c’è una differenza tecnica sostanziale tra un taglio indiscriminato e la ceduazione. Lo sa il tecnico, ma quello che risulta dalle fotografie non è un bello spettacolo a vedersi. Dicasi lo stesso per certi trattamenti selvicolturali, magari fondamentali per rinnovare il soprassuolo boschivo.
Credo che la sensibilità ambientale dell’opinione pubblica, anche quando è semplificata da una limitata competenza tecnica, sia comunque un patrimonio morale da valorizzare.
Credo anche che, se c’è un allarme sociale su una qualsiasi vicenda, non tutto è il  risultato di quella limitata competenza, o di atteggiamenti ideologici.
Magari c’è un deficit di comunicazione.
E siamo qui, tutti, per cercare di porvi rimedio.


Sardegnablog
La_peonia_del_Gennargentu

Del come rendere produttivi i boschi sardi senza distruggerli.

feb 5, 2015 Fiorenzo Caterini

A partire soprattutto dal dopoguerra, si pensò di ricostruire le foreste sarde, devastate, scotennate, tagliate e ritagliate per oltre un secolo, a partire dai primi decenni dell’800. Quelle vicende le ho narrate nel libro “Colpi di Scure e Sensi di Colpa”. La Sardegna era stata improvvisamente catapultata nel sistema economico mondiale mercantile, e la concezione imperante che si era affermata all’epoca era quella dell’utile. Una concezione liberista che ha portato l’Europa, alla fine, ai tragici esiti delle due guerre mondiali.
La ricostruzione della vegetazione sarda fu una scelta obbligata, per porre rimedio a quello scempio, che aveva provocato una recrudescenza, oltre che della malaria, del dissesto idrogeologico, dell’aridità dei suoli, della siccità, degli incendi e delle alluvioni.
Da qualche decennio le concezioni liberiste hanno ripreso vigore, travolgendo anche, tra gli altri, gli ambienti della politica italiana senza distinzione di fede. E’ tutto un inneggiare e invocare privatizzazioni e liberalizzazioni, a discapito di un senso del bene comune che si sta progressivamente perdendo.
In questa ottica si può interpretare la scelta nel programma dell’Ente Foreste di utilizzare una parte dei suoi boschi per le centrali a biomasse.
E’ chiaro che, dopo tanti anni di sprechi e di clientelismo politico, il bilancio dell’Ente è da riassestare. La gran parte dei consistenti fondi di bilancio servono per le spese correnti, in particolare per il costo della mano d’opera. Tuttavia i cantieri regionali, superate le concezioni “a rapido accrescimento” alloctone degli anni ’60, rappresentano oggi dei compendi forestali di grande valore ambientale e paesaggistico.
Come ho rappresentato nell’articolo Le foreste sarde in conto dare e in conto avere, non è possibile quantificare, con parametri “economicistici”, i benefici, non solo morali, ma propriamente economici, che possono apportare la presenza e la cura dei boschi.
Grazie a quest’opera, il patrimonio boschivo sardo è stato in parte ricostituito; un’altra consistente parte, invece, sta ricostituendosi a causa dell’abbandono ultratrentennale dell’agricoltura. In questo ultimo caso, per rubare l’espressione al paesaggista Gilles Clement, ci ritroviamo dentro una sorta di “terzo paesaggio”, un mondo transitorio di cui ancora non abbiamo deciso bene che farne.
Dei boschi regionali in gestione all’Ente Foreste, invece, si impone un suo utilizzo affinché non resti un patrimonio solo morale e possa contribuire al suo bilancio.
Per poter utilizzare al meglio la possibilità offerta dal business incentivato delle biomasse, la Regione Sarda ha programmato la riconversione di parte del suo patrimonio boschivo da fustaia a ceduo. Una terminologia tecnica che, in realtà, nasconde una prima massiccia utilizzazione del patrimonio boschivo con il suo assestamento ad un grado di evoluzione meno naturale, che consente, attraverso la ricrescita dei polloni dalle ceppaie, la possibilità di utilizzare biomassa più minuta e più idonea all’impiego. Tronchetti più sottili, insomma, per bruciare meglio nelle centrali.
Una conversione che verrà certamente fatta sotto la guida di personale esperto che curerà di non scoprire in maniera eccessiva il soprassuolo e di lasciare un certo numero di matricine per ettaro, ovvero di “piante di riserva” utili per la rigenerazione del bosco.
Occorre precisare, per evitare facili radicalismi, che i boschi sono tutti, in un modo o nell’altro, sottoposti ad un trattamento selvicolturale. Si tratta di scegliere il più idoneo allo scopo. Un bosco fragile e in crescita verrà sottoposto esclusivamente a tagli colturali, di sfollo o di selezione, un bosco maturo a tagli di utilizzazione, al fine di asportare la parte in eccedenza di legname per gli usi produttivi, che nel caso delle leccete sarde si limitano alla legna da ardere. In questo caso la moderna selvicoltura prevede una asportazione graduale, ciclica, del legname, in modo da garantire la rinnovazione perpetua dell’ecosistema e della produttività.
Ma in questo caso viene contraddetta una norma quasi sacra della selvicoltura moderna, ovvero la trasformazione da fustaia a ceduo, che in genere è vietata.
In pratica si ingenera artificiosamente una regressione dell’ecosistema. Un po’ come consumare una parte del capitale bancario, o vendersi una parte dei gioielli di famiglia. E per condurre artificiosamente ad un grado involutivo inferiore l’ecosistema, anche se con i metodi meno pervasivi che ci possono essere, non si potrà fare comunque a meno di un intervento traumatico sul soprassuolo boschivo.
Si dirà che è cosa anche comprensibile nei periodi di crisi. Un sacrificio per ripartire con una nuova politica.
Ma in realtà, a mio parere, ci troviamo di fronte a quella che i sociologi chiamano “dipendenza dal sentiero”. Una dipendenza storica da un sentiero dalla quale non riusciamo ad uscirne, il sentiero del modello di sviluppo imposto dall’esterno che ha visto da sempre la Sardegna produrre quasi esclusivamente materie prime provenienti da microsistemi economici disintegrati e di tipo monoculturale. In particolar modo la Sardegna nella sua storia ha prodotto materie prime per l’energia, tanto che l’isola è ampiamente autosufficiente ed anzi esporta oltre il 40% di quella che produce, attraverso un potentissimo cavo sottomarino, il SAPEI, che Terna, guarda caso, si è affrettata a realizzare di recente, senza concreti benefici per l’economia locale.
Non vorrei neppure parlare dell’area parco, della zona SIC e del nido dell’astore che verrà perduto, perché poi si finisce per addossare, agli elementi della natura, responsabilità che non gli competono.
Parlo invece propriamente degli aspetti sociali ed economici della vicenda. Proseguendo su questa strada, si potrà anche ridurre il costo dell’Ente per qualche anno, ma si intaccherà, ancora una volta, il prezioso capitale dell’ambiente sardo. Ne vale la pena?
E anche in questo caso, ci ritroviamo di fronte all’ennesima monocultura. La “monocultura del leccio”, come l’ha definita l’amico Giampiero Poddie. Cantieri forestali che hanno prodotto in questi anni solo leccio per legna da ardere, pronti per la loro riconversione in energia per lo sfruttamento esogeno.
Veniamo allora al quesito posto dal titolo. Come rendere le foreste sarde produttive senza distruggerle, o comunque senza limitarle nel loro grado evolutivo?
Io credo che occorra, intanto, uscire fuori dalla cultura politica, neoliberista, dell’ossessione del bilancio. In particolare occorre ragionare sui boschi della Sardegna come grande opportunità di sviluppo e di ricostituzione economica e sociale.
Vi sono, all’interno della Regione Sardegna, figure professionali di altissimo profilo. E ci sono tanti giovani laureati in materie scientifiche, con tanto di master e di esperienze di studio all’estero, lasciati nel più completo abbandono da parte di questa società tutta tesa a saldare bilanci e a fare la competizione con sé stessa.
Io credo che il bosco, fuori dalla monocultura del leccio, fuori dal solito sentiero del modello di sviluppo imposto, possa essere un grande laboratorio sperimentale di produzioni naturali. Non è possibile, mi dico, che da una così grandiosa massa organica non possano venire fuori prodotti, castagne, nocciole, funghi, frutti di bosco, lumache, piante officinali, orti biologici, miele di qualità, allevamenti di specie animali di ogni tipo. C’è tutto un campionario di prodotti che la fertilità accumulata in questi anni dal bosco può tirare fuori. Ad esempio, vi sono significative esperienze di produzione, in modo sostenibile, del pellet da boschi sardi.
Occorre pensare ad aziende che producano posti di lavoro utilizzando una prospettiva integrata, con molteplici produzioni locali.
Dico una cosa che oggi potrà apparire come una eresia. Credo che, invertendo l’attuale moda della privatizzazione, possa essere la Regione Sarda, con i suoi enti sperimentali e con assunzioni mirate di personale qualificato, a promuovere una stagione di intervento del settore pubblico con una sperimentazione integrata.
Ci sono già esperienze in questo senso davvero interessanti e la stessa Regione, forse con non troppa convinzione, sta provando a battere nuove strade.
Chiaro che c’è da vincere la sfida del mercato, cosa non facile. Tuttavia mi chiedo, ad esempio, se un marchio regionale che possa garantire l’assoluta naturalità dei prodotti, privi di qualunque additivo chimico (consentito dalla fertilità accumulata dal bosco e dalla presenza di una forte naturalità), non possa costituire un grande richiamo promozionale, con ricadute a cascata sul tutto il sistema Sardegna.
Mi rendo perfettamente conto che è molto più semplice tagliare piante e buttarle in centrale, per far rifiatare il bilancio.
Ma non credo che questa possa essere una soluzione ai guai dell’Ente, e neppure di aiuto alla Sardegna.




Il 2 ottobre a Cagliari un sit-in per “salvare la foresta del Marganai”


24 settembre 2015 Sardiniapost



marganai_1_foto_daniela_ventura
“Salviamo la foresta del Marganai“. Con questo obiettivo l’indipendentista Pier Franco Devias, insieme con centinaia di sostenitori, ha promosso un sit-in il 2 ottobre prossimo alle 10.30 sotto gli uffici dell’assessorato regionale all’Ambiente, in via Roma 80 a Cagliari. L’iniziativa ha preso spunto dalla “grande preoccupazione” dei cittadini per il progetto dell’Ente foreste di tagliare 550 ettari di lecceta nel compendio del Marganai, per ricavarne legnatico e materia prima per la produzione di pellet. 
“Noi non abbiamo le competenze scientifiche per giudicare la bontà o meno di questa scelta, tantomeno per esprimerci tecnicamente su questa gestione a governo ceduo del bosco – precisa Devias -. Ma c’è chi ha le competenze per giudicare ciò che è stato fatto. Fino a questo momento l’unica relazione che è stata fatta su questi tagli è quella firmata da Angelo Aru, padre dell’agronomia in Sardegna, dal biologo Francesco Aru e dal geologo Daniele TomasiLa loro relazione reputa gli effetti del taglio ‘nefasti'”.
“Ad ora – aggiunge l’esponente indipendentista – oltre a questa relazione scientifica che si esprime in maniera fortemente critica per l’operato, non esiste nessuna altra relazione scientifica ma solo vaghe rassicurazioni da parte della Forestale che dice che il taglio non ha avuto effetti dannosi. Ce lo auguriamo, ma purtroppo le ‘rassicurazioni’ hanno validità solo quando sono affiancate da una prova scientifica. Che non c’è. In questo contesto, già di per sé estremamente preoccupante, l’Ente Foreste approva un nuovo taglio. Questa volta, addirittura, di ben 550 ettari di foresta”.
Nella nota ci si chiede poi cosa pensano della vicenda il presidente della Regione Francesco Pigliaru e l’assessore regionale all’Ambiente Donatella Spano, “visto che fino a questo momento non hanno espresso alcuna posizione nonostante il loro ruolo e nonostante la gravità della situazione. Da cittadini sardi crediamo che l’Assessore e il Presidente debbano esprimere pubblicamente un loro chiaro parere in merito ed operare tempestivamente al fine di assicurare la protezione dell’ambiente”.
“La foresta – ricorda ancora Devias – era stata acquistata dalla Regione Sardegna nel 1980 con oltre un miliardo di lire di investimento e affidata alla gestione dell’Azienda Foreste Demaniali (oggi Ente Foreste) con lo scopo di proteggerla e valorizzarla. Evidentemente l’Ente Foreste ha reputato che uno dei modi per valorizzare questa foresta fosse il taglio degli alberi, dal momento che essa è stata sottoposta negli scorsi anni a tagli per complessivi 35 ettari da parte di una cooperativa di Domusnovas che si era aggiudicata l’appalto”. Ma “probabilmente esistono metodologie di protezione, valorizzazione e fruizione più adatte rispetto al taglio di migliaia di alberi ancora giovani. È una questione, questa, di scelte e di punti di vista. Magari per esempio una valorizzazione turistica che dia anche lavoro a tante persone nella zona, occupandole nell’ambito della ricezione turistica e dei servizi ai tanti visitatori di un territorio dal grande valore naturalistico piuttosto che nel taglio degli alberi per la produzione di pellet”.
“Non siamo talebani – conclude il promotore del sit-in – e non abbiamo niente in contrario quando dei tagli controllati sono fatti in funzione di protezione e rivitalizzazione del bosco, ma è tutto da vedere se è questo il caso. Vogliamo capire se a muovere le motoseghe siano interessi diversi da quelli che sono stati demandati all’Ente, ovvero la protezione del bosco e nient’altro che questo”.
(foto di Daniela Ventura)

La Regione nel 2010: “Tagliate pure…”. Ecco come nasce il Caso Marganai


19 marzo 2015 Sardiniapost



schianti
Alla fine del 2009, negli uffici del Servizio impatti ambientali della Regione arriva un corposo fascicolo. È il progetto di ripristino del governo a ceduo nell’area del Monte Linas – Marganai. Tradotto: Ente foreste e Comune di Domusnovas hanno intenzione di radere al suolo 300 ettari di lecceta (ora sono diventati 550) di proprietà regionale, acquistata nel 1979 dall’allora Azienda foreste demaniali per la modica cifra di un miliardo e 100 milioni di lire. Obiettivo: trasformare i lecci in legna da ardere. La materia è delicata, visto che il compendio in questione è un sito di importanza comunitaria, la sua gestione sottostà alla cosiddetta Direttiva habitat e fa parte della rete Natura 2000. In sostanza, il “cuore della politica comunitaria in materia di conservazione della biodiversità, che ha lo scopo di salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato”.
Un concetto abbastanza chiaro, che sembra fare a botte con l’idea di buttar giù 300 ettari di foresta. Vero è che gli ettari all’interno dei confini del SiC propriamente detto sono 16, ma la valutazione di incidenza ambientale – dicono le norme – si applica anche agli interventi che “pur sviluppandosi all’esterno dell’area, possono comportare ripercussioni sullo stato di conservazione dei valori naturali tutelati nel sito”. È proprio il caso del Marganai, come dimostrano le mappe dei tagli contenute nel fascicolo.
Eppure, dopo uno screening, il Savi accorda il nullaosta senza sottoporre il progetto alla valutazione  di incidenza ambientale, malgrado questo debba applicarsi a “qualsiasi piano o progetto che possa avere incidenze significative su un sito o proposto sito della rete Natura 2000, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti e tenuto conto degli obiettivi di conservazione del sito stesso”.
Come giustifica il Savi questa scelta? Scrive l’allora direttore del Servizio Franca Leuzzi – che in seguito sarà nominata direttore generale dell’assessorato all’Ambiente e attualmente è capo di Gabinetto dell’assessore Donatella Spano – che “gli interventi nel loro complesso non sembrano poter avere effetti significativi sugli habitat e sulle specie riportate nel formulario standard del sito Natura 2000 e pertanto si valuta che il progetto non deve essere sottoposto a procedura di valutazione di incidenza”.
Purtroppo, cinque anni dopo accade esattamente il contrario, come documentato dall’aggiornato Piano di gestione del compendio, in cui si evidenza chiaramente quanto la prima stagione di tagli a raso (35 ettari di lecceta abbattuta, compresi i 16 ettari all’interno dei confini del SiC) abbia influito negativamente sull’habitat e sulle specie presenti nel Marganai. “I tagli sono stati nefasti”, precisano gli esperti che da quasi un anno monitorano l’area interessata dalla ceduazione. Non sarà mica il caso di rivedere le scelte del passato? Forse sì. E infatti il nuovo direttore del Savi Gianluca Cocco, nell’ottobre scorso fa sapere all’Ente foreste che i piani e i progetti che interessano i SiC dovrebbero passare al vaglio del Servizio impatti.
Anche perché, sulle prime, i risultati “nefasti” della prima stagione di tagli erano forse ipotizzabili e prevedibili, soprattutto se si decide di radere al suolo centinaia di ettari di foresta. E d’altronde, sul tema sarebbe stato sufficiente dare un’occhiata alla letteratura scientifica (vedi sotto), che con le motoseghe – soprattutto in aree ‘protette’ – non è mai andata tanto d’accordo.
Pablo Sole



Marganai, l’assessore ai tecnici: “Togliete i vincoli sul taglio della lecceta”


21 settembre 2015 Sardiniapost



marganai_5
“Non devono essere inserite misure rigide e generalizzate che limitino fortemente l’uso tradizionale ed economico del territorio”. Questo perché “fissare regole troppo rigide in un territorio vasto e articolato come quello del Sic […] può sortire un effetto opposto alla tutela”.
Sono alcuni passaggi contenuti nella lettera (guarda) che l’assessore all’Ambiente del Comune di Villacidro Marco Mocci ha inviato al team di esperti che si sta occupando dell’aggiornamento del Piano di gestione del compendio Monte Linas – Marganai, l’area interessata dal progetto di taglio a raso di oltre 550 ettari di lecceta per ricavarne legname e materia prima per la produzione di pellet. Un progetto, quest’ultimo, già realizzato per un’estensione complessiva di circa 35 ettari. Gli effetti? “Nefasti”, hanno scritto nero su bianco Angelo Aru, padre dell’agronomia in Sardegna, il biologo Francesco Aru e il geologo Daniele Tomasi. Si parla di un compendio acquistato dalla Regione alla fine degli anni ’70 per oltre un miliardo di lire, con l’obiettivo di preservarlo e valorizzarlo.
Partendo dai dati raccolti, il team ha inserito nell’aggiornamento del Piano di gestione alcune prescrizioni. Un esempio: le ceduazioni non dovranno interessare aree superiori all’ettaro e in terreni che non superano il 30% di pendenza. Queste condizioni – che secondo il team devono essere adottate per evitare l’erosione del suolo, il dilavamento e altre criticità già rilevate dopo la prima stagione di tagli – non hanno però riscontrato il favore dell’assessore comunale. Il quale ha riscritto alcuni passaggi del Piano firmato dal team e, nelle intenzioni, le sue riformulazioni dovrebbero sostituire quanto dichiarato dagli esperti. Per dovere di cronaca va registrato il fatto che lo stesso assessore – che abbiamo contattato chiedendogli un’intervista, ma ancora non ci ha risposto – è un dipendente dell’Ente foreste, che insieme al Comune di Domusnovas difende strenuamente il progetto di tagliare i 550 ettari di lecceta.
Secondo quanto Mocci scrive nella lettera, le misure da adottare potranno “essere stabilite e prescritte” in un secondo momento, nei “piani particolareggiati”. Quel che però prescrive il Piano particolareggiato del Marganai, lo si conosce già: è il documento firmato dalle società toscane Dream e Rdm Progetti che ha portato la superficie dei tagli dai 330 ettari originari agli attuali 550.
Inoltre, sempre secondo quanto ‘suggerito’ dall’assessore, la superficie massima del taglio a raso deve essere dunque portata a “10 ettari per pendenze fino al 30%” e a “5 ettari per pendenze dal 30% al 60%”, mentre oltre il 60% si seguirà quanto “prescritto dalle Pmpf (Prescrizioni di massima e di polizia forestale, ndr)”.
Infine, l’esponente della giunta comunale contesta anche il divieto contenuto nel Piano di gestione circa la realizzazione di nuove strade o piste. Questo perché si toglierebbe la “possibilità di adeguare la viabilità anche per esigenze di gestione (esbosco, vigilanza, soccorso, ecc.). Si tratta di un passaggio importante, perché per tagliare il bosco, prima bisogna raggiungerlo e dunque c’è la necessità di aprire nuove piste. È già successo durante la prima stagione di tagli, dove ad esempio una macchia di ginestre (specie protetta) è stata rasa al suolo dopo il passaggio dei mezzi pesanti che dovevano raggiungere un’area di taglio.
Pablo Sole
sole@sardiniapost.it

Gli esperti: “Nefasto radere al suolo il Marganai”. Il sindaco: “Via gli esperti”


19 marzo 2015 Sardiniapost



apertura_marganai_tagli
“Ma l’incarico, a questi signori, chi gliel’ha dato?”. Il sindaco di Domusnovas Angelo Deidda è tipo sanguigno, avvezzo alle barricate. L’ultima l’ha innalzata contro il team di esperti che ha firmato l’aggiornamento del Piano di gestione del sito di interesse comunitario Monte Linas – Marganai, quasi trecento pagine (guarda) che demoliscono passo passo le velleità da taglialegna del primo cittadino. Colui il quale col placet dell’Ente foreste e del Servizio impatti ambientali della Regione, ha già fatto radere al suolo 35 ettari di lecceta. Con quali risultati, l’han documentato i suddetti professionisti in 288 pagine riassumibili in sette lettere: “Nefasti”.  
Missione motosega
Il problema è che Deidda, di ettari, vorrebbe buttarne giù 550 (leggi) – circa il 25 per cento dell’intera foresta, che si estende per 2300 ettari – e trasformare i lecci in legna da ardere. Magari in biomasse. Ma se il Piano di aggiornamento venisse approvato così com’è, le motoseghe rimarrebbero mute. Il nullaosta definitivo al documento deve arrivare dai comuni interessati, vale a dire Villacidro (capofila), quindi Arbus, Gonnosfanadiga, Fluminimaggiore, Iglesias e per l’appunto Domusnovas. Di certo, il Piano è sovraordinato rispetto a tutti gli altri progetti in atto (compreso quello che riguarda i tagli). Ecco perché è così importante. La relazione è ora al vaglio degli enti locali e proprio in una delle ultime riunioni – dicono le cronache – Deidda ha tirato in ballo il collega di Villacidro chiedendo “quali siano stati i criteri per conferire l’incarico agli attuali redattori del Piano”. Ma è semplice: è stato fatto tutto tramite un bando pubblico in capo alla Regione Sardegna, aggiudicato nell’aprile del 2014. Possibile che il sindaco non lo sappia?
Missione “salvaguardia”
Ma che dice il Piano di tanto ‘compromettente’? Per i progetti di Deidda e dell’Ente foreste, una cosa semplice semplice: basta tagli. O perlomeno: la ceduazione va ridotta ai minimi termini. Anche perché la capacità di riproduzione delle piante tagliate è bassissima. Si vuol proprio ceduare? Bene: vada per qualche ettaro. Mica 35, e men che meno i famosi 550. Considerando oltretutto che dei 35 ettari già rasi al suolo, “23 sono stati effettuati senza soluzione di continuità”, documentano gli esperti (pagina 151 del Piano di gestione, ndr). Un dato in disaccordo con ciò che ha dichiarato a Sardinia Post il commissario dell’Ente foreste Giuseppe Pulina: “Per le prescrizioni dell’Ente e dello stesso Corpo Forestale, le aree di taglio hanno avuto uno sviluppo massimo di 10,00 ettari”, ha scritto in una recente nota. D’altrondeper verificare i dati sull’estensione (in difetto) delle tagliate, è sufficiente un’occhiata dal satellite attraverso l’applicazione Acme Planimeter, che in un paio di clic calcola l’estensione delle aree selezionate. Si parla di un’esigua tagliata? Non pare proprio.

Ciò detto, in sostanza gli esperti dicono che quel che è stato programmato e in parte realizzato rischia di mettere in serio pericolo – in barba alle precise normative dell’Unione europea – la foresta del Marganai. Che è stata preservata, difesa e tutelata dall’Azienda foreste demaniali della Sardegna con ingenti esborsi di denaro pubblico, dal 1980 e fino alla soppressione dell’ente regionale, nel 1999. In quell’anno, tutto il patrimonio passò all’Ente foreste. Che ora vuole paradossalmente rinverdire i fasti delle tagliate a raso di francese e piemontese memoria. 
Un disastro all’orizzonte
Dopo aver monitorato per quasi un anno l’area della lecceta rasa al suolo, il team composto da Angelo Aru – uno dei padri dell’agronomia e geopedologia in Sardegna – dal geologo Daniele Tomasi e dal biologo Francesco Aru, ha scientificamente documentato qualche piccola controindicazione legata ai piani di Deidda e dell’Ente foreste. A partire da una “situazione di criticità e conseguenti effetti di degrado su habitat e specie”. Come l’erosione del territorio: dopo i tagli, nel Marganai si gioca al rialzo con ben cinque varianti. Ovvero: sheet-erosion, rill-erosion, piramidi di terra, affioramento dei colletti e delle radici di alberi e arbusti, depositi eterogenei di residui vegetali e materiali organo-minerali pedologici (pag. 151, ndr). Fenomeni che Sardinia Post ha documentato pochi giorni fa.

E non c’è solo l’erosione
A preoccupare gli esperti ci sono anche altri fenomeni: sono scomparsi i micromammiferi, le unità di paesaggio sono state sconvolte o frammentate, l’astore sardo, dopo i tagli, non si fa più vedere – ma pure i pipistrelli latitano – i funghi non ci sono più, il microclima della foresta è andato a farsi benedire mentre diversi lecci e agrifogli risparmiati dai tagli si sono schiantati al suolo. Tutto questo in appena 35 ettari di tagliata. Che Deidda e l’Ente foreste vorrebbe riproporre su 550 ettari.
Tempo al tempo. O forse no
Si dirà: tutto si ricrea. Sarà. Sta di fatto che nel Piano si parla (anche) di “ceppaie morte”, che non daranno alcun nuovo fusto. Come se non bastasse, spesso gli alberi tagliati, se non son morti, barcollano. Il Piano dice infatti che “nella maggior parte dei casi le ceppaie (le basi degli alberi già tagliati) risultano senescenti e marcescenti, con numerose erosioni fungine e parassitarie, con capacità pollonifera scarsa o assente”. I polloni sono le ‘gemme’ che dovrebbero dar vita ai nuovi fusti: se sono “assenti”, saranno assenti anche gli alberi. Possibile, in queste condizioni, che la foresta appena abbattuta risorga nel giro di 30/40 anni? Difficile. Se non impossibile, visto che la foresta non ha la capacità di rigenerarsi e si perde per sempre. Come ha risposto l’Ente foreste a queste osservazioni? “Abbiamo fatto un sopralluogo – hanno scritto – e va tutto bene”. Di relazioni scientifiche però, manco l’ombra.
Pablo Sole
sole@sardiniapost.it
(Foto di Alessandra Cadeddu)
Aggiornamento: in  merito all’assegnazione dell’incarico, dal Prof. Francesco Aru riceviamo e pubblichiamo

Il comune di Villacidro con determina assessore ambiente n. 14688 repertorio 621 del 19.06.2012 ha ottenuto un finanziamento di euro 25.000,00 per l’aggiornamento del PG del SIC Linas-Marganai. Con determina n. 195 del 18.02.2014 il comune di Villacidro ha aggiornato l’elenco dei prof. qualificati per l’affidamento di incarichi di redazione di piani urbanistici generali e/o attuativi, consulenza alla redazione di piani generali e attuativi, prestazioni specialistiche connesse alla redazione di atti di pianificazione d’importo stimato pari o inferiore a euro 100.000,00. Considerata la sentenza della corte di cassazione n.411/2008, la Regione Sardegna ha precisato come interpretare la legge n.5/2007 art. 41 “Servizi e forniture da eseguirsi in economia”, considerato che l’art. 125 del Codice dei Contratti dispone che l’acquisizione in economia di beni e servizi è ammessa qualora siano state individuate preventivamente le singole voci di spesa e i limiti d’importo dalla stazione appaltante, come contemplato dall’art. 125 coma 10 Codice dei Contratti Pubblici e dal Dpr 384/2001. Considerato che in data 21.02.2014 prot. 4624 è stato invitato alla procedura di affidamento lo studio del dott. Francesco Aru, che ha presentato un’offerta in ribasso per complessivi euro 19.408,10 oltre a Iva e oneri previdenziali, che il Rup ha ritenuto congrua l’offerta e valida la competenza tecnica del gruppo valutata coi curricula e l’elevata conoscenza del territorio e delle procedure vista la precedente stesura del P.G. del SIC, è stato affidato l’incarico in base all’art. 125, coma 10, del D.Lgs. 163/2006 per un importo di euro 19.498,10 oltre a IVA e cassa professionale. La gara del 2006 per l’esecuzione del P.G. si vinse per ribasso. Allo stato attuale il gruppo non ha percepito ancora neanche un euro. Il SIC m.te Linas- Marganai è stato approvato con Decreto dell’Assessore Ambiente n. 61 del 30/07/2008, con esso il suo piano di gestione. Con le seguenti prescrizioni assessoriali: fare il regolamento sulle attività di arrampicata; fare regolamento sulle attività agropastorali; fare regolamento attività ingresso in grotta; fare regolamento attività venatoria; fare regolamento attività di gestione forestale. 


La selva preistorica del Sulcis che diventa legna da ardere
Il sindaco: creiamo lavoro.
 Ma il 63% dei fondi Ue non è stato speso. Gli ambientalisti «Bruxelles
finanzia la tutela di aree come questa, ma qui c’è un ritorno in voti»
di GIAN ANTONIO STELLA

È meglio spendere i fondi europei o abbattere una foresta «preistorica» per fare pellet? La risposta è ovvia. La giunta d’un paese sardo invece, d’accordo incredibilmente con l’Ente Foreste, ha deciso di dare un po’ di lavoro ai compaesani radendo a zero la selva. Avranno pesato i danni collaterali? «Non abbiamo soldi per questi studi». E i rischi idrogeologici?


Uffa...
Siamo a Domusnovas, un centro di seimila anime a una cinquantina di chilometri
da Cagliari. Terra di miniere. Dalle quali il paese ebbe qualche decennio d’una certa
agiatezza. Finiti nella seconda metà del ‘900. Crisi. Emigrazione. Disoccupazione. Il
destino di tutto il Sulcis. Via via più povero nonostante lo Stato abbia cercato di
arginare la deriva investendo dal 1996 al 2011, spesso con interventi di puro
assistenzialismo, oltre seicento milioni.
Fatto sta che a un certo punto, cinque anni fa, l’allora assessore regionale
all’Ambiente (all’Ambiente!) Giorgio Oppi, l’Ente Foreste (un carrozzone regionale
con 7.000 dipendenti, pari a 250 mila a livello italiano!) e il sindaco di Domusnovas
Angelo Deidda detto Angioletto, hanno deciso di inventarsi lo sfruttamento della
foresta demaniale del monte Marganai. E di radere al suolo un primo pezzo di 35
30/9/2015 La selva preistorica del Sulcis che diventa legna da ardere - Corriere.it
http://www.corriere.it/scienze/15_settembre_07/selva-preistorica-sulcis-che-diventa-legna-ardere-1c366754-5524-11e5-b550-2d… 2/4
ettari di selva.
Un trauma. Subito denunciato dagli ambientalisti. Ma presto rilanciato con un
progetto ancora più radicale: il «ripristino del governo a ceduo e la pianificazione dei
futuri tagli» per altri 540 ettari. Pari a dodici volte la superficie della Città del
Vaticano. Così da dare lavoro alla cooperativa Mediterranea e a qualche decina di
disoccupati. «È solo legnaccia!», spiegherà Angioletto a una riunione dei sindaci del
Sulcis finita su YouTube grazie all’oratoria torrenziale (e volgarotta...) del nostro.
Insomma, buona solo per fare pellet da ardere.
A quel punto sono saltati su quelli del Grig, l’agguerrito Gruppo d’Intervento
Giuridico di Stefano Deliperi: «Fermate tutto, quelle foreste di leccio, corbezzolo,
fillirea e macchia alta sono inestimabili». In parallelo, il giornale online Sardiniapost.it
, diretto da Giovanni Maria Bellu, iniziava a martellare sull’assurdità di quella scelta
irreversibile. Dice tutto il titolo: «L’incredibile missione dell’Ente Foreste: radere al
suolo 500 ettari di bosco».
Una lettera dei tre docenti universitari autori del piano di gestione del S.I.C.
(Sito Importanza Comunitaria), profondi conoscitori delle aree interessate, e cioè
l’agronomo Angelo Aru, il biologo Francesco Aru e il geologo Daniele Tomasi, infatti,
lanciava già l’allarme quasi un anno fa. Denunciando il pericolo che il taglio della
foresta possa causare «nefaste conseguenze» ambientali. Con «gravi alterazioni» al
terreno, un «incremento del ruscellamento e dell’erosione», la «riduzione della
capacità ricostituiva della copertura vegetale», la «scomparsa di alcune delle
specie»...
In pratica, traduce in parole semplici Francesco Aru, «vogliono distruggere uno
degli ultimi esempi di foresta mediterranea spontanea cresciuta su rocce vecchie di
680 milioni di anni e sopravvissuto nei mill enni agli errori dell’uomo... Una rarità
assoluta». Per capirci: su quel tipo di terreno, una roccia di tipo dolomitico, «per fare
un centimetro di suolo ci vogliono mediamente 350 mila anni. Un processo
lunghissimo. Se tu hai un tappeto di soli venti o trenta centimetri di terreno il taglio di
un albero rappresenta uno stress... Figurarsi un disboscamento come quello
progettato!». Il rischio? «Per gli errati utilizzi da parte dell’uomo gli altri boschi simili
sono scomparsi. Una volta che butti giù hai il deserto. Con tutto il rispetto per il lieve
sollievo dato alla disoccupazione nella zona: vale la pena di distruggere un tesoro
ambientale unico?»
Dicono i difensori del disboscamento: lo facevano pure i nostri nonni. Vero, ma non
così massicciamente. Un intervento tanto brutale lo fece solo, un secolo e mezzo fa,
30/9/2015 La selva preistorica del Sulcis che diventa legna da ardere - Corriere.it
http://www.corriere.it/scienze/15_settembre_07/selva-preistorica-sulcis-che-diventa-legna-ardere-1c366754-5524-11e5-b550-2d… 3/4
nel 1856, il conte emiliano Pietro Beltrami. Non a caso ricordato come «l’Attila della
Sardegna». Certo, la foresta del Marganai sopravvisse. Ma proprio quegli
abbattimenti, dicono gli esperti, hanno reso fragilissimo l’equilibrio. E aumentato i
rischi.
Tanto più che, spiegano Stefano Deliperi e Francesco Aru, «l’Europa è
disponibile in questi casi a intervenire finanziando la conservazione di aree di
particolare interesse. In pratica, con la direttiva Habitat dice: se tu non la tocchi,
quella foresta antica miracolosamente sopravvissuta, ti do io i soldi. Facciamo un
contratto: quanto vale quel legno all’ettaro? Ti pago il valore di mercato. Se da
questa una lecceta puoi ricavare 7.000 euro a ettaro te li do io». E allora perché
Comune ed Ente Foreste non scelgono questa alternativa? «Perché qui c’è il ritorno
in voti, favori, servizi collaterali...»
Tesi della giunta: relazione sbagliata. «Il nostro territorio l’abbiamo sempre difeso»,
ha spiegato il vicesindaco Gianpaolo Garau a Sardiniapost.it : «Ogni santo giorno in
Comune c’è la processione. Non c’è lavoro, le persone non sanno come andare
avanti. Noi dobbiamo dare una risposta». Di quanti occupati parliamo? «Su un taglio
di 35 ettari di lecceta, 50/60 persone. Una boccata d’ossigeno per sette/otto mesi,
poi per altri sei mesi potranno contare sul sussidio di disoccupazione». «Perché se
contestate quei risultati non commissionate uno studio scientifico?». «Gli esperti
bisogna pagarli e il Comune non ha soldi, siamo alla disperazione, con i disoccupati
che vengono in municipio tutti i giorni. Non possiamo buttare i soldi per gli studi».
Testuale. Come se un errore catastrofico non avesse poi conseguenze
catastrofiche: desertificazione, frane, disastri ad ogni «bomba d’acqua»...
Nel frattempo, L’Unione Sarda titolava scandalizzata sui fondi europei: «Por e Pac,
Sulcis maglia nera: non sa spendere 58 milioni». Sintesi: «Nella provincia più povera
d’Italia il 63% dei fondi assegnati non è stato ancora speso...». In compenso, il
sindaco Angioletto Deidda e la sua giunta, quelli senza soldi per gli studi, hanno
deciso di dare 3.647 euro a un avvocato perché quereli il giornalista Pablo Sole, che
da mesi denuncia i rischi del disboscamento. Ha scritto qualcosa di falso? No, dice
la delibera: ha «messo in cattiva luce l’operato dell’Amministrazione...». Boh


 
Sit-in contro tagli nel Marganai, Pulina: “Sì a comitato per verificare progetto” 2 ottobre 2015  sardiniapost





Il commissario straordinario dell’Ente foreste Giuseppe Pulina ha assunto un impegno chiaro: istituire un comitato misto, composto da esperti a favore ed esperti contro i tagli della lecceta nella foresta del Marganai. Il compito sarà quello di verificare gli effetti dei tagli già effettuati, analizzare la situazione e ragionare sulla vicenda. Ora attendiamo, in tempi brevi, la costituzione del comitato”. L’esponente indipendentista Pier Franco Devias è moderatamente soddisfatto. L’idea di organizzare un sit-in di fronte all’assessorato regionale all’Ambiente, a Cagliari, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui tagli della lecceta nel compendio del Marganai, in territorio di Domusnovas, ha dato un primo risultato.

Foresta del Marganai, l'Ente
foreste:«Tagli fatti con criterio»
Sit-in dei comitati ambientalisti davanti all’assessorato. Il presidente
Giuseppe Pulina parla di «Interventi pianificati»

03/10/2015 Foresta del Marganai, l'Ente foreste:«Tagli fatti con criterio» - Regione - la Nuova Sardegna

03 ottobre 2015
con l’obiettivo di fare cassa ­ spiega Pulina ­ il piano di governo a ceduo che prevede il taglio di 540 ettari di leccio, corbezzolo, fillirea e macchia alta nella foresta demaniale del Marganai. Sono state lasciate delle matrici che renderanno possibile il rinnovo della foresta ­ aggiunge il commissario dell’Ente foreste ­ tutto ciò è stato fatto in maniera tecnologica e programmata per rendere il bosco resiliente. Si tratta di interventi normali, pianificati e concordati nelle conferenze di servizio cui partecipano tutti i portatori di interesse compresi cittadini e associazioni di categoria».
Sulla contestazione della sovrintendenza soddisfatti i portavoce dei cittadini: «Abbiamo ascoltato le ragioni dell’ente foreste che si è impegnato a istituire una commissione di valutazione di cui faranno parte anche esperti esterni», ha sottolineato Pier Franco Devias, «quello che resta preoccupante è il totale disinteresse dell’assessore Donatella Spano che sulla vicenda non ha ancora dato risposte». E la risposta dell’assessore è arrivata puntuale: «Sul patrimonio boschivo siamo non solo ben vigili e attenti ­ ha detto Donatella Spano ­ ma anche molto interessati. Parlare di disinteresse sull'argomento Marganai, quindi, non solo è privo di fondamento ma dimostra anche una visione alquanto parziale del Sistema regionale ambientale e forestale in chi esterna tali affermazioni».