IL LAVORO PRIMA DI TUTTO! Prima dell'Ambiente, prima dell'Uomo - Collettivo Giuseppefraugallery c/o festival del Paesaggio.

IL LAVORO PRIMA DI TUTTO! Prima dell’Ambiente, prima dell’Uomo
Mostra del collettivo Giuseppefraugallery
Festival del Paesaggio, Uta (CA) — 1–4 ottobre 2015
A cura di
Efisio Carbone e Simona Campus

La mostra Il lavoro prima di tutto! Prima dell’Ambiente, prima dell’Uomo nasce come intervento critico e dispositivo di presa di posizione pubblica del collettivo Giuseppefraugallery attorno al tentativo di disboscamento della Foresta del Marganai per la produzione di pellet. Al centro del progetto si colloca una domanda tanto semplice quanto radicale: quale gerarchia di valori governa oggi le decisioni che incidono sui territori? E cosa accade quando il lavoro viene assunto come argomento assoluto, persino prima dell’ambiente e della vita umana?

Il caso del Marganai — con oltre 33 ettari di lecceta già abbattuti e una pianificazione che mira a superare i 500 ettari — diventa qui paradigma di una più ampia logica estrattiva e predatoria, che il collettivo mette in relazione con altre vicende del territorio, come quella della fabbrica di bombe RWM: contesti diversi, ma un medesimo ricatto, quello dell’occupazione “a qualsiasi costo”, anche quando il prezzo è la compromissione irreversibile di un bene ambientale e identitario per la comunità di Domusnovas e dell’intero Sulcis-Iglesiente.

L’intervento espositivo si articola in più livelli e in più luoghi, assumendo la forma di un’occupazione critica dello spazio pubblico e di un’installazione documentaria. Nel display informativo della piazza — normalmente utilizzato dal Comune per le comunicazioni ai cittadini di Uta — il collettivo inserisce la scritta: “Il lavoro prima di tutto, prima dell’uomo”, ribaltando e rendendo esplicita la retorica che spesso accompagna questo tipo di operazioni. Un gesto minimo, ma fortemente simbolico, che trasforma uno strumento di comunicazione istituzionale in un dispositivo di interrogazione politica.

Nella sede dei cacciatori, invece, viene ricostruito con il pellet il profilo della montagna del Marganai, affiancato da gigantografie della foresta: un’immagine insieme monumentale e fragile, che mette in scena la contraddizione tra la rappresentazione del paesaggio e la sua riduzione a materia prima, tra la montagna come corpo vivo e la sua trasformazione in combustibile. In un’altra sala, il collettivo presenta una documentazione ampia e sistematica: fotografie, articoli giornalistici, materiali d’archivio e testi critici che permettono al pubblico di ricostruire l’intera vicenda, offrendo finalmente un quadro informato e leggibile di un’emergenza ambientale spesso rimossa o semplificata nel dibattito pubblico.

La mostra si inserisce così in una pratica che non separa l’azione artistica dall’intervento civile, ma li tiene in tensione produttiva. L’arte non viene chiamata a illustrare un problema, bensì a costruire uno spazio di visibilità, conflitto e responsabilità, in cui le narrazioni ufficiali possano essere messe in discussione e rilette criticamente. In questo senso, Il lavoro prima di tutto! non è solo una mostra, ma un atto di presa di parola sul destino dei territori e sulle politiche che li governano.

Il progetto dialoga direttamente con il contesto più ampio delle inchieste e delle controversie legate alla gestione del Marganai: dalla nascita dell’impianto di produzione di pellet della cooperativa Agricola Mediterranea, ai finanziamenti pubblici ricevuti, fino alle critiche avanzate da tecnici e ambientalisti sugli effetti “nefasti” dei tagli, tra erosione del suolo, perdita di habitat e compromissione degli equilibri ecosistemici. La scelta del collettivo non è quella di sostituirsi agli studi scientifici, ma di rendere politicamente e simbolicamente leggibile ciò che spesso resta confinato nei dossier tecnici o nelle cronache locali.

In questo modo, la mostra propone una riflessione più ampia sulla retorica dello sviluppo, sull’uso strumentale del lavoro come argomento di legittimazione e sulla fragilità dei beni comuni in un contesto in cui l’emergenza economica viene sistematicamente opposta a quella ambientale e sociale. Il Marganai diventa così non solo un luogo, ma un caso emblematico, un campo di tensione in cui si misurano visioni opposte del futuro: da una parte la logica dell’estrazione e della rendita immediata, dall’altra quella della cura, della responsabilità e della durata.

Il lavoro prima di tutto! Prima dell’Ambiente, prima dell’Uomo si configura quindi come un’operazione artistica e politica insieme, che invita il pubblico a interrogarsi non solo su ciò che sta accadendo in un’area specifica della Sardegna, ma sul modo in cui, più in generale, vengono prese le decisioni che riguardano i territori, le comunità e le forme di vita che li abitano.










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