Costruttivoabusivovisivo
Costruttivoabusivovisivo è un progetto di Davide Porcedda, artista del collettivo Giuseppefraugallery, che si articola come una ricerca a lungo termine sulle forme dell’abusivismo, non solo edilizio ma anche visivo e culturale, inteso come sedimentazione di pratiche, estetiche e comportamenti che finiscono per deturpare il paesaggio e impoverire l’immaginario collettivo. Il titolo stesso condensa, in modo volutamente paradossale, una tensione tra costruzione e abuso, tra necessità e arbitrio, tra creatività e degrado.
Il progetto comprende una serie di lavori che utilizzano in modo liberatorio e ironico materiali tipici del fai-da-te “made in Sardinia”: scarti, elementi poveri, soluzioni improvvisate che appartengono tanto alla cultura dell’arrangiarsi quanto a quella dell’auto-costruzione. Porcedda non si limita però a riprodurre o a citare queste pratiche: le smonta e le ricompone in un dispositivo critico che ne rivela le ambiguità, trasformandole in strumenti di riflessione sulle responsabilità individuali e collettive nella costruzione del paesaggio.
All’interno di questo percorso, l’artista arriva a ricreare un intero arredamento, concepito non come esercizio formale ma come modello di convivenza e di condivisione creativa. In questo senso, il progetto dialoga direttamente con esperienze come U.T.O.P.I.A. realizzata alla Barega Agri-Art Gallery, dove l’idea di “rivoluzione possibile” passa attraverso la costruzione di spazi minimi per l’incontro, la discussione e la progettazione collettiva. Anche in Costruttivoabusivovisivo, l’oggetto non è mai fine a se stesso: è sempre pensato come infrastruttura sociale, come pretesto per interrogare il modo in cui abitiamo, costruiamo e immaginiamo i nostri spazi.
Il progetto afferma con forza che lo sviluppo del territorio più povero d’Italia non può passare né dall’arte di arrangiarsi né dalla normalizzazione del deturpamento, ma da un processo di presa di coscienza sociale, economica, politica e visiva. La dimensione “visiva” non è qui un dettaglio estetico, ma un campo di battaglia culturale: il paesaggio, l’architettura quotidiana, gli oggetti che produciamo e accumuliamo sono il riflesso diretto di un’idea di società, di futuro e di responsabilità.
Questo lavoro si inserisce in un percorso iniziato circa tre anni prima, quando Porcedda realizza un dossier fotografico sistematico che documenta tutte le abitazioni esistenti e in costruzione nella frazione di Nebida, uno dei tratti costieri più suggestivi del Sud-Ovest della Sardegna. Quella ricognizione visiva, concepita come archivio critico del presente, segna l’avvio di un’azione di denuncia contro la speculazione edilizia e contro una diffusa sottocultura del kitsch, che ha progressivamente sostituito le architetture storiche e il rapporto organico con il paesaggio con un accumulo disordinato di forme senza memoria né qualità.
Da allora, l’intervento dell’artista non si è limitato alla documentazione. Al contrario, la sua presa di posizione pubblica ha suscitato reazioni spesso dure e talvolta pericolose da parte di settori della popolazione e della politica locale. Nemmeno il tentativo di avanzare proposte e soluzioni alternative allo scempio visivo è servito a placare i conflitti; anzi, in molti casi ha contribuito a renderli più espliciti, mostrando quanto il tema del paesaggio sia profondamente intrecciato con interessi economici, abitudini culturali e resistenze al cambiamento.
Costruttivoabusivovisivo si configura così come un progetto che non separa forma e responsabilità, estetica e politica, pratica artistica e spazio sociale. Non propone modelli ideali da imporre, ma costruisce situazioni critiche in cui l’arte diventa uno strumento per rendere visibili le contraddizioni del presente e per immaginare, a partire da materiali poveri e contesti marginali, la possibilità di un diverso modo di abitare e di costruire il territorio.


