Asinara Revolution FNAC Milano


Asinara Revolution – FNAC Milano, 25 novembre
Performance di Eleonora Di Marino con Emanuela Murtas
(Collettivo Giuseppefraugallery).

Con Michele Azzu e Marco Nurra

Il 25 novembre, negli spazi della FNAC di Milano, Eleonora Di Marino e Emanuela Murtas hanno realizzato la performance Asinara Revolution, nell'ambito della presentazione del volume Asinara Revolution (Bompiani) di Michele Azzu e Marco Nurra, ideatori del blog www.isoladeicassintegrati.com . L’azione si è inserita nel solco di una pratica che intreccia arte contemporanea, attivismo culturale e intervento pubblico, assumendo come materia dell’opera una delle vertenze operaie più emblematiche e drammatiche degli ultimi anni in Sardegna: quella dei lavoratori Vinyls di Porto Torres, protagonisti dell’occupazione dell’ex carcere dell’Asinara.

Il libro e il blog avevano già svolto un ruolo fondamentale nel portare all’attenzione nazionale una vicenda che rischiava di rimanere confinata alla dimensione locale: la scelta estrema degli operai di occupare un luogo simbolicamente potentissimo — un’ex colonia penale, spazio di reclusione e di marginalità — per trasformarlo in scenario di una lotta per il lavoro, la dignità e la visibilità politica. La performance alla FNAC non si è limitata a presentare o promuovere questa narrazione, ma ne ha riattivato i contenuti in forma pubblica, corporea e relazionale, spostando il racconto dal registro della cronaca a quello dell’esperienza condivisa.

In questo senso, Asinara Revolution ha funzionato come un dispositivo di traduzione: ha trasferito una vertenza nata in un contesto periferico e insulare nel cuore di uno spazio metropolitano e commerciale, producendo un cortocircuito tra il linguaggio dell’industria culturale e la materialità del conflitto sociale. La scelta della FNAC come luogo dell’azione non è neutra: si tratta di uno spazio ibrido, a metà tra libreria, luogo di consumo e piattaforma di diffusione culturale, che diventa qui teatro di una ri-politicizzazione del discorso pubblico attraverso la pratica artistica.

La presenza congiunta di artisti e attivisti-scrittori sottolinea la natura transdisciplinare dell’intervento: la performance non è un gesto autoreferenziale, ma un atto di alleanza tra pratiche narrative, giornalistiche e artistiche. Di Marino e Murtas, insieme ad Azzu e Nurra, costruiscono un’azione che mette in tensione parola, corpo, testimonianza e spazio, trasformando la presentazione di un libro in un evento performativo capace di restituire la densità politica e simbolica dell’occupazione dell’Asinara.

Dal punto di vista curatoriale, l’intervento può essere letto come una forma di arte pubblica critica e situata, che assume il conflitto del lavoro non come tema da rappresentare, ma come campo di responsabilità e di presa di posizione. La performance non parla “al posto” degli operai, ma contribuisce a costruire un’ulteriore piattaforma di visibilità e di risonanza per una lotta che ha già saputo reinventare i propri linguaggi e i propri simboli.

In continuità con il percorso di Eleonora Di Marino e con le pratiche del collettivo Giuseppefraugallery, Asinara Revolution riafferma l’idea che l’arte possa funzionare come infrastruttura di circolazione dei conflitti, capace di mettere in comunicazione territori marginali e centri simbolici del discorso pubblico, e di trasformare luoghi deputati al consumo culturale in spazi di confronto politico. L’occupazione dell’ex carcere dell’Asinara — gesto estremo, carico di storia e di ambiguità — trova così una nuova vita nel contesto urbano milanese, non come semplice racconto, ma come esperienza rinegoziata, performata e condivisa.

In questo senso, la performance alla FNAC non è soltanto un episodio di presentazione o di promozione editoriale, ma un atto di riattivazione simbolica: un modo per ribadire che le lotte per il lavoro, la dignità e il futuro non appartengono a una geografia periferica o a un tempo passato, ma attraversano lo spazio contemporaneo dell’arte, della cultura e della città, chiedendo continuamente nuove forme di racconto, di alleanza e di presenza pubblica.