Mistress Belle, Jane Grey, Sonia Nowak - OBSCENE / atti osceni in luogo pubblico - obscene acts in pubblic places

 


L’osceno viene totalmente sessualizzato. Le discariche nucleari, i veleni che colano nel terreno, le foreste rase al suolo, le foche soffocate, i mostri giocattolo, le torture alla televisione, la massa di cibo buttato nella spazzatura dei ristoranti, il bombardamento dei bambini iracheni. L’oscenità espulsa dalle situazioni quotidiane concrete, è stata spostata sugli atti e sugli organi sessuali. Alla nostra società fanno più paura le foto di peni scattate da Robert Mapplethorpe che non le immagini della mitraglietta di Rambo”. [James Hillmann]

«The obscene is totally sexualized. Nuclear landfills, poisons seeping into the ground, razed forests, suffocated seals, toy monsters, torture on television, the mass of food thrown in restaurant garbage, the bombing of Iraqi children. Obscenity, expelled from concrete everyday situations, has been shifted to sexual acts and organs. Our society is more frightened by photos of penises taken by Robert Mapplethorpe than by images of Rambo’s machine gun.» [James Hillmann]

_______________________________________________

Giuseppefraugallery 

10 - 30 Giugno 2026

Villaggio Normann, 4

_______________________________________________



OBSCENE è il risultato di una collaborazione tra il collettivo Giuseppefraugallery e Mistress Belle, Jane Grey e Sonia Nowak: tre figure che, attraverso il proprio lavoro e il proprio percorso politico, contribuiscono da anni alla rivendicazione dei diritti delle/dei sex workers e alla ridefinizione delle narrazioni pubbliche che attraversano il settore.

OBSCENE is the result of a collaboration between Giuseppefraugallery and Mistress Belle, Jane Grey, and Sonia Novak—three figures who, through their work and political engagement, have long contributed to the struggle for sex workers’ rights and to the redefinition of the public narratives surrounding the industry.
 _______________________________________________



OBSCENE / ATTI OSCENI IN LUOGO PUBBLICO nasce da una riflessione sul destino storico e politico della parola osceno. Un termine che, nel suo lungo percorso etimologico e culturale, ha progressivamente smesso di indicare ciò che minaccia la vita collettiva per concentrarsi quasi esclusivamente sulla sessualità, sul corpo e sul desiderio. L’opera si colloca all’interno di questa frattura semantica, interrogando i meccanismi attraverso cui una società decide cosa mostrare, cosa nascondere e soprattutto cosa condannare.

Il progetto mette in relazione due campi apparentemente lontani: da una parte le ferite ambientali, industriali e militari del territorio del Sulcis Iglesiente; dall’altra le rivendicazioni politiche e sociali delle sex workers. La loro giustapposizione non nasce dalla ricerca di una metafora, ma dalla volontà di evidenziare un paradosso culturale. Mentre interi territori vengono compromessi dall’inquinamento industriale, dalla produzione bellica o dalla dipendenza economica generata da grandi gruppi multinazionali, il corpo sessuale continua a occupare il centro delle preoccupazioni morali della società occidentale.

OBSCENE / OBSCENE ACTS IN PUBLIC PLACES stems from a reflection on the historical and political destiny of the word obscene. A term that, throughout its long etymological and cultural history, has progressively ceased to refer to anything that threatens collective life, focusing almost exclusively on sexuality, the body, and desire. The work situates itself within this semantic fracture, interrogating the mechanisms through which a society decides what to show, what to hide, and above all, what to condemn.

The project connects two seemingly distant fields: on the one hand, the environmental, industrial, and military wounds of the Sulcis Iglesiente region; on the other, the political and social demands of sex workers. Their juxtaposition arises not from the search for a metaphor, but from the desire to highlight a cultural paradox. While entire territories are compromised by industrial pollution, war production, or the economic dependence generated by large multinational corporations, the sexual body continues to occupy the center of Western society's moral concerns.

Collettivo Giuseppefraugallery - OBSCENE / atti osceni in luogo pubblico  -  obscene acts in pubblic places


L’opera individua nell’oscenità un dispositivo di distribuzione del giudizio. Non una qualità intrinseca delle cose, ma una costruzione culturale che assegna visibilità, vergogna e condanna secondo precise gerarchie di potere. In questa prospettiva il sex work appare come uno dei luoghi in cui l’osceno continua a essere prodotto e reiterato, nonostante le richieste provenienti dai movimenti internazionali delle/dei sex workers riguardino principalmente il riconoscimento dei diritti umani, lavorativi e civili.

Il dibattito contemporaneo sul sex work trova infatti nella decriminalizzazione uno dei suoi punti centrali. A differenza dei modelli di regolamentazione che subordinano il lavoro sessuale al controllo amministrativo e poliziesco, la decriminalizzazione propone innanzitutto il riconoscimento della persona che lavora, sottraendola a una condizione di marginalità istituzionale. Le questioni che attraversano il settore — migrazione, precarietà economica, discriminazione di genere, accesso alla salute e alla tutela del lavoro — appartengono al campo dei diritti e non a quello della morale.

In questo contesto il progetto propone un gesto di riallocazione simbolica: sottrarre oscenità al sex work e trasferirla verso ciò che produce morte, devastazione ambientale e violenza strutturale.

Le immagini sono realizzate in tre luoghi emblematici del Sulcis Iglesiente, territori che incarnano differenti forme di compromissione tra sviluppo economico e danno collettivo.

The work identifies obscenity as a device for distributing judgment. Not an intrinsic quality of things, but a cultural construct that assigns visibility, shame, and condemnation according to precise hierarchies of power. From this perspective, sex work appears as one of the places where obscenity continues to be produced and reiterated, despite the demands from international sex workers' movements primarily regarding the recognition of human, labor, and civil rights.
Decriminalization is a central tenet of the contemporary debate on sex work. Unlike regulatory models that subordinate sex work to administrative and police control, decriminalization primarily proposes the recognition of the worker, removing them from a condition of institutional marginalization. The issues that permeate the sector—migration, economic precarity, gender discrimination, access to healthcare and employment protection—belong to the realm of rights, not morality.

In this context, the project proposes a gesture of symbolic reallocation: removing obscenity from sex work and transferring it to that which produces death, environmental devastation, and structural violence.

The images were taken in three emblematic locations in the Sulcis Iglesiente region, territories that embody different forms of compromise between economic development and collective harm.

Sonia Nowak  performs various poses on a pole-mounted platform in front of red mud, with it in the background.


La discarica dei Fanghi Rossi di Iglesias rappresenta l’eredità tossica lasciata da oltre un secolo di attività estrattive e metallurgiche. Milioni di metri cubi di residui industriali giacciono a cielo aperto come un monumento involontario alla storia mineraria della Sardegna e alle sue conseguenze ecologiche. La superficie rosso sangue del deposito assume nelle fotografie una dimensione quasi post-apocalittica, sospesa tra paesaggio industriale e ferita geologica.


The Iglesias Red Sludge landfill represents the toxic legacy left by over a century of mining and metallurgical activities. Millions of cubic meters of industrial waste lie open-air, an involuntary monument to Sardinia's mining history and its ecological consequences. The blood-red surface of the deposit takes on an almost post-apocalyptic dimension in the photographs, suspended between an industrial landscape and a geological wound.

Jane Grey poses in a dominatrix outfit in front of the Portovesme industrial plant in the background.

Il polo industriale di Portovesme costituisce invece il simbolo di una modernizzazione promessa e mai compiuta. Nato come prosecuzione dell’economia mineraria, il complesso industriale ha progressivamente generato dipendenza occupazionale, contaminazione ambientale e vulnerabilità economica. Le sue architetture dominano il territorio come relitti di un’idea di progresso che continua a produrre effetti materiali e simbolici sulle comunità locali.

The Portovesme industrial complex, on the other hand, symbolizes a promised but never-fulfilled modernization. Born as a continuation of the mining economy, the industrial complex has progressively generated employment dependency, environmental contamination, and economic vulnerability. Its architecture dominates the landscape like relics of an idea of ​​progress that continues to have material and symbolic effects on local communities.

Mistress Belle poses in front of the RWM factory wearing outfits strongly inspired by the sex worker aesthetic

Lo stabilimento RWM Italia di Domusnovas introduce una dimensione ulteriore, quella della guerra. Qui vengono prodotti armamenti destinati ai conflitti contemporanei, inscrivendo il territorio sardo all’interno di una geografia globale della violenza. Lontano dai fronti di guerra ma direttamente connesso ad essi, il sito diventa l’emblema di una produzione della morte nascosta dietro la normalità del lavoro industriale.

The RWM Italia plant in Domusnovas introduces a further dimension: that of war. Armaments destined for contemporary conflicts are produced here, placing Sardinia within a global geography of violence. Far from the war fronts yet directly connected to them, the site becomes the emblem of a production of death hidden behind the normality of industrial labor.

Di fronte a questi scenari compaiono tre sex workers: Mistress Belle, Jane Gray, Sonia Nowak. Three sex workers appear before these scenes: Mistress Belle, Jane Gray, Sonia Nowak.

Le loro presenze non svolgono una funzione illustrativa né allegorica. Non rappresentano vittime, né provocazioni, né elementi decorativi. Occupano lo spazio dell’immagine come soggetti politici. La loro visibilità interrompe il regime percettivo attraverso cui siamo abituati a osservare questi luoghi. Il corpo che tradizionalmente viene considerato scandaloso viene collocato davanti a contesti che raramente vengono percepiti come tali.

La presenza di Sonia davanti ai Fanghi Rossi, di Belle davanti alla RWM e di Jane davanti al polo industriale di Portovesme produce una tensione visiva e concettuale che attraversa l’intero polittico. L’estetica fetish, gli abiti da dominatrice, le Pleaser Shoes, il linguaggio performativo del sex work e della dominazione non sono impiegati come elementi di trasgressione, ma come strumenti di dislocazione dello sguardo. Lo spettatore viene costretto a interrogarsi su quale sia realmente l’oggetto del proprio disagio.

Their presences serve neither an illustrative nor an allegorical function. They do not represent victims, provocations, or decorative elements. They occupy the image space as political subjects. Their visibility disrupts the perceptual framework through which we are accustomed to observing these places. The body, traditionally considered scandalous, is placed before contexts that are rarely perceived as such.
The presence of Sonia in front of the Fanghi Rossi, Belle in front of the RWM, and Jane in front of the Portovesme industrial complex generates a visual and conceptual tension that runs through the entire polyptych. The fetish aesthetic, the dominatrix's outfits, the Pleaser shoes, the performative language of sex work and domination are employed not as elements of transgression, but as tools to dislocate the gaze. The viewer is forced to question what the true object of their discomfort is.



Che cosa appare osceno? What appears obscene?

Il corpo sessualizzato di una donna adulta che esercita la propria autodeterminazione? Oppure milioni di tonnellate di rifiuti tossici, un’economia fondata sulla contaminazione ambientale, la produzione di armamenti destinati ai conflitti contemporanei?

L’opera non offre una risposta definitiva. Al contrario, utilizza la fotografia come spazio di attrito tra sistemi di valori differenti. Attraverso il linguaggio del ritratto e del paesaggio industriale, il progetto rende visibile la distanza tra ciò che una comunità considera moralmente inaccettabile e ciò che accetta come inevitabile.

In un’epoca in cui la sessualità continua a essere sorvegliata e regolata mentre la devastazione ambientale e la violenza economica vengono assorbite nel paesaggio quotidiano, OBSCENE / ATTI OSCENI IN LUOGO PUBBLICO propone una ridefinizione radicale del concetto di oscenità.

Non come offesa al pudore.

Ma come offesa alla vita.

The sexualized body of an adult woman exercising her self-determination? Or millions of tons of toxic waste, an economy based on environmental contamination, the production of weapons destined for contemporary conflicts?
The work doesn't offer a definitive answer. Instead, it uses photography as a space of friction between different value systems. Through the language of portraiture and industrial landscape, the project makes visible the gap between what a community considers morally unacceptable and what it accepts as inevitable.
In an era where sexuality continues to be policed ​​and regulated while environmental devastation and economic violence are absorbed into the everyday landscape, OBSCENE / OBSCENE ACTS IN PUBLIC PLACES proposes a radical redefinition of the concept of obscenity.

Not as an offense against decency.
But as an offense against life.


________________________________________



Sonia Nowak

Sonia Nowak assume diverse pose su una pedana con palo montabile, con i fanghi rossi sullo sfondo.


Sex worker, dominatrice e attivista polacca, ha lavorato per anni come stripper e ad oggi lavora a Cracovia come istruttrice di pole dance e come dominatrice.
Nel 2020, a Londra, ha vinto una causa in tribunale dove é stata riconosciuta come avente diritti lavorativi come perfomer negli stripclubs, un risultato storico nella lotta per i diritti delle/dei sex workers.

A Polish sex worker, dominatrix, and activist, she worked for years as a stripper and now works in Krakow as a pole dance instructor and dominatrix.
In 2020, in London, she won a court case recognizing her as having labor rights as a performer in strip clubs, a historic achievement in the fight for sex workers' rights.
Sonia performs various poses on a pole-mounted platform in front of red mud, with it in the background.

Mistress Belle

Mistress Belle posa davanti allo stabilimento RWM indossando abiti fortemente ispirati all'immaginario estetico associato alle sex worker.

Sex worker, dominatrice e artista inglese, lavora da anni nell’ambiente del sex working svolgendo nello sfondo anche creazioni artistiche con la tassidermia con la quale realizza oggetti e sex toys. 

A British sex worker, dominatrix, and artist, she has been working in the sex work environment for years, also creating artistic taxidermy creations in the background, which she uses to create objects and sex toys. 

Jane Grey

Jane Grey assume una posa in abito da dominatrice con l’impianto industriale di Portovesme sullo sfondo.


Sex worker dominatrice inglese, lavora da anni come dominatrice, svolge workshops e da voce al movimento attivista del sex working. È stata la prima sex worker ad essere stata curata come un brand di lusso, in quanto sex worker, portando le istanze dell’attivismo a sostegno dei diritti del sex working all’interno del mondo del lusso. Parallelamente, da tre anni ha creato un network della scena londinese (Scene) per sex workers, artisti, piccoli business dell’ambiente fetish mirato ad offrire un puto di ritrovo e autogestito dalle professionalitá dove esplorare, connettere e dare vita ad interscambi.

A British sex worker and dominatrix, she has worked as a dominatrix for years, conducts workshops, and gives voice to the sex work activist movement. She was the first sex worker to be treated like a luxury brand, bringing activist demands for sex worker rights into the luxury world. Meanwhile, three years ago, she created a network in the London scene (Scene) for sex workers, artists, and small businesses in the fetish scene, aimed at offering a professionally self-managed meeting place where they can explore, connect, and foster exchanges.


_________________________________________________

Collettivo Giuseppefraugallery - OBSCENE / atti osceni in luogo pubblico  -  obscene acts in pubblic places


Le protagoniste — Mistress Belle, Jane Grey, Sonia Nowak — hanno preso parte alla realizzazione dell'opera durante una residenza organizzata dal collettivo Giuseppefraugallery

La permanenza nel Sulcis Iglesiente ha costituito una fase fondamentale del processo di ricerca e produzione. Attraverso l'esperienza diretta del territorio, l'incontro con le sue contraddizioni ambientali, industriali e sociali e il dialogo con le realtà locali, le tre partecipanti hanno contribuito alla costruzione di un lavoro che si sviluppa a partire dall'attraversamento fisico dei luoghi e non dalla loro semplice rappresentazione.

La residenza ha generato uno spazio di confronto tra pratiche artistiche, attivismo e sex work, permettendo di mettere in relazione esperienze provenienti da differenti contesti geografici e culturali con le specificità storiche e politiche del Sulcis Iglesiente. In questo senso, la presenza di Sonia, Jane e Belle non si limita a quella di soggetti fotografati, ma assume il carattere di una partecipazione attiva alla costruzione del discorso dell'opera.

L'intero progetto si configura così come il risultato di una collaborazione tra il collettivo Giuseppefraugallery e tre figure che, attraverso il proprio lavoro e il proprio percorso politico, contribuiscono da anni alla rivendicazione dei diritti delle/dei sex workers e alla ridefinizione delle narrazioni pubbliche che attraversano il settore.

The project's protagonists - Mistress Belle, Jane Gray, Sonia Nowak - participated in the creation of the work during a residency hosted by the Giuseppefraugallery collective in August 2024.

Their stay in Sulcis Iglesiente was a crucial phase in the research and production process. Through direct experience of the region, encounters with its environmental, industrial, and social contradictions, and dialogue with local communities, the three participants contributed to the creation of a work that develops from the physical experience of the places, rather than their simple representation.

The residency generated a space for discussion between artistic practices, activism, and sex work, allowing experiences from different geographical and cultural contexts to be connected to the historical and political specificities of Sulcis Iglesiente. In this sense, the presence of Sonia, Jane, and Belle is not limited to being photographed subjects, but takes on the character of active participation in the construction of the work's narrative.

The entire project is thus the result of a collaboration between the Giuseppefraugallery collective and three figures who, through their work and political journey, have contributed for years to the vindication of sex workers' rights and the redefinition of public narratives that pervade the sector.


Commenti