Enzo Umbaca L’Italia fatta a mano - Ricamare la Pace
Giuseppefraugallery / Scuola civica arte contemporanea
Warfree - Liberu dae sa gherra - A.P.S Rimettiamo Radici
A.P.S Flumini Major - Associazione Pozzo Sella - Collettivo Malarittas
Le Ricamatrici - Scuola Civica di Politica - U.T.E. Fluminimaggiore
Enzo Umbaca
L’ITALIA FATTA A MANO
Il progetto trasforma il canovaccio da cucina delle singole regioni
in una grande mappa d’Italia realizzata attraverso laboratori partecipativi
IGLESIAS – FLUMINIMAGGIORE 5 - 9 MAGGIO 2026
Dal 5 al 10 maggio 2025, a Iglesias e Fluminimaggiore, si svolge una tappa de L’Italia fatta a mano di Enzo Umbaca, in cui cittadine e cittadini, associazioni e attiviste e attivisti realizzano insieme una mappa dell’Italia come arazzo patchwork, partendo da semplici strofinacci da cucina.
Attraverso il laboratorio Ricamare la pace, il cucito diventa occasione di incontro, dialogo e riflessione sulle trasformazioni sociali e sull’identità del territorio. Il progetto promuove modelli economici sostenibili e alternativi alle logiche di guerra e sfruttamento, con l’obiettivo di “ricucire” simbolicamente il Paese e costruire una mappa collettiva di pratiche di pace attive in Sardegna.
Programma
Incontro con le associazioni, gli attivisti e le attiviste del territorio
Iglesias 5 Maggio, ore 18:00
WarFree, via San Salvatore, 25.
Alle ore 20:00 è prevista una cena condivisa, alla quale ciascun partecipante è invitato a contribuire portando qualcosa.
Laboratorio Ricamare la Pace
6 - 7 - 8 Maggio, ore 17: 30 – 20:30
WarFree, via San Salvatore, 25, Iglesias
9 Maggio, ore 16:00 – 20:00
Rimettiamo Radici, Via G. Matteotti, 4, Fluminimaggiore
Residenza
4 – 10 maggio: l’artista sarà ospitato ogni giorno in una casa diversa, accolto da attivisti e attiviste del territorio.
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L’Italia fatta a mano.
Le tradizioni gastronomiche in generale sono sempre state un percorso parallelo al comportamento umano nel corso del tempo e dei secoli. In Italia, a partire dal Medioevo, in un’epoca in cui l’idea di patria era ancora lontana, l’arte della cucina stava già assumendo un’identità in evoluzione, documentata e trascritta in archivi divenuti popolari. Solo per citare due esempi più noti, nel libro ricettario vegetale di metà ‘700 il rinomato cuoco Vincenzo Corrado pone al centro dell’alta cucina mediterranea e naturale il cibo Pitagorico, a base di erbe. Qualche decennio dopo l’unificazione, Pellegrino Artusi appuntava le ricette italiane in un manuale tutt’oggi rimasto un punto di riferimento, “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene (1881), tradotto poi in numerose lingue e commercializzato in milioni di copie, a testimoniare quanta sapienza ruota attorno alla cucina nazionale nel mondo.
Lo strofinaccio, elemento evocativo e familiare della tradizione, è l’oggetto presente in tutte le cucine, il luogo in cui si identifica la cultura italiana della famiglia e del rito della tavola e del buon cibo. È il vero testimone di cosa e quanto avviene in cucina.
Osservando i canovacci venduti nelle bancarelle dei souvenir dell’Italia, illustrati con le tradizioni gastronomiche regionali, colpisce l’abbondanza di prodotti e la ricchezza produttiva e diversificata di questo Paese. Oltre al cibo, dall’olio al pane, al vino e via dicendo, vi sono rappresentati anche i principali monumenti, il folklore, il calcio, personaggi in vere e proprie sintesi narrative, che contraddistinguono l’identità di ogni territorio, tra luogo comune ed effettivo genius loci. Che poi, in un’Italia ormai multietnica - come del resto gran parte dell’Europa - non si può non tener presente delle importanti influenze di altre culture sulla tradizione culinaria del paese. Molti alimenti, ma non solo, non tipicamente italiani (basta anche solo pensare a molte delle spezie che usiamo) sono ormai parte della nostra quotidianità.
L’intento, partendo proprio da questi souvenir, è quello di creare una grande mappatura dell’Italia unendo le singole regioni, una sorta di tovaglia-arazzo realizzato come un patchwork con la tecnica tradizionale e ormai poco praticata del ricamo. Un work in progress che cresce attraversando le regioni e che durante gli spostamenti coinvolge e unisce comunità, scuole, gruppi, famiglie, etc.
Ho pensato a questa esperienza anche per dare espressione alla possibilità di “ricostruire l’Italia” in un’epoca di grande crisi e cambiamento culturale politico e sociale, in cui tutto, in particolare a partire dall’ultimo ventennio, è diventato labile e precario. Tanti temi, perfino conquiste storiche ottenute a costo di lunghe e dure lotte, vengono rimessi in discussione, penso alla legge sull’aborto, o all’articolo 18 Statuto a tutela del lavoratore; viene rimessa in discussione perfino la geografia del territorio, basta pensare ai vari tentativi di riduzione delle stesse Regioni, con gli accorpamenti delle province… alle proposte di “autonomia differenziata” solo per citare alcuni tra i temi più eclatanti.
Il progetto si sviluppa attraverso laboratori della durata di qualche giorno o più, diversi tra loro a seconda delle situazioni e disponibilità concordate con le persone coinvolte. I workshop possono essere rivolti a studenti di scuole secondarie, Accademia di Belle Arti, Associazioni, a frequentatori di circoli ricreativi, ma anche a nuclei familiari, etc.
I partecipanti verranno stimolati a pensare alla propria regione non solo come territorio geografico ed economico, ma anche come “tessuto” sociale di un paesaggio in continua trasformazione.
In queste sessioni, usando la tecnica del ricamo (già utilizzata in altri miei lavori) si interviene sul tessuto con ago e filo, si ricama sopra, si parla, si discute.
Gli strofinacci possono venire rammendati a mano o con la macchina da cucire, oppure ricamati, rimarcando, annullando, trasformando in parte i soggetti e alcune delle figure stampate. Possono essere strofinacci usati, o conservati e ancora nuovi regalati da altri, oppure comprati sul posto.
Di regione in regione si vuole creare una nuova mappatura, letteralmente e simbolicamente ricucire i frammenti di questo fragile Paese, a partire da come si presenta, con i suoi prodotti e le sue abilità certificate, i suoi eroi e anti-eroi, attraverso un lavoro collettivo e condiviso, da cui possa prendere forma una nuova mappa. Una mappa che si aggiorna, anche dal punto di vista culturale, perché prende in considerazione scambi e testimonianze che provengono dai cittadini di altre origini, sconfinando un’idea un po' obsoleta di una visione turistica dell’Italia.
Il contributo espressivo di ciascuno si unisce al valore prezioso del tempo dedicato alla creazione dell’opera.
L’intervento “manuale”, oltre a rievocare la tradizionale tecnica del cucito e la cultura del riuso, riflette sulla certificazione del prodotto “Made in Italy”. Nell’epoca del mercato globale la merce viene quasi sempre realizzata in Paesi dove la manodopera è a basso costo e successivamente, soprattutto per quanto riguarda il tessile, rifinita in Italia, da sempre nota per la maestrìa nella lavorazione artigianale, che aggiunge valore e fiducia al prodotto da immettere sul mercato.
Il mio intento è quello di recuperare (laddove è possibile) tutti i canovacci delle 20 Regioni stampate industrialmente di questo semplice prodotto popolare, rivisitando un tessuto che ideato e fabbricato industrialmente e serialmente, si arricchisce così di vita ed esperienze reali. Disegnato e definito in origine da una singola persona, da uno studio grafico o chi per altri, lo strofinaccio viene adesso smontato, modificato, ri-creato in una nuova mappa geo politica non convenzionale che esplora i contenuti insieme a una vasta partecipazione. Attraverso questo processo, si tralascia una certa estetica scontata e decorativa per ricostruire e ricucire in modo artigianale e singolare l’anima collettiva di un luogo.
La ricerca artistica di Enzo Umbaca si sviluppa a partire da una pratica di attraversamento urbano: un’azione necessaria al suo bisogno di conoscere i luoghi e le persone che li abitano. Da questi incontri nascono progetti costruiti insieme agli abitanti, attraverso un dialogo capace di mantenere viva la memoria di una cultura operaia, radicata nelle storie di migrazione e nelle possibilità del gioco.
Enzo Umbaca (Caulonia, 1960) si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera e vive e lavora a Milano. La sua ricerca è incentrata sul tema dell’identità e si sviluppa attraverso diversi media, materiali e linguaggi che spaziano dal video alla fotografia, fino alla performance.
Attraverso i suoi progetti Umbaca mira a entrare in relazione con la società: mediante i linguaggi dell’arte contemporanea mette alla prova se stesso e il ruolo dell’artista, tentando di instaurare nuove forme di comunicazione con il pubblico. Oltre al coinvolgimento diretto degli spettatori, attiva relazioni con altre persone — abitanti di un territorio o esperti di discipline diverse — la cui partecipazione diventa parte integrante della costruzione del progetto.
Ha esposto in Italia e all’estero, tra cui al Museo MAGA di Gallarate, alla Kunsthalle São Paulo (Brasile), alla National Gallery di Bratislava (Slovacchia), alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, al MAN di Nuoro, al MART di Rovereto, al PAC e alla Triennale di Milano, alla GAMeC di Bergamo e al Casino Luxembourg. Ha partecipato inoltre all’Emergency Biennale (Cecenia, itinerante), alla Tirana Biennale 2 (Albania), alla 1ª Biennale di Melbourne e al progetto Oreste in occasione della 48ª Biennale di Venezia.
Il suo lavoro è stato pubblicato anche nel volume Cream 3 (Phaidon, Londra).
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