Namsal Siedlecki /Scuola Civica Arte Contemporanea
Scuola Civica d’Arte
Contemporanea – Namsal Siedlecki
Residenza e
laboratorio
In occasione del trasferimento della Scuola Civica d’Arte Contemporanea nella nuova sede, ospitata nell’edificio delle ex scuole in Piazza San Francesco a Iglesias, l’artista Namsal Siedlecki, in residenza al Villaggio Normann, è stato invitato a tenere un laboratorio con gli studenti della Scuola, proseguendo il programma di incontri e residenze che intrecciano formazione, ricerca artistica e relazione con il territorio.
Il workshop è stato concepito come un’esperienza collettiva di progettazione e costruzione di un dispositivo espositivo in legno, pensato per accogliere al suo interno una persona, lasciando visibile, attraverso un’apertura circolare, una parte del corpo. L’oggetto, insieme alla struttura che lo ospita, non è stato inteso come semplice elemento scenografico, ma come strumento di riflessione sul rapporto tra corpo, materia, tecnica e dispositivo espositivo, e sul modo in cui l’opera può diventare spazio abitabile, esperienza e soglia tra interno ed esterno.
Namsal Siedlecki (USA, 1986; vive e lavora a Seggiano) porta avanti una ricerca che si colloca in una zona di confine tra scultura, antropologia materiale e riscoperta di saperi tradizionali. Nel 2014, durante un periodo di residenza a Budapest, l’artista visita il Magyar Mezőgazdasági Múzeum, il Museo dell’Agricoltura nel castello di Vajdahunyad, dove rimane colpito da un cappello tradizionale da caccia della Transilvania risalente alla fine del XIX secolo, quando la regione apparteneva ancora all’Ungheria. Più che dalla forma — che ricordava quella del cappello degli Alpini — Siedlecki è attratto dal materiale: una superficie vellutata, simile al camoscio, di colore marrone chiaro, che scopre essere pelle di fungo.
In seguito, attraverso una serie di ricerche online, l’artista rintraccia un video in cui un anziano artigiano mostra il processo di concia della pelle di fungo. Traducendo il video dal romeno, scopre che quell’uomo era probabilmente l’ultimo depositario di questa tecnica. Avendo come unico indizio la provincia in cui il filmato era stato girato, Siedlecki decide di partire per la Transilvania con l’obiettivo di trovarlo e di apprendere direttamente questa pratica, assumendo così il ruolo di testimone e continuatore di un sapere in via di scomparsa.


















