Renato Leotta in esidenza al Villaggio Normann e visiting professor alla Scuola Civica d’Arte Contemporanea
Renato Leotta – Residenza al Villaggio Normann, Visiting Artist presso la Scuola Civica d’Arte Contemporanea di Iglesias
Nel quadro delle attività di residenza e di formazione della Scuola Civica d’Arte Contemporanea di Iglesias, Renato Leotta è stato invitato al Villaggio Normann per sviluppare un periodo di lavoro e di confronto diretto con gli studenti e le studentesse della Scuola e con il territorio del Sulcis-Iglesiente. La sua presenza si è configurata non come una semplice permanenza produttiva, ma come un processo di attraversamento, di ascolto e di costruzione di relazioni, in cui la pratica artistica si è intrecciata con l’esperienza condivisa, la dimensione conviviale e l’esplorazione del paesaggio.
Durante la residenza, Leotta ha avviato un dialogo costante con la comunità della Scuola, conducendo un laboratorio che ha posto al centro il rapporto tra gesto, memoria e luogo. In continuità con la sua ricerca, l’artista ha proposto agli studenti un’esperienza collettiva che ha assunto la forma di un vero e proprio “festival del disegno ebbro”: un’azione partecipata e conviviale, in cui il disegno si è trasformato in pratica relazionale e in dispositivo di registrazione sensibile del tempo condiviso. I partecipanti sono stati invitati a bere vino Cannonau e Carignano — due varietà profondamente radicate nella cultura e nella geografia del territorio — e, dopo aver bruciato i tappi, a utilizzare il carbone residuo per disegnare sulla tovaglia del convivio, trasformata in superficie di iscrizione e di sedimentazione dei gesti.
Questo momento, a metà tra rito, laboratorio e baccanale, ha messo in gioco una dimensione di partecipazione che ha superato la distinzione tra autore e pubblico, tra docente e discente, per costruire uno spazio temporaneo di condivisione, in cui il segno grafico nasceva dall’esperienza comune, dall’attraversamento del luogo e dalla relazione tra i corpi. L’azione ha così attivato una riflessione concreta sul disegno non come pratica individuale e autoreferenziale, ma come traccia di un incontro, come forma di scrittura collettiva capace di restituire la complessità di un tempo e di un contesto.
Parallelamente, Leotta ha dialogato con il curatore Giangavino Pazzola in un confronto pubblico che ha permesso di approfondire i presupposti teorici e poetici della sua ricerca, mettendo in relazione le pratiche sviluppate durante la residenza con il più ampio percorso dell’artista. In questo scambio è emersa con chiarezza la centralità del luogo come campo di indagine e come matrice di senso, così come l’attenzione per i processi di stratificazione temporale, per le tracce e per le connessioni — spesso invisibili — che legano paesaggi, eventi storici e gesti quotidiani.
Come è stato osservato in occasione della sua mostra alla Vitrine GAM di Torino, “le opere di Leotta attivano un processo di lettura verso i luoghi, cercando di immaginare e ricostruire la rete di connessioni che li hanno determinati. Il risultato è vicino alle forme di un’antropologia interpretativa, trasfigurata mediante riferimento a una varietà di echi artistici e letterari. L’indagine di luoghi, eventi storici e reperti è istruita nel segno di una dimensione temporale stratificata, organizzata visivamente per mezzo di analogie, parallelismi e discontinuità”. Questa definizione trova una concreta verifica proprio nelle pratiche sviluppate a Iglesias, dove l’esperienza del territorio non è stata tradotta in semplice rappresentazione, ma in un insieme di gesti, azioni e relazioni capaci di costruire una mappa sensibile e condivisa del luogo.
Allo stesso modo, le parole di Francesco Manacorda — secondo cui “il lavoro di Renato Leotta si può descrivere come un diario personale, di cui ogni installazione forma un capitolo che riporta l’esperienza di un luogo particolare” e in cui “ogni opera singola fa parte di una rete di connessioni volte a dare conto di un paesaggio e di alcuni eventi storici che vi hanno avuto luogo” — risuonano con forza nell’esperienza della residenza al Villaggio Normann. Qui il “diario” non è rimasto confinato alla dimensione individuale dell’artista, ma si è aperto a una scrittura plurale, costruita insieme agli studenti e alle studentesse, e radicata in un territorio che diventa, al tempo stesso, materia, interlocutore e co-autore del processo artistico.
In questo senso, la residenza di Renato Leotta ha rappresentato un momento emblematico del progetto pedagogico e culturale della Scuola Civica d’Arte Contemporanea: un dispositivo in cui formazione, ricerca e partecipazione si intrecciano, e in cui l’arte non è proposta come produzione di oggetti, ma come pratica di relazione, di esplorazione e di costruzione condivisa di senso. Il territorio del Sulcis-Iglesiente, con le sue stratificazioni storiche, sociali e paesaggistiche, non è stato semplicemente “osservato”, ma attivato come campo di esperienza, confermando la possibilità che la pratica artistica diventi uno strumento di conoscenza, di comunità e di trasformazione simbolica dei luoghi.















