Ettore Favini - Upside Down - Scuola Civica d'Arte Contemporanea


Upside Down


Scuola Civica d’Arte Contemporanea – Ettore Favini
Residenza al Villaggio Normann, Visiting Professor
alla scuola civica d’arte contemporanea di Iglesias
Upside Down

La Scuola Civica d’Arte Contemporanea presenta in anteprima assoluta Upside Down, l’ultimo lavoro di Ettore Favini, realizzato a Genk, città mineraria del Limburgo (Belgio), in occasione di Manifesta. Il video si configura come un’azione al tempo stesso sociale, monumentale e simbolica: un gesto che è insieme dono alla miniera e ai minatori, e riflessione critica sul rapporto tra lavoro, paesaggio ed energia.

L’opera documenta un’azione semplice e radicale: la scalata notturna del Terril, la grande collina artificiale formata dagli scarti dell’attività estrattiva, ciò che Favini definisce “la pancia della terra ribaltata fuori”. Il percorso, compiuto nel buio, richiama per analogia l’esperienza del giovane minatore alla sua prima discesa nei tunnel: un attraversamento fisico e simbolico che rievoca la dimensione invisibile e sotterranea del lavoro minerario. In cima a questa montagna artificiale, l’artista pianta un ciliegio, albero legato al “miracolo di Santa Barbara”, patrona dei minatori, introducendo un elemento vitale e fragile in un paesaggio segnato dall’estrazione e dallo sfruttamento.

L’azione, volutamente discreta e quasi impercettibile, si inscrive nella trama del quotidiano senza clamore, come invisibili erano i minatori nel loro calarsi nella terra. In questa scelta risiede uno dei nuclei concettuali del lavoro: rendere visibile l’invisibile attraverso un gesto minimo, capace però di condensare una memoria collettiva e una critica storica. I minatori, “uomini venduti dal loro Stato nella folle corsa all’energia”, diventano qui il riferimento etico e politico di un’operazione che interroga il prezzo umano e ambientale di quella che Favini suggerisce come un’energia “cattiva”, responsabile non solo della devastazione dei territori, ma anche delle vite che li hanno abitati e lavorati.

Upside Down non si presenta come un monumento celebrativo in senso tradizionale, ma come un contro-monumento: un segno fragile, vegetale, esposto al tempo e alla trasformazione, che propone un’altra idea di memoria pubblica. L’intervento suggerisce uno sguardo responsabile sul mondo, una forma di attenzione che ricorda il gesto intimo di incidere il proprio nome sulla corteccia di un albero: un modo per inscrivere la propria esistenza nella natura, assumendosene al tempo stesso il peso e la responsabilità.

La presentazione dell’opera avviene nel contesto delle attività della Scuola Civica d’Arte Contemporanea, che vede Ettore Favini coinvolto come artista in residenza al Villaggio Normann e visiting professor. L’evento è realizzato dalla Scuola (Giuseppefraugallery in collaborazione con il Comune di Iglesias) con il sostegno e la partecipazione di un ampio tessuto associativo legato alla memoria mineraria del territorio: l’Associazione Minatori Nebida, l’Associazione Minatori Iglesienti, l’Associazione Minatori e Memoria Bindua, l’Associazione Scuole di Miniera Scudimi, l’Università della Terza Età e la Società Operaia di Mutuo Soccorso.

In questo intreccio tra pratica artistica, memoria del lavoro e partecipazione comunitaria, Upside Down si colloca come un dispositivo poetico e politico insieme: un’opera che non si limita a rappresentare la storia mineraria, ma la riattiva in forma simbolica, interrogando il presente e aprendo uno spazio di riflessione condivisa sul rapporto tra uomo, territorio ed energia.

A fare da sfondo simbolico all’opera, la figura di Santa Barbara e il racconto del ramo di ciliegio che fiorisce il giorno dell’esecuzione: una leggenda che intreccia martirio, speranza e rinascita, e che in Upside Down trova una traduzione contemporanea, fragile e necessaria, nel gesto di piantare un albero sulla sommità di una montagna di scarti industriali. Un segno minimo, ma carico di memoria, che ribalta — letteralmente e simbolicamente — il paesaggio della miniera.







 







Soccorso.

O Santa Barbera
o santa Barberina
dei minatori
sei la regina.
Anche mio padre
sempre me lo diceva
di star lontano
dalla miniera
Ed io testardo
ci sono sempre andato
finché una mina
mi ha rovinato
Finché una mina
di quella galleria
mi ha rovinato
la vita mia
Non c'è più medici
nemmeno medicine
che fan guarire
le mie rovine
Non c'è più medici
nemmeno i professori
che fan guarire
i miei polmoni
O Santa Barbera
o santa Barberina
dei minatori
sei la regina.

“Denunciata dal padre pagano per aver abbracciato la fede cristiana, Barbara fu condannata alla decapitazione. Lungo il percorso verso il carcere, un ramo di ciliegio s'impigliò nell'abito della ragazza. Barbara mise il ramo in una brocca ed esso fiorì proprio il giorno dell'esecuzione.”