Pranzo Solidale #Invisibili della Rockwool
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Pranzo
Solidale #InvisibiliDellaRockwool Il
23 marzo saranno 74 i
giorni di occupazione
della Galleria Villamarina. La nostra è una lotta che riguarda il lavoro, ma anche la dignità e il diritto a non essere cancellati. Siamo pronti a resistere fino in fondo, ma abbiamo bisogno anche del vostro sostegno. Non siamo sostenuti né dai sindacati confederali né dalla cassa integrazione: questo pranzo è insieme un gesto di condivisione, un momento di presenza collettiva e uno dei pochi strumenti concreti che abbiamo per continuare a sostenere la nostra vertenza. Il Pranzo Solidale non è solo un appuntamento conviviale: è un atto politico, un gesto pubblico di vicinanza e una presa di posizione contro l’invisibilità a cui siamo stati relegati. Prenotazioni:
gliinvisibilidellarockwool@gmail.com Vi aspettiamo numerosi e solidali. La vostra presenza è parte della nostra resistenza!
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Il Pranzo Solidale #InvisibiliDellaRockwool si inscrive nel percorso di ricerca del collettivo Giuseppefraugallery sulle pratiche di arte pubblica, arte sociale e attivismo culturale, dove l’opera non coincide con un oggetto ma con un dispositivo relazionale capace di produrre spazio pubblico, visibilità politica e forme di alleanza temporanea tra soggetti e comunità. In continuità con le Extreme Reality Performance e con le azioni condotte negli anni a fianco delle vertenze del territorio, il pranzo diventa qui una forma di azione simbolica e materiale insieme: un gesto minimo che mette in questione i confini tra arte, cura, mutualismo e conflitto sociale.
L’occupazione della Galleria Villamarina si configura come uno spazio liminale, al tempo stesso luogo di lotta, di esposizione e di negoziazione pubblica, in cui la dimensione del quotidiano — il cibo, la condivisione, la presenza fisica dei corpi — viene assunta come infrastruttura politica. In questo senso, il pranzo non rappresenta un semplice momento di sostegno economico, ma un atto di riappropriazione dello spazio e del tempo collettivo, che rende visibile ciò che le istituzioni e i dispositivi di rappresentanza hanno rimosso: l’esistenza politica degli “invisibili” e il loro diritto a essere parte attiva nei processi decisionali che riguardano il lavoro, il territorio e il futuro.
L’azione afferma così un’idea di cultura come pratica situata, non ornamentale, capace di intervenire nei conflitti reali e di trasformare temporaneamente una condizione di marginalità in spazio di parola, di relazione e di presa di posizione pubblica.























