Giuseppefraugallery /Neuroni attivi - Operazione ambientalista a Fontanamare, Gonnesa (CI)
Giuseppefraugallery /Neuroni attivi - Operazione ambientalista a Fontanamare, Gonnesa (CI)
Domenica 17 marzo, ore 11.00 – Fontanamare, Gonnsesa (SU)
Prendersi cura del proprio territorio significa, prima di tutto, riconoscerne lo stato reale, senza cedere a narrazioni consolatorie o a forme di rimozione che finirebbero per compromettere qualsiasi ipotesi credibile di sviluppo turistico, culturale e ambientale. In questo senso, Fontanamare rappresenta uno degli emblemi più evidenti e contraddittori del Sulcis-Iglesiente: alla straordinaria bellezza della pineta, delle dune e della lunga distesa di sabbia affacciata su un mare apparentemente cristallino, si sovrappone una storia invisibile di inquinamento che da oltre centocinquant’anni grava su questo patrimonio comune.
Alla foce della spiaggia sfocia infatti il Rio San Giorgio, che nel suo corso raccoglie e trasporta i veleni provenienti dalle discariche minerarie che attraversa, riversandoli direttamente in mare. Si tratta di una contaminazione da metalli pesanti — piombo, zinco, cadmio, mercurio — riconosciuta ufficialmente anche dal Ministero dell’Ambiente, che già nel 2006 aveva disposto il divieto di accesso alla spiaggia. Un provvedimento mai realmente applicato, lasciando che l’area continuasse a essere frequentata come se nulla fosse, in una pericolosa normalizzazione del rischio.
A questa emergenza ambientale si è aggiunta, negli ultimi anni, una vicenda esemplare delle distorsioni che attraversano la gestione del territorio. Nell’estate precedente, il Comune di Gonnesa ha avviato la costruzione di quella che veniva presentata come un semplice “chiosco” sulla spiaggia. In realtà, a circa venti metri dalla riva, sono comparsi oltre un centinaio di grandi blocchi di cemento, destinati a fungere da fondamenta di una struttura che si configurava di fatto come un vero e proprio edificio, seppur in legno. Sulla sabbia, per giorni, sono rimaste visibili le sagome dei cingoli delle ruspe, che lavoravano — e avrebbero continuato a lavorare — a pochi metri dai bagnanti, rendendo plastica la coesistenza tra cantiere, turismo e consumo del paesaggio.
Il progetto risulta essere stato realizzato dall’ex assessore comunale Vinicio Maccioni, che recentemente si è dimesso anche dalla carica di consigliere comunale senza fornirne motivazione pubblica. La reazione di alcuni componenti o aventi causa della srl Sardinia Explorer è stata dura: dopo aver rivendicato la piena regolarità delle autorizzazioni, hanno accusato la presenza dei cronisti di essere motivata esclusivamente da intenti “scandalistici”. Resta tuttavia aperta una questione ben più ampia: quale sarà la reazione delle istituzioni preposte alla tutela del paesaggio e alla salvaguardia della costa?
La vicenda, osservata nella sua sequenza, restituisce un meccanismo che appare inquietantemente “normale”: si diventa assessore all’urbanistica (meglio se in un contesto politicamente insospettabile), si inserisce nel PUC la possibilità di costruire una struttura a 50 metri dalla spiaggia; si lascia poi l’assessorato e, nella legislatura successiva, da consigliere comunale si segue la pratica che necessita di un cospicuo finanziamento regionale, magari in una commissione in cui siede anche il sindaco; ottenuto il finanziamento, ci si dimette da consigliere e si rientra nella pratica come parte terza, come tecnico incaricato, riuscendo a riposizionare l’intervento ancora più vicino alla battigia, con il permesso formale di tutti e nella piena “regolarità” amministrativa. Infine, come progettista e direttore dei lavori, si incassa la propria parte. Tutto regolare, tutto conforme. Il problema, però, è proprio questa normalità.
A rendere il quadro ancora più opaco, emerge che la vecchia concessione (la n. 79) prevedeva la ristorazione, ma nella predisposizione del nuovo PUL tale possibilità non è stata mantenuta. Per questo motivo, la struttura viene ricollocata utilizzando la decadenza di altre concessioni e assegnando una nuova numerazione (la 13 nel nuovo PUL). Un passaggio formalmente legittimo, ma politicamente e culturalmente rivelatore di una gestione del territorio che sembra piegarsi con estrema disinvoltura a interessi particolari.
È in questo contesto che nasce Oper(a)zione Fontanamare. In occasione dello ZDAY 2013, il collettivo Giuseppefraugallery insieme a Neuroni Attivi ha scelto di intervenire con un gesto semplice e insieme radicale: dotare la spiaggia della segnaletica di pericolo, completamente assente, installandola alla foce del Rio San Giorgio. Gli attivisti, vestiti con tute bianche, hanno trasformato un’azione minima in un atto di visibilizzazione collettiva, riportando nello spazio pubblico ciò che viene sistematicamente rimosso: l’inquinamento, il rischio, la contraddizione tra retorica della valorizzazione e realtà materiale del territorio.
L’intervento non si limita a denunciare un singolo abuso o una singola emergenza, ma mette in discussione un intero modello di gestione del paesaggio, fondato sulla rimozione dei problemi, sulla normalizzazione delle ferite ambientali e sulla sovrapposizione opaca tra interessi pubblici e privati. Operazione Fontanamare diventa così un atto di cura e di conflitto, un dispositivo di presa di parola che rivendica il diritto della comunità a conoscere, a decidere e a pretendere che la tutela del territorio non sia subordinata né all’opportunismo politico né alla rendita economica.
Segnalare, rendere visibile, interrompere la finzione di normalità significa affermare che non può esistere alcuna prospettiva di sviluppo culturale o turistico che non passi prima attraverso la bonifica, la trasparenza e la responsabilità pubblica. In questo senso, l’azione non è solo una denuncia, ma una pratica di riappropriazione simbolica del paesaggio: un invito a riconoscere che prendersi cura di un luogo non significa celebrarne soltanto la bellezza, ma assumersi fino in fondo il peso delle sue ferite e delle sue contraddizioni.




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Non era troppo vicino alla spiaggia? E questa è solo la prima mareggiata della stagione. (foto Andrea Pilurzu) |
OPERAZIONE FONTANAMARE
Continua il viaggio nel Sulcis inquinato di Eleonora Di Marino, leggi il suo nuovo articolo su Fontanamare.
di Eleonora Di Marino
















