Eleonora Di Marino e il collettivo Giuseppefraugallery a La Maison Rouge di Parigi






A project by the Dena Foundation for Contemporary Art
Curators Chiara Parisi and Nicola Setari Artistic coordination Francesca di Nardo

Exhibition design Christian Frosi and Diego Perrone
La Maison Rouge - Fondation Antoine De Galbert, Paris, FR
Parigi 20 Ottobre – 13 Gennaio 2013
preview Friday October 19th 2012, 6pm

La Dena Foundation,  creata da Giuliana Carusi Setari nel 2001 per promuovere da Parigi a New York la sinergia di artisti italiani,  ha  chiesto a Chiara Parisi e Nicola Setari di proporre una panoramica della scena artistica italiana di oggi, una scena imprevedibile, ma incredibilmente radicale e poetica. 
Il progetto alla Maison Rouge è l'occasione per celebrare, in contemporanea con la presentazione della collezione Setari, l'ingegno, le espressioni creative della società dell'arte italiana in risposta a tutte le forme di crisi, sia essa politica, ideologica, intellettuale, artistica. Costruito in collaborazione con associazioni, riviste e più in particolare con gli artisti Diego Perrone e Christian Frosi, che hanno ideato il dispositivo dell'esposizione attraverso la loro esperienza diretta di questi sistemi, il progetto ospita diverse produzioni recenti e lavori appositamente realizzati.

Vincenzo Schillaci e Giuseppe Buzzotta, Massimo Grimaldi, Marco Colombaioni, Nico Vascellari, Mauro Vignando, Ian Tweedy, Andrea Romano, Eleonora Di Marino, Andrea Sala e Tommaso Garner, Federico Pepe, Daniella Isamit Morales, Yuri Ancarani, Nicola Pecoraro. 
Anonima Nuotatori, Cherimus, Codalunga, Cripta 747, Gasconade, GiuseppeFrau Gallery, Le Dictateur, Lucie Fontaine, Artribune, Kaleidoscope, Cura., Mousse, Nero,












* exhibition catalogue *
In French and English with colour illustrations, this is the ninth catalogue in the Privées collection, jointly published by la maison rouge and Fage Éditions. With contributions by Carolyn Christov-Bakargiev, Francesca di Nardo, W.J. T. Mitchell, Chiara Parisi, Nicola Setari, Daniel Soutif and Gérard Wajcman.





Eleonora Di Marino / Bétile (S.P.A. Soluzioni per l’ambiente)



Eleonora Di  Marino (Carbonia 1990) pone il suo lavoro d’artista non solo come riflessione teorica ma anche come azione pratica verso la soluzione di emergenze sociali ed ambientali, per la mostra di Parigi, presenta un lavoro, Bétile, che parte proprio dalle vertenze del suo territorio d’origine.


Le miniere, inattive da circa vent’anni, e le industrie che ne hanno assorbito la forza lavoro, sono  causa di terribili devastazioni ambientali e, con la loro chiusura, anche della crisi stessa del territorio. I Fanghi Rossi, 2,5 milioni di tonnellate di veleni alle porte di Iglesias, sono il simbolo di quello che è rimasto in eredità alla salute della popolazione: è qui che l’azione dell’artista si concretizza nell'iniziativa di autobonifica S.P.A. (Soluzioni Per l’Ambiente), con il provocatorio tentativo di raccoglierli tutti attraverso piccoli contenitori di vetro e ad una serie di bastoni di legno che ne catturano una parte dopo essere stati immersi nel terreno.
 Per numerose civiltà, tra cui quella sarda nuragica, il Bétile è una pietra lunga conficcata nel terreno: essa rappresenta generalmente il dio-maschio nella parte emersa, e della fertilità in quella interrata, Eleonora non utilizza però la pietra, ma un semplice bastone cilindrico di legno, simbolo di una natura pura, dove la tecnologia sa dare forma ma senza mutare la sostanza della materia: un oggetto semplice e pulito, ma che, al contatto con una terra assassinata dall’uomo, ruba ad essa una parte dei velenosi fanghi, svelandone la pericolosa essenza, intorno alla parte che dalla madre terra viene portata al cielo, quasi potesse lui purificarla. Non è certo dal cielo che Eleonora si aspetta questa purificazione, ma dalle bonifiche progettate dall’uomo e boicottate dalla politica e dalla follia collettiva di un territorio, che da una parte chiede un riscatto ambientale, dall’altra si affida ancora ad un’economia che produrrà ancora fanghi velenosi e posti di lavoro destinati a perdersi altrove, delocalizzati, prima o poi, in altrettanti luoghi del pianeta dove la sopravvivenza quotidiana non può misurarsi con un progetto di vita più ampio e sostenibile.





Fanghi Rossi, 2,5 milioni di tonnellate di veleni alle porte di Iglesias, sono residui di lavorazione degli impianti di trattamento dei minerali, contengono quantità notevoli di sedimenti e di metalli pesanti come piombo, zinco, cadmio, mercurio, ferro, rame, manganese. Nonostante la loro pericolosità, grazie all'effetto cromatico e paesaggistico, fanno parte caratterizzante del territorio, dichiarati monumento naturale, patrimonio dell’umanità in quanto facenti parte del primo parco geominerario al mondo riconosciuto dall'UNESCO. Una contraddizione portata avanti da una politica per le bonifiche che cerca, senza ancora nessun risultato, di mettere in sicurezza questa montagna di veleni, puntando sul drenaggio delle acque e sull’intenzione di tenerli “in umido”, per evitare la dispersione delle polveri. Apparentemente semplice nell’operazione, è in realtà alquanto lenta e farraginosa nelle procedure. Nell’attesa che si mettano d’accordo, a chi e per chi debbano essere recuperate le risorse necessarie, le micidiali polveri si disperdono nell’aria, per paradosso sono meno pericolosi quando il colore rosso è più intenso, mentre se la tonalità diventa più chiara aumenta la volatilità delle polveri. Non è intenzione dell'operazione sindacare le varie soluzioni tecniche messe in campo, ma denunciarne il ritardo, l’incertezza, i convegni di studio che si trasformano in kermesse politiche, dove si recitano relazioni accattivanti, si paventano finanziamenti e promesse di posti di lavoro che puntualmente non arrivano, visto che la stessa IGEA (la Società che ha competenze sulle bonifiche) è sottoposta a minacce di tagli ed incerto destino.

S.P.A. (Soluzioni Per l’Ambiente), è un'iniziativa di autobonifica, svincolata dalle corrette procedure, consapevole della pericolosità dell’intervento (muovere i fanghi in questione mette in circolazione nell’aria particelle velenosissime), ma nel suo intento, artistico, di provocazione e di denuncia, assolutamente realizzabile se l’azione diventasse diffusa e partecipata. L’idea è quella di far mettere in circolazione dei piccoli contenitori di vetro (gli stessi utilizzati per le conserve), in numero necessario ai fini dello smantellamento, invitando le persone a riempirli (con le dovute precauzioni, mascherina, guanti ed evitando la vigilanza) con i Fanghi Rossi e “conservarli” in condizione ermetica e sicura, all’interno della propria abitazione. Chiunque invierà la fotografia della sua “conserva ambientale” riceverà un'etichetta, numerata, realizzata dall’artista Eleonora Di Marino, da apporre sul contenitore, trasformando l’oggetto e l’azione anche in un’opera d’arte. Magari qualcuno, chi di dovere innanzitutto, nel frattempo, anche per arginare questa sorta di furto collettivo, si attiverà per una soluzione istituzionale. 





GiuseppeFrau Gallery Activist Art Group
(Eleonora Di Marino, Pino Giampà, Riccardo Oi, Davide Porcedda)
Extreme non-profit /public & social art

GiuseppeFrau è un nome di pura fantasia, mentre  Gallery  è di purissima provocazione.
Ha sede in un’abitazione privata all’interno di  un  villaggio minerario della sardegna del Sud-Ovest e da qualche mese  è operativa,  in un lotto di terreno di 16 ha,  anche una versione “open-air”: la Barega  Agri Art Gallery;
Nata nel 2009 con l’intento di ricercare e scoprire giovanissimi artisti con energie   in grado di interagire attivamente con un territorio in crisi,  ostile, e distante anni di luce dalle dinamiche dell’arte contemporanea, la GFG oggi  è costituita da artisti frutto di quella mission: Eleonora Di Marino, Davide Porcedda e Riccardo Oi, insieme a Pino Giampà, gestiscono lo spazio, agendo sia come singoli che come collettivo.






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