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Norfieddu, maschera creata dagli artisti del collettivo Giuseppefraugallery per il Carnevale Iglesiente (Foto Gabriele Vargiu)
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Il Sulcis-Iglesiente è uno dei territori più fragili e svantaggiati d’Italia. La chiusura delle miniere e il progressivo collasso del sistema industriale hanno prodotto, dagli anni Novanta in poi, una profonda crisi economica e occupazionale, con perdita di migliaia di posti di lavoro, redditi medi tra i più bassi del Paese e tassi di disoccupazione — soprattutto giovanile — tra i più alti. A questa crisi si è accompagnato un forte spopolamento, dovuto alla migrazione dei giovani verso altri territori, e un marcato invecchiamento della popolazione. Sul piano ambientale, il territorio porta ancora i segni dell’eredità estrattiva e industriale: vaste aree dismesse, problemi di bonifica, paesaggi compromessi e infrastrutture fragili. Ne risulta un contesto segnato da disagio sociale, impoverimento culturale e difficoltà strutturali nel riconvertire il proprio modello di sviluppo, ma anche da una forte tensione alla resilienza e alla reinvenzione.
Il Sulcis-Iglesiente è un’area periferica e complessa, storicamente distante dalle problematiche e dalle dinamiche dell’arte contemporanea. È proprio in questo contesto che, tra il 2007 e il 2009, prende forma il nucleo di artisti che darà vita al collettivo Giuseppefraugallery.
Anno zero (Iglesias 2007–2009).
“Scalzi”, e in un certo senso disarmati, gli artisti irrompono nelle manifestazioni popolari — dal Natale al Carnevale — utilizzando la pratica performativa come strumento di intervento diretto sul territorio. Si tratta del primo tentativo di attivare un confronto reale tra l’arte contemporanea e le problematiche di un’area in profonda crisi economica e sociale.
Il gruppo è composto da artisti sardi, residenti nel Sulcis e in gran parte provenienti dal Liceo Artistico di Iglesias, che decidono di intervenire in modo via via più organizzato e consapevole nei delicati equilibri sociali e culturali di una piccola città come Iglesias. Il format messo in campo dai fondatori del collettivo GFG (Eleonora Di Marino, Pino Giampà, Riccardo Oi) prevede la costruzione di una base operativa capace di dialogare con il sistema dell’arte partendo da una periferia estrema, povera e difficile come quella del Sulcis.
Per farlo, il collettivo attiva una serie di iniziative volte a catalizzare, stimolare, formare e informare, con l’obiettivo di raccogliere attorno al nucleo originario tutti quei giovani artisti del territorio che dimostravano di possedere le qualità e il talento necessari per formulare una proposta artistica e culturale di respiro nazionale e internazionale, senza perdere le specificità, le peculiarità e le forme di resilienza maturate in un contesto estremo.
Il progetto coinvolge decine di giovani artisti, ma la trasformazione di un’opportunità di crescita e incontro in un terreno di scontro si rivela inevitabile. Soprattutto a Iglesias, dove spesso la mediocrità viene ampiamente premiata e messa in scena, occupando di fatto gran parte degli spazi e delle occasioni culturali: una sorta di piccolo esercito pronto a osteggiare chiunque provi a proporre qualcosa che non sia riconducibile alla banalità dell’intrattenimento e dello spettacolo autoreferenziale.
Anno 1.0 (2009).
Nel luglio del 2009, con Est’Arte iglesiente, il collettivo attiva le prime residenze e i workshop, che vedono lavorare insieme giovanissimi del territorio e artisti e curatori internazionali (tra cui Cherimus, Jorge Orta, Bartolomeo Pietromarchi, Zarina Bhimji). Da questa prima esperienza nasce la decisione di dare vita al collettivo di artisti: nasce così Giuseppefraugallery. Il nome unisce “Giuseppe Frau”, un minatore il cui nome è scritto sulle pareti della miniera di Serbariu a Carbonia, e “gallery”, in riferimento alle gallerie minerarie.
Nello stesso anno Giuseppefraugallery si trasferisce nel Villaggio minerario Normann, scegliendo di insediarsi in uno dei luoghi più simbolici della storia industriale e sociale del territorio. Questo spostamento non rappresenta soltanto un cambio di sede, ma segna un passaggio decisivo nel percorso del collettivo: il lavoro artistico inizia progressivamente a radicarsi nello spazio e nella memoria di un’area segnata dalla dismissione e dalla crisi, trasformando il contesto stesso in materia di ricerca e di intervento.
In breve tempo, le azioni artistiche del colltettivo superano la dimensione strettamente estetica per configurarsi come una vera e propria pratica politica e sociale, rivolta alle comunità del territorio. L’arte diventa così uno strumento di attivazione, di presa di parola e di costruzione di immaginari alternativi, capace di innescare processi di confronto critico sulle condizioni materiali, culturali e simboliche del Sulcis-Iglesiente e sulle possibilità di una sua trasformazione.
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2007 Iglesias A piedi scalzi, perfomance con gli studenti del Liceo Artistico |
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2007-2008 Iglesias Caratteris maschere create con gli studenti del Liceo Artistico di Iglesias per il Carnevale Iglesiente (Foto Gabriele Vargiu)
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| 2009 Residenza Estarte, Frazione di Bindua Iglesias (SU) |
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| 2009 Residenza Estarte, Frazione di Bindua Iglesias (SU) |
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2009 Residenza Estarte, Frazione di Bindua Iglesias (SU)
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2009 Residenza Estarte, Frazione di Bindua Iglesias (SU)
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2009 Estarte, residenza, workshop degli artisti della GFG con Zarina Bhimji e Bartolomeo Pietromarchi (a cura di Cherimus)
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2009 Estarte, Murales a Bindua, iniziato con gli studenti del Liceo Artistico di Iglesias, viene concluso dal Collettivo e dagli artisti in residenza.
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2009 Estarte. Wolking workshop degli artisti del collettivo con Jorge Orta (a cura di Cherimus)
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